Hai scritto?

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Quante scuse troviamo, per rimandare anche ciò che amiamo fare. A volte però, bisogna avere solo il coraggio di iniziare.

«Hai scritto per Cogito?»
«No».
«Mm… È da tanto che non scrivi». 
«Lo so, è che ho troppe cose da fare».
«E adesso cosa stai facendo?»
«Mi sto rilassando, ho diritto a rilassarmi anche io, no?»
«Certo, certo. Comunque saranno 6 mesi che non scrivi un cazzo, non è che forse lo stress non c’entra niente?»
«Mi stai disturbando, non vedi? Ti ho detto che ho bisogno di rilassarmi».
«Ok… Ma, quindi, quando hai intenzione di scrivere qualcosa?»
«Oh mio Dio! Scriverò quando mi verrà un’idea che non faccia schifo». 
«E quando succederà?»
«Ok, ok, mi metto a scrivere, ho capito».


«Ecco vedi? Non mi viene niente, è inutile». 
«Sai che sono passati solo due minuti, vero?»
«Beh, e allora? Se ci fosse una buona idea l’avrei già trovata».
«Ti rendi conto che tutte queste sono solo scuse, vero?»
«Sì, lo so. È che ho paura».
«Quindi aspetterai che il tempo passi e che qualcuno ti scriva per chiederti se hai intenzione di continuare, per poi inventarti una scusa e dire di no?»
«Probabilmente».
«Allora perché non lasci già il gruppo?»
«Ora non ho voglia, lo faccio dopo».
«Quindi smetterai di scrivere?»
«Cosa? No scema, solo che scriverò quando ne avrò voglia».
«Ma tu non hai mai voglia, non te la senti mai. Per questo sei entrata a far parte di Cogito, per avere qualcosa che ti obbligasse a scrivere, nonostante le tue paure. Ma hai trovato comunque una scappatoia. Hai visto che lo facevano anche gli altri e quella è stata la scusa perfetta».

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«È così, lo so, faccio schifo».
«Ma almeno scrivere ti piace ancora?»
«Non lo so, credo di sì. Anzi lo so, sì, mi piace. Mi piace talmente tanto che ho messo la scrittura su un piedistallo e ora sono terrorizzata da lei. Sono terrorizzata di rovinarla, di non essere all’altezza. E quelli di Cogito mi fanno ancora più paura».
«Perché?»
«Ma scusa, li hai visti? Leggono più di me, sanno cose che manco se avessi iniziato a studiare quando portavo il pannolino saprei e poi sanno esattamente cosa fanno mentre scrivono. Mentre io, io mi faccio guidare dal caso e non so nemmeno se sia più giusto usare un tempo piuttosto che l’altro. Lo capisci che sono lì solo per pietà? Io amo scrivere, ma non lo so fare, non sono portata».

Foto di Gui Spinardi da Pexels

«Quindi, ti fai fermare dall’insicurezza?»
«Sí, perché?»
«No, niente, è che mi sembrava di ricordare che fossi una persona forte, che non si fa fermare alla prima difficoltà, si vede però che questo è troppo, tranquilla, torna pure a guardare la TV. Che poi…»
«Ah davvero? Ancora?»
«No, dicevo che poi scrivere non è la cosa più importante della tua vita? No perché capisco mollare la dieta, ma se una cosa fosse il mio sogno non so se mi farei fermare proprio così».
«Tu non capisci, la fai facile!»
«Hai ragione, non capisco, non sono certo la tua coscienza».
«Beh, non è che siccome sei la mia coscienza questo significa che capisci proprio tutto di me. Non mi capisco io da sola, vuoi capirmi te più di me, che sei solo un pezzo del mio essere, eh dai».
«Va bene, quindi devo starmene zitta?»
«Ah no, tanto non ne sei capace».

«Lo so che contano anche su di me, lo so che mi basta sedermi e cercare di fare qualcosa, che anche se fa schifo mi fa bene, è un buon esercizio e non sarà mai che tutto quello che scrivo è fatto bene. Ma mi prende il panico, davvero. Non vorrei fosse così, ma lo è».

«Allora lo farai? Continuerai a scrivere? Ti ci impegni, almeno ci provi. Non avrebbe senso non farlo, finiresti per non scrivere più nulla. Al massimo mollerai quando davvero avrai abbandonato l’idea di scrivere per sempre».
«E se non mi venisse nulla e tutto quello che scrivessi facesse schifo?»
«Allora riprenderai seriamente la dieta, ma dopo Natale. Durante non si può».

Prendere la penna in mano mi rende terribilmente felice. Fin da piccola mi sono innamorata del mestiere di scrivere, poteva essere il classico romanzo rosa, invece porto le cicatrici sul corpo di questo amore. Combatto ogni giorno per conquistare un pezzo del mio sogno, vivere di parole, perché anche se mi fa soffrire ne sono terribilmente innamorata.

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