“143”: Katy Perry conta ancora qualcosa?

143 katy perry review

Si è parlato tanto di “143” come un flop preannunciato. Nelle classifiche non lo troviamo, ma più che essere brutto è un album ruffiano. Storia di come Katy Perry si è persa nel suo stesso gioco.

Quando Katy Perry baciava una ragazza per la prima volta non esisteva il concetto di cringe. All’epoca Lady Gaga si vestiva di carne e lei contraccabiava portando sul palco lecca lecca fuori misura. Katy Perry nuda sulla nuvola di zucchero filato, Katy Perry sosia di Zooey Deschanel, Katy Perry coi capelli blu, Katy Perry ragazza della California ma anche “una dei ragazzi”, Katy Perry rapita dagli alieni e Katy Perry “like the 4th of july“. Katy Perry – la conoscete – è quella che ha dettato le tendenze del pop per buona parte degli anni ’10. Poi, com’è fisiologico, tutto è cambiato, e due album e una figlia dopo, c’è una Katy (ora anche un po’ Bloom) che si ritrova a voler giocare a un gioco in cui ricorda di essere stata la più brava, ma di cui di non conosce più le regole.

Questa è una premessa inevitabile per comprendere tutto il vociare che si è creato attorno a 143, il settimo album in studio di Katy Perry, fuori in 11 tracce da venerdì 20 settembre. Un album che prende il nome dal personale numero degli angeli della cantante e che è stato pubblicizzato come IL suo grande ritorno, ma fatica ad essere apprezzato dalla critica, e soprattutto a trovare un posto autonomo nel panorama musicale contemporaneo. Tanto che forse, più della collaborazione controversa con Dr. Luke e della pompa di benzina infilata nel gluteo, il grande peccato 143 è quello di voler funzionare a tutti costi. Insomma, di essere un album un po’…Wannabe. Ecco, questa è una parola che c’era già ai suoi tempi.

Ma procediamo con ordine.

Nel bene o nel male basta che se ne parli (e che passi in radio)

Tutto comincia il 6 giugno 2024, quando Katy si presenta a una sfilata della Paris Fashion Week con un lunghissimo strascico rosso con sopra le parole del suo futuro singolo, Woman’s World. Il sito di gossip TMZ proclama: “su quello strascico c’è il testo della canzone dell’estate“. Da lì a breve si capirà che è tutto un po’ più complesso di così: non ci sarà una Katy Perry che torna e viene accolta a braccia aperte, anzi dovrà lottare per riconquistare un pubblico e un sistema mediatico molto diverso da quello che aveva lasciato. L’11 luglio esce Woman’s World con video annesso e inizia la prima débâcle.

Video ufficiale di Woman’s World, primo singolo estratto da 143.

La canzone in se non è il male. Seppur non particolarmente incisiva, Woman’s World è in è in linea con tutto ciò che Katy ha propinato al suo pubblico da Prism in poi, anche se spesso quel materiale le nostre radio non l’hanno passato. La sua timbrica c’è, il sound è orientato verso l’elettronica ma (per ora) senza esagerare, il testo sulla bellezza dell’essere donna è semplicistico, ma, di nuovo, in linea con il suo stile. Unita a un video intriso di brutti ricordi dei primi 2000, però, una canzone che poteva solo essere sciapa, ha creato il patatrac. Uno dei commenti con più like sotto il video recita: “sembra una parodia del femminismo andata male” e molti altri fanno notare il cattivo gusto di esaltare le donne in una canzone realizzata con il producer Dr. Luke (perchè? leggilo qui). Rimane infine la mia perplessità sul perché Katy sia passata da una passione per l’industria dolciaria a quella cibernetica, ma questo pare essere l’ultimo dei problemi.

Il primo singolo del grande ritorno non viene dunque accolto col tappeto rosso, e parrebbe che KP sia pronta a tornare nel dimenticatoio da dove usciva, un po’ come era successo per i due precedenti album, Witness (2017) e Smile (2020). Anche guardare a questi due lavori, di cui in Italia è arrivato poco o niente, è interessante per inquadrare tutta la voglia di piacere che sprizza dai brani di 143. Smile, ad esempio, ha curiosamente debuttato sul mercato 2 giorni dopo la nascita della figlia Daisy Bloom, creando delle ovvie difficoltà promozionali. Uno dei picchi di attenzione su di lui è stato il videoclip di Not the End of the World in cui l’attrice Zooey Deschanel la impersonava dopo essere stata rapita per sbaglio da un gruppo di alieni blu. Nel 2020? Cringe.

A poche ore dall’uscita del videoclip di Woman’s World Katy ha pronto un video per rispondere alle critiche- forse un po’ troppo pronto, dato che è girato sul set del videoclip stesso ( sono tornati tutti in posizione o era una mossa premeditata (?)) – e ci spiega confusamente che si tratta di uno scherzo, di una satira e di un reset per la sua carriera. Ancora una volta nulla va come previsto. Il brano inizia a passare in radio, anche in Italia, ma non se ne parlerà più e non sarà inclusa nel suo medley celebrativo agli MTV Video Music Awards.

Esce il secondo inedito, LIFETIMES, dance, elettronico, godibile, asettico. Potrebbe passare per un remix amatoriale di Houdini di Dua Lipa, con tanto di voglia di scaldamuscoli e sala da ballo con gli specchi. Nella classifica Billboard riesce a salire solo fino alla 47esima posizione, non fa scalpore, ma finirà nella scaletta degli MTV VMA.

Nel frattempo Katy rilascia le prime interviste: tutte in video a podcast e radio, nessuna su carta stampata, vista la generale simpatia che le stavano riservando le testate musicali. Quella più in vista la fa presso Call Her Daddy, l’ormai celebre podcast di interviste della bionda Alex Cooper (per il quale di recente è stato siglato un accordo di 100 milioni con la piattaforma Sirius XM, per intenderci). Di musica si parla poco, tutto ruota attorno alla famiglia, alla maternità e ai ritiri spirituali extralusso a cui lei e Orlando Bloom hanno dovuto partecipare per capire di amarsi veramente. Il tutto mentre accarezza un barboncino: una stella californiana pacchetto completo.

Quando Alex Cooper, che comunque non è la Fagnani ma l’immagine del politically correct, le chiede di Dr. Luke, glissa dicendo che è una delle tante persone con cui ha collaborato ma che le canzoni nascono dalla sua esperienza. Anche qui: nessuno che si prendesse un attimo per dire che Dr. Luke è più che il suo producer e che in passato è stato anche il suo scout e discografico per 3 album, non proprio uno di passaggio. Racconta di un periodo buio nel 2018, probabilmente in coincidenza con l’uscita di quell’album, Witness, che per la prima volta non l’ha vista protagonista indiscussa. Verso la fine dell’intervista, dove è consuetudine fare domande a tema sessuale, risponde esuberante e un po’ sguaiata, forse l’obbiettivo era sembrare relatable: invece è diventata un meme.

Meglio essere un meme che non essere? Il team di Katy sembra averlo capito.

143 katy perry
Katy Perry spoilera il testo di Women’s World alla Paris Fashion Week

La musica di 143

Arriviamo al 20 settembre, alla sostanza, 143 è fuori da 3 giorni mentre scrivo e i suoi singoli nelle classifiche non compaiono. Si tratta di un album sul quale si riesce a trovare poco da dire, perché nel panorama musicale odierno non è qualcosa che aggiunge, piuttosto qualcosa che prende. Un album che per usare un parolone si potrebbe definire derivativo ma che usando una parolina definirò ruffiano.

Nella preannunciatissima Brat Summer di Charlie XCX, Katy Perry ci propone uno stile che sembra preso a leasing dalle popstar che funzionano di più. Da un lato scopiazza l’elettronica e le atmosfere da clubbing di Charlie con GORGEOUS ft. Kim Petras e CRUSH, dall’altro ammicca addirittura alla trap con l’aiutino di 21 Savage in GIMMIE, GIMMIE, un pezzo in cui il featuring sembra quello di Katy e non viceversa. C’è sicuramente il coraggio di uscire dal tracciato ma Katy Perry dov’è?

I’M HIS, HE’S MINE è il pezzo pop, nonché terzo singolo, con cui ne esce meglio: la ritmica è allegra, il testo è frivolo ma dolce, consumabile. C’è anche una certa coerenza con l’empowerment femminile all’acqua di rose di Woman’s World (“I’m his Boss”), eppure anche lui non scampa dal sembrare qualcosa di già sentito di recente (Doja Cat?). NIRVANA è un grandissimo amarcord di Dark Horse. ALL OF THE LOVE è un altro pezzo funzionante, nel frastuono delle basi elettroniche è quasi la ballad del disco, ma più per il concetto che per quello che è realmente il sound (bum-bum-bum). E’ una canzone di gratitudine per tutto l’amore che ritorna indietro quando meno te l’aspetti, fa sorridere pensarla come il sequel di The One They Got Away. In WONDER l’attacco è la voce della figlia quattrenne Daisy, il tema è la scoperta del mondo attraverso gli occhi di un bambino.

All of the love that I have lost

Came back to me

Testo di ALL OF THE LOVE, da 143 di Katy Perry

Qui si chiudono gli highlights di 143. Che di certo non è un disco brutto, ma neanche un disco originale.

A mio parere ci sono due verità. La prima è che non può che fare strano vedere una delle figure che ha contribuito a modellare il pop dello scorso decennio scimmiottare le nuove tendenze, apparendo priva di idee e incline a cercare ispirazione in quello che fanno gli altri. Come se Leonardo a un certo punto fosse passato dal far copiare i suoi quadri ai propri alunni a dover copiare i loro perché si era scordato il mestiere. La seconda è che mentre Katy Perry si prendeva un attimo di pausa, gli altri da cui ora si ispira hanno masticato e risputato il suo stile per poi scordarsi da chi arrivava: le Dua Lipe, le Chappell Roan, le Sarbrina Carpenter e compagnia cantante devono certamente qualcosa al passaggio di Katy Perry.

Proprio per questo fenomeno di masticamento è anche improbabile che Katy Perry riesca a tornare sul pezzo con qualcosa di fresco e di suo. Quello che aleggia attorno a 143, più che accuse a una mancata bravura, è un certo dispiacere collettivo nel vedere qualcuno che è stato sulla cresta dell’onda dimenarsi per un po’ di attenzioni di qualunque tipo. Di nuovo, il peccato di 143 non è di essere brutto, ma posticcio.


Leggi anche: GUTS non è altro che lo studiato Lato B di SOUR

avatar

Studentessa di Giurisprudenza che mangia Pop Culture a colazione e ve la racconta nel tempo libero. Trovo sempre il pelo nell'uovo ma non per questo disprezzo la frittata. Metà ironica, metà malinconica. Da grande voglio fare la Mara Maionchi. (@jadesjumbo)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.