Amelia – È tutta una questione di specchi
Amelia ha vent’anni e fa fatica a riconoscersi in qualcosa che non sia il riflesso di ciò che era o di ciò che la circonda.
Amelia è un riflesso.
La vedi specchiata nei vetri delle finestre di camera sua, negli specchi dei bagni, nelle copertine dei libri e negli occhi di chi la osserva.
La vedi riflessa negli occhiali di lui che la guarda nello stesso modo dopo tutto quello che hanno passato.
La vedi attraverso l’acqua del bicchiere mezzo pieno che è posto al centro del tavolo della sua cucina.

Ha le forme dei suoi genitori, le linee dei suoi nonni e i colori dei suoi amici.
Ha la voce della società, le idee del suo tempo e le movenze date dal suo passato.
Amelia non ha volontà, e non è un’imposizione esterna: vive nell’illusione di essere nel mezzo tra ciò che lei è e ciò che il mondo le impone.
Amelia si crede normale. Eppure, lo avverte, flebile come il sussurro di una madre al figlio appena nato, lo sente quel senso di estraneità quando si guarda allo specchio.
Si guarda da fuori, seduta all’angolo di quel letto, troppo piccolo per due e troppo grande per lei sola.
Si osserva lì, tutta piegata con la schiena ricurva, quasi a proteggersi dal mondo;
cerca in realtà di raccogliere i pezzi di sé persi nel tempo.

Come si unisce qualcosa che sembra non combaciare?
Amelia, non ha forma e colore proprio, ma i singoli pezzi che la compongono sì.
Non è già di per sé il desiderio di essere qualcosa la dimostrazione di non essere solo un riflesso?
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