Quando

Le parole di uno sconosciuto, a volte, possono essere l’unica medicina per un dolore taciuto.

A volte c’è solo bisogno che qualcuno ti dica quando.

Autobus linea 7E, ore 4:57:05

È prestissimo, guardo l’orologio e non sono nemmeno le 5:00. Per un attimo mi chiedo per quale motivo io sia scesa dal letto stamattina, ma so che non potevo permettermi di svegliarmi più tardi. Anzi, se fossi partita prima sarebbe stato ancora meglio. Sono arrivata alla fermata una quindicina di minuti fa e di corsa, come sempre d’altronde, anche se oggi, senza accorgermene, ero addirittura in anticipo. Non succedeva da mesi, forse anni. Devo dire che è una sensazione appagante, quasi rilassante: sapere che sei lì nel momento giusto, che non rischi di rimanere a piedi perché, per una volta, sei riuscita ad arrivare in tempo. 

Dalla mia faccia sembra che non dorma da giorni e sinceramente è così, e finché penso alla gradazione di viola più simile al colore delle mie occhiaie, ecco l’autobus. Dieci minuti in ritardo come al solito, non dovrei più stupirmi di questo. Oh e oggi abbiamo addirittura una novità! C’è un autista nuovo, o forse lo è solo per me, non importa, ha una certa età e il viso segnato dal tempo, uno sguardo dolce e sereno.

Salgo e mi siedo in silenzio. Dopo un tempo indeterminato crollo prendendo sonno con la testa appoggiata al finestrino, dimenticandomi completamente di essere su un mezzo di trasporto dal quale sarei dovuta scendere ad una precisa fermata, e non nel mio letto. Mi sveglio due ore dopo senza sapere dove mi trovo, in uno stato di confusione e stanchezza, apro gli occhi e mi alzo. Il bus è vuoto e le porte aperte, scendo e lì, seduto su un muretto, c’è l’autista che mi guarda sorridendo con tenerezza. 

«Dormito abbastanza?» chiede, fa una pausa e, alzando lo sguardo su di me, aggiunge che non mi aveva svegliato perché non gli andava di disturbare quel momento di cristallina tranquillità temporanea che si era creata su un volto così stanco. Continua dicendo quanto gli ricordassi sua figlia e come si fosse commosso osservandomi e ricordandosi tutto ciò che aveva passato con lei. Io lo guardo incredula, soffermandomi a riflettere su quanta vita c’era tra i segni del tempo che disegnavano il viso di quell’uomo. Lo ringrazio e faccio il tentativo di andarmene ma inizia a parlare nuovamente.

«La vita che vivi è influenzata irrimediabilmente da chi ti circonda, dalle esperienze che fai, da chi se ne va e chi rimane, da come gli altri si comportano con te, dalle persone che incontri e dalle cose che succedono nonostante te. Ma, per favore, ricorda: rimane la tua esistenza e rimani tu l’unica vera persona che ha il diritto di modificarla.

Non potrai opporti allo scorrere del tempo, allo scandire dei giorni, al cambiare delle cose. Non potrai evitare le cadute e non potrai nasconderti dalle paure, dagli errori, dalla confusione, dalle bugie, dalla gioia e dall’amore. Non potrai sfuggire a ciò che ti capiterà, ma sai cosa potrai veramente fare? Decidere come reagire a tutto questo, ascoltando te stessa e nessun altro, mutando i tuoi comportamenti e le tue azioni in modo da proteggerti. 

Ricorda che quando smetti di sentire le mancanze, tutte le cose tornano a te. Quando accetti ciò che ti arriva e ciò che senti, poi puoi imparare a modificare te stessa, a crescere, a trasformarti. Quando provi il nuovo, spariscono i condizionamenti e il mondo ti sorprende come quando eri bambina. Quando lasci andare ciò che non è per te, il vuoto che si crea attirerà ciò che realmente ti appartiene. Ti perderai è vero, ma servirà a ritrovarti. Quando ti arrendi e smetti di litigare con il mondo, tutti ti si avvicinano per parlarti d’amore. Quando smetti di voler controllare ogni cosa, tutto diviene più semplice.

Quando accetti i cambiamenti senza opporre resistenza, smetti di soffrire. E nel momento in cui il dolore si fa sentire comunque, tu abbraccialo, e prima o poi andrà veramente meglio. Vedrai.»

Non ho più rivisto quell’autista, spero che sia lui che sua figlia stiano bene e che lei sia riuscita ad abbracciare il suo dolore e ritrovare sé stessa.

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Studentessa di Lettere moderne che non sa bene che fare della sua vita, così intanto scrive, legge e fotografa il mondo attorno a se cercando di capirci qualcosa.

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