You’re mailove
Toglietegli tutto, ma non Gmail: guilty pleasures di un ingegnere over 50
L’Ingegner B. è l’uomo di mezza età che non sapevi di invidiare. Di discendenza medio-borghese, è un instancabile e meticoloso lavoratore, un padre e un marito premuroso nonché un inguaribile intenditore dei piaceri della vita, quali il vino rosso, la Carbonara, gli elenchi in ordine alfabetico e soprattutto le mail. Altro che WhatsApp e Telegram! Abbasso le tastiere da cellulare, così piccole e insidiose, ben venga il computer fisso, dai cari tastoni in rilievo e senza quell’invenzione del demonio chiamata correttore automatico. Come può l’essere umano apprezzare uno strumento che ti fa scrivere “cordiali salumi”? Secoli di progressi e invenzioni per ottenere schermi che prendono il controllo della tua mano e ti fanno inviare faccine a forma di cavolfiore al cliente da tenersi buono (E VI GIURO CHE IO NON HO SCHIACCIATO NIENTE!).
L’ingegnere prova un profondo sentimento d’affetto per il servizio di posta elettronica. L’e-mail è strumento di comunicazione, promemoria, agenda, diario segreto (pare abbia una conversazione intima con sé stesso in cui comunica alle istanze del suo Io le riflessioni della giornata) e indispensabile base per i poemi epici che invia ai malcapitati amici e parenti. Il messaggio medio è strutturato così: forma di saluto (“Ciao inserire nome, cognome, epiteto e patronimico”), giustificazione per l’imminente papiro per cui sarebbe bastato un SMS (“Ti scrivo per la lista della spesa che dovresti fare per stasera”), cascata di informazioni dettagliatissime e per il 90% assolutamente non necessarie (“Prendi 6 uova, di media dimensione e da allevamento a terra, possibilmente rosa, ma vanno bene anche bianche, tanto hanno lo stesso sapore. Se vai alla Coop sono sul primo scaffale a destra dopo il reparto delle verdure, generalmente impilate in ordine decrescente di prezzo. Ricordati di pagarle, rubare è reato.”) e l’inspiegata forma di congedo, uguale per ogni occasione e soprattutto per ogni destinatario, cliente russo o figlio che sia (“Best regards”. E no, non sto scherzando).
L’amore per la posta elettronica è consolidato da tempo, ma c’è qualcosa che di recente ha messo in discussione il rapporto con la sua pupilla. Un po’ come nella crisi dei 20 anni di matrimonio: sei convinto che la placida ordinarietà sia la fonte della tua felicità abitudinaria, quand’ecco che una ventenne ventata-d’aria-fresca sconvolge gli equilibri. Un po’ così è stato con WhatsApp Web. L’ingegnere si è trovato a poter scrivere tomi voluminosi dalla tastiera del PC, senza dover appoggiare il telefono sul tavolo e pigiarvi sopra con le dita perpendicolarmente, senza dover litigare con correttori e suggeritori. Che svolta! Nel giro di due settimane ha imparato a rispondere con qualcosa che non fosse “ok.”, ha messo un’emoticon (chiaramente una di quelle un po’ cringe e da boomer, ma non glielo diciamo), ha addirittura creato il gruppo WhatsApp denominato “Razionamento” con i suoi figli per due settimane in cui sua moglie era occupata a lavoro e non riusciva a gestire i pranzi (tratto da una storia vera). Da bravo cittadino diligente, ha assimilato tutte le sfumature del 50enne sui social: video di discutibile umorismo che partono a volume sconsiderato, l’ossessivo uso del termine “chat” per identificare indistintamente conversazioni, gruppi o videocall, sentita partecipazione a gruppi di soli uomini (sempre nominati “I maschi de inserire nome di attività sociale o ludico-motoria) pieni di media vietati ai minori di 18 anni per pudore e ai minori di 30 in generale perché oltre che maliziosi sono pure da vecchi.
In ogni caso, c’è da dire che si torna sempre dove si è stati bene. Per quanto l’ingegnere ce la metta tutta per stare al passo con i tempi, è più forte di lui: ci ricade sempre. E con un certo orgoglio.
“Ciao Silvia (aka figlia minore), ti comunico che ho fatto l’ordine su Amazon che mi avevi chiesto. Dovrebbe arrivare mercoledì prossimo. Best regards, Fabrizio B.”.
“Pa’, guarda che sto al piano di sotto” (tratto pure questo, che mi crediate o meno, da una storia vera).
Immagine di copertina tratta da Solen Feyissa





