D.C.A.

Lani Maestro

Un’esperienza di vita sui disturbi del comportamento alimentare

A marzo dell’anno scorso sono stata ricoverata dopo mesi e mesi di autodistruzione.

Sono sempre stata male mentalmente negli ultimi anni, ma la quarantena del 2020 ha contribuito a darmi il colpo di grazia, come a tante altre persone che avevano già delle fragilità, e sono arrivata a toccare il fondo.

Il mio malessere mentale si è da sempre riflesso sul cibo e ad inizio agosto di due anni fa, nel periodo peggiore, ci sono ricaduta di nuovo.

Inizialmente chiesi aiuto ma non ero convinta e poco dopo mi stufai, anche perchè non mi sentivo seguita e presa in considerazione seriamente, purtroppo un grande problema che non ci dovrebbe essere. Così, decisi di fare di testa mia: saltavo i pasti, contavo le calorie, facevo esercizio fisico tutti i giorni e mi pesavo ogni giorno più e più volte, ossessivamente. Ogni kg in meno era una vittoria, avevo il pieno controllo di me stessa e mi sentivo bene, o almeno così pensavo.

@carlottafiasella

Rispondi a @la_eleonoraa2715 il mio intervento alla Camera dei deputati💜 1G: CARLOTTAFIASELLA

♬ suono originale – Carlotta Fiasella Garbarino👑
15 marzo 2022, Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla

Un paio di mesi e la situazione mi sfuggì completamente di mano: le poche cose che mangiavo iniziarono anche quelle a farmi paura e iniziai a restringere sempre di più, il peso continuava a calare rapidamente ed io ero ogni giorno sempre più stanca e debole, tanto che non riuscivo più a stare in piedi e fare qualche passo che già sentivo il fiato corto e dovevo sedermi.

Mi dovetti licenziare da lavoro perchè oltre a non servire più a niente a livello fisico non c’ero neanche più a livello mentale; persi il ciclo, mi facevo delle foto allo specchio contenta di vedere giorno dopo giorno le ossa sempre più sporgenti e il mio corpo sempre più spigoloso, mi ero rinchiusa in casa perchè avevo paura di uscire, ero diventata molto irritabile e il rapporto con la mia famiglia ormai non esisteva più, non riuscivo più ad essere presente e a godermi i momenti con i miei amici perchè l’unico mio pensiero fisso di tutta la giornata era programmarmi i pasti e calcolare e ricalcolare a mente tutte le calorie che avevo mangiato per capire cosa potevo ancora permettermi dopo e se mi azzardavo a mangiare qualcosa in più di quello che mi ero prestabilita passavo la notte in bianco con i sensi di colpa a pensare a come rimediare il giorno dopo.

È stato uno dei periodi più difficili della mia vita e alla fine, nonostante pensassi di non necessitare di aiuto perchè nella mia testa non stavo abbastanza male e c’era gente più malata di me, sono stata ricoverata prima in ospedale e poi in un centro specializzato in disturbi del comportamento alimentare, centro che non tutte le regioni hanno la fortuna di avere.

Oggi sono seguita da specialisti ma ancora non ne sono uscita del tutto; ho ancora molti pensieri negativi che mi girano per la testa e riguardo l’aspetto mi guardo allo specchio e non mi riconosco, non mi sento me stessa e mi vergogno del mio fisico avendo recuperato molto peso e non essendomi mai vista in un corpo così diverso da prima.

Chi soffre di questa malattia non basta ricomici a mangiare per guarire; molte persone pensano che visto che hai ripreso peso e ripreso a mangiare per loro sei guarito e non ci fanno neanche più caso, per questo viene molto sottovalutata e spesso anche le persone più vicine fanno fatica a vedere il problema; bisogna capire che il rapporto con il cibo è solo una conseguenza del malessere interiore perchè arrivi a stare talmente male dentro che ad un centro punto non ce la fai più e provi ad esternare questo malessere, in questo caso riversandolo sul cibo e sul corpo. Il difficile è che spesso, se non si arriva ad avere una forma fisica visibilmente malata la gente se ne frega e visto che “non vede” il problema allora non esiste e sono solo delle paranoie nostre.

Io nei sei mesi di malattia prima del ricovero ovviamente tenevo nascosto tutto, ma perchè io per prima non vedevo il problema, era tutto normalissimo, era tutto sotto controllo, e solo quando ho iniziato a stare davvero male fisicamente ho iniziato a rendermi conto che forse c’era un problema e ho iniziato ad avere paura. Nonostante iniziassi comunque a prendere coscienza di ciò non bastava, perchè la parte malata della mia testa ormai era troppo forte e controllava lei la situazione, io ero impotente ed eseguivo gli ordini; era lei che mi diceva cosa fare, cosa mangiare, cosa pensare, come comportarmi e cosa dire alle altre persone, ero chiusa in gabbia dentro me stessa, era come guardare la vita da lontano, senza poterne far parte.

I miei genitori notavano il problema ma facevano finta di niente perchè avevano paura, e non sapevano come gestire la situazione e speravano si risolvesse da sola, il resto delle persone non sapevano niente e non mi chiedevano niente anche se magari avevano notato dei cambiamenti. In ogni caso io mentivo e loro mi credevano, e alla malattia andava bene così e in parte anche a me perchè le pochissime persone che sapevano del problema, e che ringrazio perchè mi sono state vicine dall’inizio alla fine e ancora oggi, erano molto in pensiero per me e preoccupate, non mi andava di far star male altre persone.

Come uscire da questa situazione? Pazienza, tanta tanta paziena, sia da parte di chi ne soffre, sia da parte di chi sta loro vicino.

L’importante innanzitutto è parlarne, con chiunque, perché avere un sostegno in questi momenti è fondamentale. Spesso le persone con cui ci confidiamo non comprendono veramente perché il problema non è evidente, sembra non esistere, ed è per questo che si spinge tanto sul sensibilizzare sui distrubi alimentari, per far sì che la gente non sottovaluti tanti piccoli dettagli che possono essere dei campanelli d’allarme quali: saltare i pasti o evitare di uscire a mangiare, isolamento, fissazione per cibi sani, chiudersi in bagno dopo mangiato, dimagrimento repentino, irritabilità, perdita di interesse per qualsiasi cosa, alienazione… e tanto altro.

La cosa migliore da fare è affidarsi a degli specialisti, ma perché? Perché si può riprendere in mano la propria vita, si può uscire da questo tunnel che sembra non avere una fine. Non è un percorso assolutamente facile ma ne vale la pena perché tutta la determinazione che prima veniva usata sul cibo diventa un punto di forza a favore della vostra vita, nel lavoro, negli hobby, nello sport e regala grandi soddisfazioni, perché chi intraprende un percorso di recovery ricomincia a vivere.

Uno degli hobby di Federica è la fotografia

Possono essere molti i fattori che portano a questa malattia, per quello anche essere seguiti da uno psicologo è importante per trovare quelle “falle” di sistema che hanno innescato in noi un malessere, spesso inconscio.

Io ora come ora ho fatto già molti passi avanti e ho ricominciato a provare emozioni, a divertirmi, ho voglia di uscire e di fare tante cose, quando sono con i miei amici sto bene; mi sento libera.

Un’altra cosa fondamentale però è non pensare che questa malattia sia come un semplice raffreddore; una volta intrapreso il percorso di recovery è importante avere sempre qualcuno al proprio fianco che ci sostenga, anche quando il problema apparentemente sembra “risolto” perché questa malattia è dura da scacciare dalla testa e si possono avere delle ricadute che però prese in tempo sono più facili di gestire e superare.

Non è solo ricominciare a mangiare, è imparare a prendersi cura del proprio corpo e soprattutto della propria anima.

Articolo a cura di Federica Donadel
Immagine di copertina a cura di Chiara Tomasella
Opera rappresentata: Lani Maestro, 2010 – Fotografata in occasione della Biennale del 2017

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