La grande assenza: il referendum giustizia

Bassa potrebbe essere l’affluenza in momento di interesse collettivo

Ci siamo, quella che doveva essere la grande stagione dei referendum è diventata la stagione del referendum giustizia. Come recentemente si è parlato infatti, i referendum di iniziativa popolare proposti dal partito radicale riguardanti il fine vite e la coltivazione di cannabis sono stati bocciati dalla Corte Costituzionale. Nonostante questo il prossimo 12 giugno, assieme alle elezioni amministrative, si voterà anche per un referendum di iniziativa di 9 Consigli regionali, riguardante il tema giustizia.

Ho notato che in merito se ne sta parlando pochissimo e sembra che gli interessati siano veramente pochi. Ma i quesiti proposti riguardano delle questioni che in passato si è spesso cercato di riformare, senza però grande successo.

Premessa importante

Lo strumento del referendum non è di precisione. Per sua stessa natura serve ad abrogare delle leggi, quindi queste non possono essere modificate in maniera nettamente armoniosa centrando l’obiettivo dei promotori. Ma si tratta di un’arma a disposizione dei cittadini, per richiamare l’attenzione del Legislatore riguardo a temi di interesse collettivo. Il referendum è un punto di partenza.

Pare però, forse per la natura piuttosto tecnica e meno di massa, di questo referendum che ci sia uno scarso interesse. Proviamo quindi a spiegare quali sono i quesiti e perché sono stati proposti.

Cenni sul referendum abrogativo

Si vota per un referendum abrogativo, che si differenzia rispetto a quello confermativo di cui abbiamo già parlato in passato. Per una importante caratteristica. La presenza del quorum. Infatti affinchè il referendum sia valido serve che vadano a votare il 50% + 1 degli aventi diritto al voto. È molto semplice votare, se volete che le norme vengano abrogate allora dovete votare sì, se volete che tutto rimanga così com’è dovete votare no. Per essere abrogata la norma quindi deve avere la maggioranza dei sì e oltre a questo si deve raggiungere il quorum dei votanti.

Il referendum giustizia

I quesiti

I quesiti proposti e per cui si dovrà votare sono 5.

  1. Riforma del CSM

Volete voi che sia abrogata la Legge 24 marzo 1958, n. 195 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad esso successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 25, comma 3, limitatamente alle parole “unitamente ad una lista di magistrati presentatori non inferiore a venticinque e non superiore a cinquanta. I magistrati presentatori non possono presentare più di una candidatura in ciascuno dei collegi di cui al comma 2 dell’articolo 23, né possono candidarsi a loro volta?

Il quesito in questo caso caso mira ad abrogare la raccolta di firme minime per potersi candidare a membro del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ora per candidarsi bisogna raccogliere da un minimo di 25 a massimo 50 firme di altri magistrati, a supporto della propria candidatura.

Il CSM è l’organo che si occupa di dirigere la vita professionale di un magistrato. Sull’ammissione, la pratica, la carriera, gli incarichi, i trasferimenti, la disciplina. Il CSM è un organo di autogoverno, composto da 2/3 di membri cosiddetti “togati”, cioè che provengono dalla magistratura. Il restante terzo è scelto del Parlamento riunito in seduta comune, questi membri vengono chiamati “non togati” o laici. In totale sono in 24, quindi 16 togati e 8 laici.

L’intento dei promotori del sì è quello di slegare le aree politiche della magistratura dall’elezione a componente del CSM. Dando di fatto a chiunque la possibilità di candidarsi.

Attualmente per raccogliere le firme, un magistrato, deve necessariamente chiedere appoggio a queste aree per poter raggiungere il minimo richiesto. Esistono 3 aree, comunemente chiamate correnti, che si riuniscono in una sorta di “partito politico” della magistratura, ci sono: magistratura democratica, magistratura indipendente e autonomia e indipendenza.

Pertanto eliminare la raccolta delle firme, dovrebbe servire ad evitare che le correnti, interferiscano troppo politicamente nella scelta dei membri del CSM. Evitare spartizioni di seggi tra correnti e rendere la scelta più meritocratica e non politica. Cosicché un candidato non sarà legato a nessuna corrente e alle sue decisioni. In sintesi obiettivo del quesito è l’indebolimento delle correnti che attualmente si trovano nello scenario “politico” del CSM.

2. Equa valutazione dei magistrati

Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 (Istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e nuova disciplina dei Consigli giudiziari, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera c) della legge 25 luglio 2005 n. 150), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 8, comma 1, limitatamente alle parole “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 7, comma 1, lettere a)”; art. 16, comma 1, limitatamente alle parole: “esclusivamente” e “relative all’esercizio delle competenze di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a), d) ed e)”?

Accade che periodicamente i magistrati vengano sottoposti a delle valutazioni di professionalità e competenza. La valutazione è svolta dal CSM che si basa su dei pareri elaborati dai Consigli giudiziari.

Nei consigli di valutazione, attualmente ci sono solo dei magistrati che giudicano gli altri magistrati. L’intento del quesito è quello di inserire in questi consigli anche i professori universitari e gli avvocati. Di conseguenza l’obiettivo è quello di inserire nella valutazione dei magistrati anche membri più indipendenti, che possano svolgere una valutazione più equa, ed evitare che i magistrati si possano valutare tra di loro.

3. Separazione delle carriere dei magistrati

Quesito che vi invitiamo a leggere qui

I magistrati svolgono due funzioni, o giudicante, quindi giudicare una questione come Giudici, o requirente, svolta dai pubblici ministeri con un ruolo di accusa nel processo. Attualmente i magistrati possono, per un massimo di 4 volte nell’arco della carriera, passare da una funzione all’altra. Il quesito mira a cancellare questa possibilità. In sostanza un magistrato dovrebbe scegliere fin dall’inizio se essere un P.M o un Giudice.

Con questo quesito in realtà non si andrebbe ad attuare una separazione netta delle carriere. Per farlo si dovrebbero toccare degli articoli della Costituzione. In sede referendaria ci sarebbe solo una modificazione delle norme che disciplinano il passaggio della carriera di un magistrato.

4. Custodia cautelare

Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale), risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, limitatamente alla seguente parte: articolo 274, comma 1, lettera c), limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché’ per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni.”?

La custodia cautelare è uno strumento di limitazione della libertà personale, prima della soluzione del processo per evitare che l’imputato/indagato possa inquinare le prove, fuggire, o reiterare il reato. Preeliminarmente alle esigenze cautelari elencate, devono sussistere gravi indizi di colpevolezza, cioè la possibilità concreta che sia stato tizio a commettere quel reato. Il quesito mira ad abrogare l’ultima ipotesi di reiterazione del reato come esigenza cautelare, rendendolo utilizzabile solo per i casi più gravi. L’obiettivo dei promotori sarebbe quello di ribadire l’extrema ratio della custodia cautelare in carcere. Strumento che dovrebbe essere utilizzato solo quando ogni altro mezzo non risulta efficace.

5. Abolizione della legge Severino

Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190)?

La Legge Severino applica la pena dell’interdizione in maniera automatica, dai pubblici uffici, a chiunque abbia ricevuto una condanna a una pena superiore a due anni. L’automatismo dell’interdizione scatterebbe anche nel caso di condanna di primo grado, pertanto a mio avviso, risulta fin troppo pericolosa, in quanto un condannato potrebbe essere poi assolto in Appello o Cassazione. Questo di fatto, compromette in maniera quasi certa la carriera politica di una persona, anche se dopo diversi anni, a conclusione definitiva del processo, si venisse assolti.

Con il referendum verrebbe eliminato l’automatismo dell’interdizione e il giudizio spetterebbe al Giudice che potrà entrare nel merito della questione, valutando caso per caso.

Una grande assenza

La pandemia e i lookdown hanno dato un colpo di grazia alla partecipazione cittadina della vita politica del nostro paese. Tante sono state le lamentele nei confronti del Governo, le accuse rivolte riguardavano specialmente una mancanza di ascolto dei cittadini. Ora viene data la possibilità di poter esprimere una propria opinione in maniera netta e con un valore sia formale che sostanziale molto alto.

Sarebbe opportuno andare a votare in maniera informata il 12 giugno, per non far registrare una scarsa affluenza. I recenti referendum ed elezioni hanno evidenziato una diminuzione dei votanti ai seggi. La scorsa estate però si è registrato un forte interesse rispetto alla promozione dei referendum con milioni di firme raccolte. Non sprechiamo quindi questa possibilità. Non sarà sicuramente un referendum super incisivo, chirurgico e rivoluzionario, ma la giustizia è un problema che non è relegato alla élite di giuristi o ai delinquenti, ma riguarda tutti.

In copertina foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay

Sono nato a Brescia nel 1994. Laureato in Giurisprudenza, lavoro in banca, pratico Muay Thai, mi interesso di criminologia, diritto, economia, storia e cinema. Scrivo per diletto, per passione e offrire un punto di vista personale rispetto a quello che ci circonda.

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