E quindi uscimmo a riveder le stelle

Investimenti colossali soltanto per l´umana curiosità, o l´esplorazione dello spazio ha migliorato la nostra vita sulla Terra?

Quando si parla di Spazio la maggioranza delle persone è incantata da immagini e notizie spettacolari, che ci portano lontano per un momento dalla nostra quotidianità. Impossibile rimanere indifferenti al fascino dell’ignoto, di cosa sta oltre noi. Eppure, non sempre l’esplorazione spaziale è vista di buon occhio: con problemi ben più gravi, si spendono miliardi per andare a zonzo nel cosmo?

Spazio (Credits to Max McKinnon )

È una questione annosa e spinosa, emersa già nel contesto delle prime missioni.

A spingerci è solo la nostra innata curiosità, che sin dalla notte dei tempi ci ha fatto finire naso all’insù? Solo la volontà di conquistare i segreti dell’Universo imperscrutabile in cui ci troviamo?

Gli scienziati, contrariamente a quello che possa sembrare, sono dei grandi poeti, innamorati e languidi, almeno per quanto riguarda il campo delle loro ricerche, che difenderebbero con ogni mezzo. E molte nascono proprio così, da una curiosità. Nonostante ciò, l’avanzamento nella conoscenza ad ogni modo va a giovamento di tutta l’umanità. E questo vale anche per le imprese spaziali.

Missioni spaziali: investimenti e ricerca

Dopo la Luna, oggetto delle missioni Apollo (dal 1967 al 1972, ben 16 missioni per un totale di 25 miliardi di dollari spesi), negli anni ’70 si cominciò ad adocchiare Marte. Nonostante investimenti ed impegni importanti (specialmente da parte di Unione Sovietica e USA), l’esplorazione di Marte si è rivelata più complicata del previsto a causa delle caratteristiche del Pianeta e ha richiesto decenni di tentativi prima del successo. Ma questa è un’altra storia.

Missioni Apollo Logo (Credits to NASA)

Tornando a noi, i progetti di esplorazione del vicino rosso raccolsero molte critiche negative: con tutti i problemi della fame e della salute nel mondo. L’allora direttore della NASA, Ernst Stuhlinger, rispose difendendo la ricerca di base, che permette il generale avanzamento, anche quando sembra non avere una direzione specifica all’inizio.

Ai tempi delle missioni Apollo, gli USA investivano circa il 2% del bilancio annuale nella ricerca spaziale d’altronde.

Negli ultimi anni, stando a dati del 2020, l’economia spaziale ha toccato i 447 miliardi di dollari annui. Si tratta della spesa globale, complessiva, i cui maggiori contribuenti sono USA, Cina e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il Giappone ha di recente superato la Russia. La nostra Nazione purtroppo ha subito importanti tagli di budget, ma il suo contributo all’ESA rimane fondamentale (dati da Space Foundation Editorial Team).

Nella pratica: la ricerca nello e per lo spazio cosa ha migliorato?

L’immensa importanza della precisione nel costruire componenti per l’esplorazione spaziale ha fatto progredire in maniera incredibile l’ingegneria, e le nostre apparecchiature di ogni giorno ne hanno senza dubbio beneficiato.

Dal sito della NASA, alcune principali conquiste.

  1. Le fotocamere dei nostri cellulari: strutture estremamente piccole concepite negli anni ’90 da un team al Jet Propulsion Laboratory (JPL), per navicelle spaziali. Lo zampino dello stesso laboratorio lo si trova anche nelle scansioni TAC o in radiografia, perché l’esplorazione spaziale ha bisogno di immagini di qualità.
  2. La medicina ha in generale approfittato moltissimo dei progressi nel settore, più di quanto ci aspetteremmo: termometri auricolari leggerissimi sfruttano la tecnologia infrarossi originariamente studiata per la ricerca spaziale. Così come protesi per arti artificiali nascono da ricerche su materiali in grado di assorbire lo shock, accoppiate a componenti robotiche all’avanguardia studiate dalle NASA.
  3. Nutrizione: ingredienti che arriscono cibi per bambini sono nati proprio dalla necessità di formulare dei cibi nutrienti per gli astronauti in missione, basati su metaboliti algali. E il cibo liofilizzato? Quanto utile mantenere il 98% dei nutrienti e ridurre il peso dell’80% quando devi caricare una navicella?
  4. E se imprecate contro i vostri genitori per l’aspirapolvere accesa la domenica mattina, sappiate che la Black&Decker non vi ha solo rovinato il meritato riposo, ma ha anche dei meriti. Come l’aver elaborato, sempre in collaborazione con la NASA, piccoli aspiracenere per raccogliere campioni sul suolo lunare.
  5. Lenti resistenti ai graffi, disegnate per coperture rigide dei sistemi aerospaziali, o strumenti per rimuovere le mine antiuomo dal terreno senza farle detonare sono altri esempi. I fogli metallici resistenti a temperature estreme usati sia sulla Terra che nello Spazio o la famosa e ubiquitaria tecnologia LED.
  6. Dormiamo e camminiamo sul comodo “memory foam” ed ascoltiamo musica con auricolari wireless, entrambi pensati per i piloti. E i batteri delle nostre piscine sono ridotti grazie a degli ionizzatori elettrolici ad argento sviluppati per purificare l’acqua da bere destinata agli astronauti.

Ecosistema spaziale

E così via, con innumerevoli altre tecnologie, magari non tutte nate per lo Spazio, ma quantomeno dagli investimenti per esso. Sicuramente più nobili degli investimenti bellici offensivi. Le parole dello Space Report (un report sia sull’esplorazione spaziale, sia su tutte le industrie terrestri in qualche modo legate) descrivono l’esplorazione spaziale come la Conquista di un nuovo mondo: “L’ecosistema spaziale è forte e resiliente, luogo di investimenti sempre maggiori, crescita di mercato e opportunità lavorative in molteplici settori”. 

Rivolgere lo sguardo verso lo Spazio, non è quindi sinonimo di fuga dal nostro Pianeta, che rimane sempre al primo posto delle attenzioni e delle cure degli scienziati. Guardarlo da un’altra prospettiva dà anzi il vantaggio di capirlo e apprezzarlo meglio. Inoltre, è famosissima la foto della Terra dai confini del Sistema Solare, ottenuta nel 1990 e ribattezzata “tenue puntino azzurro” dall’astronomo Carl Sagan.

Pale blue dot: puntino azzurro. Ls Terra fotografata da Voyager 1 nel 1990, quando si trovava a 6 Miliardi di Km dal Sole (credits to NASA)

Andare nello Spazio, ci ha quindi rivolto uno specchio, per vederci da lontano e renderci conto della nostra fragilità. Forse anche spronandoci a migliorare sempre anche per fronteggiare problemi terrestri, come lo sono i cambiamenti climatici.

E poi perché qualcosa deve essere per forza materiale per valerne la pena?

Come se sognare non fosse quello che ci fa andare avanti ogni giorno. E lo Spazio ci riserva “infinite” possibilità per sognare.

In evidenza

Buzz Aldrin cammina sul suolo lunare, Missione Apollo 11 (Credits to NASA)

avatar

In bilico tra lettere e numeri, tra agende e ispirazioni fugaci. Perché alla fine “desiderosi di creare, di generare e di divenire” bisogna amare la vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.