La mia musica come alter ego: intervista a CORHA
Ultimamente io e le interviste non andiamo molto d’accordo. Sicuramente il clima costantemente incerto di Milano non aiuta, ma sembra come se una forza divina abbia deciso che ogni volta che devo incontrare un artista debba per forza piovere. Ed è così che puntualmente, dopo che già una volta l’intervista era stata annullata per meteo avverso, quando sono uscito di casa per andare ad incontrare CORHA, la fantozziana nuvoletta dell’impiegato mi ha prontamente raggiunto.

Questa volta però nessuno ci avrebbe fermati ed infatti siamo riusciti ad effettuare la conversazione nel migliore dei modi e senza complicazioni. La nostra è stata una conversazione rapida ma ricca di contenuti: CORHA, nome d’arte di Federica Chiriatti, è letteralmente un vulcano di idee e pensieri, che ha espresso con grande rapidità in una sorta di flusso di coscienza. Tutto questo testimonia una grandissima urgenza di comunicare, che domina l’artista e pervade il suo modo di fare musica, come avrete modo di scoprire nel corso dell’intervista ossia il momento il momento in cui al mio posto inizia a parlare…
COME HAI MOSSO I PRIMI PASSI CON LA MUSICA?
Ho iniziato da piccola: cantavo tantissimo e ascoltavo molta musica, in particolare mi perdevo guardando i video di Mina. Poi, mi sono iscritta a canto e ho iniziato ad imparare come funziona la musica, ma per un periodo ho smesso e ho ricominciato recentemente, da tre anni. Nel periodo della pandemia avevo proprio l’esigenza di esprimermi, perciò ho iniziato a scrivere i primi brani. Ho incontrato un produttore, Logos.Lux, e ho espresso il desiderio di fare musica: con lui ho fatto veramente molti brani per la ricerca di un sound più personale e definito, che è durata circa due anni. In seguito, ho incontrato altri produttori come Simo (Simone Sproccati), con cui ho realizzato brani con altre sfumature del mio percorso. Per l’ultimo singolo Capita anche a me, tuttavia, sono tornata da Logos.
DA DOVE PRENDI IL TUO NOME D’ARTE?
Il mio nome vero è Federica, mentre CORHA nasce sempre durante la pandemia. Dovevo pubblicare il mio primo singolo Vaniglia e stavo cercando un nome che rispecchiasse il mio senso di fare musica. Mentre leggevo un libro di aforismi avevo trovato che il significato di coraggio deriva da “cor habeo”, che indica quella forza che ti viene quando vuoi fare qualcosa a cui tieni davvero. Non è quindi il coraggio inteso come voglia di mostrarsi agli altri: proprio questo è il senso di fare musica, quella forza che mi viene quando voglio esprimere quello che ho dentro e che non ho negli altri campi della vita, mentre nella musica mi viene come se fosse un alter ego.
COME DEFINIRESTI IL TUO STILE?
Il mio stile appartiene ad un filone pop indie, ma in generale è molto libero. Nella vita sono una persona molto razionale e riflessiva, invece nella musica, come dicevo, ho un alter ego dove posso essere più libera anche di sperimentare. Per quanto riguarda gli artisti ho sempre ascoltato tantissima musica italiana, mi piace molto il cantautorato ed il senso delle parole dei testi.
COME SI È EVOLUTA LA TUA MUSICA A SECONDA DEI PRODUTTORI CON CUI HAI LAVORATO?
La mia scelta è sempre stata quella di affiancarmi un produttore per più tempo possibile. Non mi piace tanto girare tra produttori solo per farmi vedere, ma ho proprio bisogno di trovare una persona con cui mi trovo bene per fare musica e che abbia la mia stessa visione della musica. Con le persone con cui mi sono affiancata mi sono sempre trovata bene anche umanamente e mi sono sentita a mio agio in studio, quindi, è per quello che per tanto tempo ho proseguito con Logos.Lux. Poi, parallelamente avevo incontrato Simo per sperimentare anche altre sfaccettature di me e delle produzioni del suono.
In generale, i primi brani erano di sperimentazione, quindi ho cercato di essere abbastanza versatile: ho fatto un brano più reggaeton, uno con delle sfumature più elettroniche… non mi precludo niente, però il filone indie pop è sicuramente quello che mi appartiene di più. Anche se mai dire mai (ride).
RACCONTACI LA GENESI DI CAPITA ANCHE A ME
Capita anche a me è un brano molto importante, infatti, l’avevo nel cassetto da tempo e non sapevo bene quando pubblicarlo, perché volevo trovare un momento che fosse giusto anche per me per confidarmi. È un brano molto intimo rispetto ad altri che ho scritto. Penso che la scrittura sia un po’ come l’allenamento: più scrivi, più ti senti confidente nel parlare di ciò che vuoi.
Questo brano in particolare è la rivelazione di un momento in cui mi sentivo fuori posto e nasce quando in metro mi sono accorta di questa ragazza, che stava piangendo chissà per quale motivo. Io mi sono fatta tutto un viaggio immaginario, in cui lei piangeva perché si sentiva fuori posto, ed è stato il gancio emotivo con la passante a permettermi di raccontare di me e di tutte le volte in cui mi sono sentita in quel modo e cosa mi sarei voluta sentir dire. Anche a me è capitato soprattutto da piccola, visto che era abituato a prendere tante volte i mezzi: è un luogo in cui piangere perché sei tra tutti e con nessuno, perché non c’è qualcuno che si ferma per chiederti cosa succede. Mi ha riportato ai momenti in cui mi sono sentita spaesata.
È un brano molto semplice sia dal punto di vista della struttura sia dell’espressione, cercavo di parlare in modo sincero e intimo quando l’ho scritto. Nel testo dico “capita anche a me di sentirmi fuori posto, forse anche tu hai fame d’amore di sogni di storie”: cerco di dare un po’ speranza a questa passante ed è quello che la musica fa con me, poiché è la mia migliore amica.
FINORA HAI PUBBLICATO 10 SINGOLI, STAI INIZIANDO A PENSARE AD UN ALBUM?
L’album sta per arrivare! I dieci singoli erano un po’ scollegati tra loro per essere inseriti in un disco secondo me, a parte gli ultimi due che hanno più legami. Sono usciti tutti ad una certa distanza tra di loro e io, nel frattempo, sono cresciuta: è stato un percorso iniziato quasi per gioco per raccontarmi e non pensavo di scriverne così tante di canzoni. Ora ho il computer che esplode di materiale e cercherò di fare ordine per un album. Un disco secondo me deve avere un senso, un racconto e un filo conduttore, invece, finora sono stata sempre molto istintiva e mi sono allontanata da tutte le logiche dicendo: “quando voglio, pubblico i brani”.
QUALI SONO I TUOI PRINCIPALI RIFERIMENTI MUSICALI?
Sono cresciuta ascoltando Baglioni, mia mamma è una sua super fan. Mi ricordo i lunghi viaggi da Milano a Vasto in cui ascoltavamo tantissima musica italiana ininterrottamente: Mina, Pino Daniele, il sound anni 60, che amo, con Tenco. Per quanto riguarda gli artisti più attuali ascolto un po’ di tutto, da Frah Quintale a Coez, però mi accorgo che sono sempre i testi più significativi quelli che mi colpiscono di più. Amo anche l’R’n’B, mi piace molto Giorgia Smith e ascolto anche tanta elettronica. Diciamo che non ho un punto fisso, però il filone principale è quello del cantautorato nazionale.
PROGETTI FUTURI?
I miei progetti futuri includono sicuramente organizzarmi per suonare di più dal vivo. Adesso che ho le idee più chiare mi piacerebbe tantissimo portare i miei brani in acustico in giro. Sto lavorando tantissimo, sto scrivendo un sacco di bravi nuovi in tutti i ritagli di tempo possibili, sento continuamente canzoni nuove e nuovi provini. Ora voglio mettere un po’ in ordine le idee e finalmente far uscire il mio primo album. È ancora presto per qualsiasi dettaglio ulteriore, magari prima escono altri dieci singoli (ride). Entro quest’anno sicuramente uscirà qualche brano per anticipare il disco: questi sono i piani per ora, quindi speriamo bene!
Come specificato da lei stessa, CORHA è al lavoro e ne avrà ancora per un po’. Per nostra fortuna la sua discografia conta già una vasta gamma di singoli, da ascoltare e riascoltare per comprendere la natura ed il percorso di crescita dell’artista ed ingannare l’attesa che ci separa dalla pubblicazione del suo disco d’esordio.
Per cui, buon ascolto e… stay tuned!





