Crisi e critica della Democrazia

Crisi e critica della Democrazia

Riflessioni post-europee evidenziano una crisi della democrazia: come contrastare astensionismo, populismo e demagogia?

La crisi della democrazia: la crescita dell’astensionismo

Dopo le recenti elezioni del Parlamento Europeo del giugno 2024, i paesi dell’UE hanno rilevato un cambiamento a dir poco eclatante, difatti in buona parte dei paesi membri si è notato un aumento vertiginoso dell’astensionismo, che in realtà aveva fatto già da sottofondo alle precedenti elezioni dei vari paesi.

Ad esempio, stando ai dati forniti dal sito dell’UE, in Italia l’affluenza per le europee ha raggiunto il minimo storico del 48,31%, in Spagna l’affluenza si è attestata poco sotto il 50% (49,21%), mentre in Francia intorno al 51,5%, in leggero aumento rispetto alle elezioni europee del 2019; a onor del vero c’è da dire poi che in alcuni paesi si è rilevato anche un aumento di partecipazione al voto, ma nonostante ciò, in linea di massima, i cittadini che hanno partecipato alle elezioni sono circa il 51%: un cittadino su due non è andato a votare.

Questo fattore è assai allarmante e denota una certa insoddisfazione disinteresse da parte dei cittadini europei nei confronti degli esponenti della politica e delle proposte politiche dei rispettivi paesi. Ciò, inoltre, rende manifesta la crisi che le democrazie occidentali stanno passando nell’attuale periodo storico.

Crisi e critica della Democrazia
Il grafico è stato preso dal sito già citato dell’UE: https://results.elections.europa.eu/it/

La critica alla democrazia: populismo e demagogia

Il caso dell’Italia è quello a noi più manifesto, tanto da poter affermare che non ci sia stato nessun vincitore di queste elezioni, se non il partito del “Non voto“, il che costituisce una grande sconfitta per la democrazia, e qui si introduce il tema di questa crisi dell’apparato governativo democratico, un tema che ormai è diventato all’ordine del giorno e che non si può più ignorare.

Si tratta di una crisi che può portare a conseguenze, a dir poco allarmanti, infatti è ormai noto che in alcuni paesi dell’UE sta avvenendo una vera e propria diminuzione dello Stato di diritto e delle libertà di espressione che è sotto gli occhi di tutti (si vedano a riguardo paesi come l’Ungheria o la Polonia). Lo Stato, invece, dovrebbe tutelare i diritti e le libertà dei singoli individui e non solo limitarsi a legitimarle; lo Stato ha il dovere di impegnarsi per la tutela dei diritti degli individui, come stabilisce anche la nostra Costituzione. Sta di fatto però che in alcuni paesi, come il nostro, diritti sanciti per legge non sono sempre garantiti e questo costituisce una grave mancanza (un esempio è il caso del diritto all’aborto).

La crisi della nostra forma di governo poi è dovuta a precisi fattori: a parte la lontananza della politica, si sta incrementando una progressiva perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni che allontanato gli elettori dal voto, e questa non è altro che una diretta conseguenza dell’ascesa del populismo e della demagogia, che costituiscono sfortunatamente uno dei tratti della democrazia fin dall’antichità. Già i filosofi greci, Platone nella Repubblica e nelle Leggi, e Aristotele nella Politica, avevano criticato la demagogia presente nell’ambito della Sofistica e della retorica presenti nella democrazia ateniese; in particolare Platone definiva la retorica come l’arte della persuasione dell’anima, di fronte a un pubblico non colto, che finisce per illudere e persuadere i cittadini di false convinzioni.

Queste problematiche della democrazia, che avevano ben visto gli antichi, sono presenti ancora oggi, con una forma degenerata, malata della democrazia, in cui la vincono i demagoghi, i populisti, la vincono coloro che persuadono l’elettorato con promesse false o difficilmente realizzabili e che dividono l’elettorato stesso, che creano una tensione interna, quasi una contrapposizione ideologica, tanto che quando nel nostro Paese si parla di politica sembra di stare in curva ad assistere a una partita di calcio.

Conclusioni: sapere è potere

A questa prospettiva poche sono le soluzioni se non una maggiore consapevolezza. Come sempre la filosofia antica, per quanto lontana nel tempo e per certi versi superata, ci può essere d’aiuto, infatti la migliore arma contro la demagogia e contro il populismo è indubbiamente la cultura, il pensiero critico, e se c’è qualcuno che ha capito questo non può che essere Platone nella Repubblica: il retore o il demagogo non riesce a persuadere un pubblico colto, non c’è arma migliore per sfuggire a questi esponenti di una democrazia malata che ormai è allo sfascio, tra forti contrapposizioni ideologiche e forti delusioni politiche che minano l’integrità delle democrazie occidentali.

Lo scopo di un partito politico dovrebbe essere quello di fare l’interesse della popolazione nel suo complesso, non a caso Aristotele definiva la politica come la scienza del bene ultimo, ma ormai buona parte della politica sembra fare l’interesse di sé stessa, non tanto quello di cittadini, e tende a illudere in campagna elettorale.

In tutto ciò non posso fare a meno di concludere quest’articolo esortando voi, lettori, a interessarvi della vita politica, a non affidarvi a una singola informazione di un singola testata giornalistica. Indagate, e votate consapevolmente, talvolta mettendo anche da parte i vostri interessi per l’interesse della collettività e di tutti quanti, perché solo così possiamo risollevarci da questa profonda crisi che ci investe. Dunque votiamo alle prossime elezioni, perché non possiamo lasciare alla mercé di falsi politici i nostri diritti e il nostro futuro, non possiamo mettere a repentaglio il bene della nostra comunità, perché, si ricordi, come afferma l’illuminista francese Montesquieu:

La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia di una cittadino in una democrazia.

Unisciti alla squadra in qualsiasi momento: qui tutte le indicazioni!

A cura di: Simone Poreni.
Immagine di copertina: Element5 Digital da Unsplash.

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