Cina: Cosa si nasconde dietro ai finanziamenti di Pechino ad Africa e America Latina?
La Cina ha aumentato i suoi flussi di FDI in Africa e Sudamerica. Vediamo brevemente le modalità e le motivazioni di questa strategia di politica estera.
Il tema degli aiuti umanitari e sussidi economici che l’Unione Europea o gli USA hanno elargito agli Stati cosiddetti del Terzo Mondo e in Via di Sviluppo è ben noto a tutti. In pochi, però, sanno che anche la Cina ha iniziato a stringere accordi economici con questi Paesi ed a godere di un ruolo di partnership strategica.
La presenza cinese si è intensificata negli ultimi due decenni, nonostante sia già iniziata durante la seconda metà del secolo scorso tramite il finanziamento e la costruzione di infrastrutture vitali al trasporto di materie prime all'interno del continente africano e dei Paesi del Sud America.
Perché la Cina si interessa a queste aree del mondo, così distanti e diverse da sé? Quali potrebbero essere le implicazioni di questi giochi di potere nel sistema internazionale?

Relazioni Sino-africane
Rispetto all’Occidente, Pechino adotta un paradigma completamente differente nelle relazioni con i paesi africani. Infatti, i rapporti tra i Paesi occidentali e gli Stati africani sono asimmetrici, in quanto i primi donano sussidi economici sulla base di condizioni molto restrittive mentre i secondi sono i beneficiari e devono attenersi alle condizioni imposte. La Cina, invece, sottolinea che i suoi rapporti con gli Stati africani, almeno in teoria, sono simmetrici. Perciò, le relazioni avvengono attraverso investimenti diretti esteri, rapporti commerciali e solo in minima parte di aiuti, che comunque hanno condizioni molto meno stringenti rispetto a quelle imposte dalle istituzioni multilaterali occidentali.

Tuttavia, a partire dagli anni 2000, si sta assistendo ad una colonizzazione latente del continente africano, in quanto la Cina cerca di imprimere il proprio pensiero, tramite le conferenze Sino-Africane e gli scambi universitari. Oltre ciò, Pechino impone il riconoscimento dell’Unica Cina[1], pena la cessazione degli investimenti cinesi che, vista l’interdipendenza che alcuni paesi hanno con il Paese asiatico, causerebbe ingenti danni economici. La principale modalità di intervento cinese, comunque, è l’accesso e la monopolizzazione delle materie prime all’interno degli Stati africani in cambio di denaro, senza valutare se questi flussi contribuiscano ad alimentare la corruzione oppure causino instabilità politica interne ai Paesi.
L’esempio più lampante è lo Zambia, dove il partito nazionalista che governava, il Patriotic Front, aveva deciso di instaurare una politica anti-cinese per difendere le proprie materie prime e recuperarne il controllo: la risposta di Pechino è stata la cessazione degli investimenti per la costruzione di infrastrutture[2]. Il risultato finale? I membri più anti-cinesi del Patriotic Front hanno lasciato il partito e la politica del governo è cambiata[3].

Relazioni Sino-sudamericane
L’America Latina è stretta nella morsa tra l’aquila, ovvero gli USA, e il dragone, cioè la Cina. Difatti la presenza cinese nell’America del Sud è aumentata con il progressivo disimpegno degli Stati Uniti nel territorio e presenta metodologie molto simili a quelle attuate in Africa. Quindi Pechino investe in infrastrutture, stringe rapporti economici per l’importazione di materie prime a basso prezzo, infine esporta prodotti finiti e fornisce sussidi economici senza particolari condizioni.
Gli Stati del Sudamerica sono afflitti dalla debolezza delle istituzioni politiche, la corruzione, la povertà, la scarsa integrazione tra i Paesi del semi-continente e il narcotraffico. Si tratta di problemi che rendono questi territori facili prede per la politica estera di Pechino, che cerca di guadagnare progressivamente una posizione egemonica nel sistema globale.

Dal 2000 ad oggi, sono diminuiti i flussi delle esportazioni dei Paesi Latino-americani verso gli USA (circa – 15%) e EU (circa – 5%) mentre si registra un aumento verso la Cina (circa + 15%). Il commercio internazionale di Stati come il Brasile, l’Uruguay, l’Argentina, il Colombia e l’Ecuador che esportano quasi esclusivamente prodotti agricoli e manifatturieri e combustibili fossili dipende per oltre il 30% dalla Cina, mentre il commercio internazionale della Cina dipende da questi paesi per meno del 2% [4].
Per dare un’idea più chiara, la Cina per questa regione rappresenta il oltre 70% dell’esportazioni totali, pari a circa il 10% del PIL dei Paesi, mentre essi costituiscono meno del 25% dell’esportazioni cinesi e pesano per 0.5% sul PIL del dragone. È chiaro che il rapporto è totalmente asimmetrico[5].

Riflessione
In conclusione, le politiche adottate da Pechino in Africa e America Latina sono molto simili. Gli stati vengono utilizzati come fonti di materie prime a basso prezzo e in cambio ricevono ingenti quantità di finanziamenti e di prodotti finiti e se ciò sembra apparentemente positivo, si traduce in realtà in un rapporto di totale dipendenza economica dalla Cina. Oltretutto, si riduce gradualmente il tasso di diversificazione della produzione per l’esportazione dei Paesi in analisi, poiché essi sono quasi costretti a esportare solo ciò che commerciano con la Cina. Inoltre, la Grand Strategy della Cina è quella di essere la nuova leader del sistema globale perciò la sua presenza in Africa e Sudamerica può cambiare i giochi di potere tra le varie potenze globali. Si veda il caso del yuan cinese o renmimbi: fino a poco fa era una valuta di poco conto, ora è riconosciuta dal FMI come valuta internazionalmente spendibile.
Al momento dall’Occidente tutto tace, non vi è un particolare interesse per questi temi e sulle implicazioni che essi avranno nel lungo periodo. Forse è arrivata l’ora di destinare un po’ più attenzione a questo ambito poiché queste aree del mondo perdurano in una situazione di povertà e instabilità politica, nonostante l’enorme quantità di denaro elargita (circa 1000 miliardi di dollari in 50 anni) e le politiche per risanare questi Stati. Adesso, tramite l’intensificazione della presenza cinese, le problematiche della corruzione e della violazione dei diritti umani nei paesi dell’America Latina e dell’Africa potranno soltanto peggiorare.
A cura di Mirjam Frakulla e Daniele Lavezzo
[1] Si tratta dell’appellativo con cui il governo cinese di Xi Jinping identifica il paese nei report che ne delineano la Grand Strategy. Si consiglia: R. Ranjan (2017) Inside China’s Grand Strategy: The Perspective from the People’s Republic by Ye Zicheng.
[2] L. Redvers (2011) China’s stake in Zambia’s election in BBC News, Lusaka.
[3] B. Sautman, 2015, “Racialization as Agency in Zambia-China Relations”, in Aleksandra W. Gadzala, Africa and Growth, Rowman&Littlefield, pp 127-143.
[4] T. Long (2016) The United States and Latin America: the Overstated decline of a Superpower, da The Latinamericanist.
[5] Il ruolo della Cina in America Latina è molto più di una questione commerciale, 2016, su Assinews.it, il Quotidiano Assicurativo.





