Intervista a Matteo Crea
“Produci Consuma Crea” è il nuovo album del cantante e attore fiorentino: ne parliamo insieme a lui
Matteo Crea, all’anagrafe Matteo Creatini, fiorentino, classe 1995, è una figura atipica nel panorama artistico italiano: un cantautore, attore e autore capace di attraversare linguaggi diversi mantenendo una cifra riconoscibile, fatta di ironia tagliente, osservazione sociale e uno sguardo profondamente contemporaneo. Produci Consuma Crea – fuori da 15 gennaio per di Edizioni di Zona – è il suo secondo album, dopo il debutto del 2022 intitolato Io non sono mai felice.
Nelle sue 9 tracce Produci Consuma Crea osserva con lucidità la generazione cresciuta negli anni ‘90, oggi trentenne, che si trova a vivere più dentro a un ingranaggio reimpostato che a un vero e proprio un progetto di vita. C’è l’autoironia, c’è il grottesco e il teatro della canzone tanto caro al cantante, che lo pratica anche durante i suoi live.

QUI SOTTO LA NOSTRA INTERVISTA A MATTEO CREA
La tua musica è politica e impegnata. Fin dal tuo primo disco hai come musa non tanto l’amore romantico come accade tipicamente, ma le disuguaglianze che dividono la nostra generazione da quella precedente in tema di realizzazione economica. Verso che età hai iniziato a ragionare su questi concetti? E perché metterli in musica?
Guarda io non credo che la mia musica sia politica, nel senso stretto del termine, non dico certo chi votare o elenco manovre elettorali ahaha…credo però che TUTTO sia politica e che anche fregarsene di ciò che ci accade attorno sia una scelta ben precisa da parte di chi la compie. In tutto ciò che faccio di artistico non c’è mai intento propagandistico ma la semplice e sincera riflessione di un ragazzo, nel primo album, e di un giovane uomo, nel secondo, sulla società che lo circonda, le storture che lo colpiscono e le storie che gli capitano a tiro, vissute o lette in giro.
Tu sei attore e cantautore, prima di entrare nel vivo del tuo nuovo disco, uscito lo scorso 16 gennaio per EDZ, raccontaci brevemente i tuoi primi passi nella musica: come hai iniziato a scrivere e a esibirti?
Ciao! Ciò che posso dirvi è che suono, canto e recito da quando ne ho memoria e cerco di utilizzare entrambe le forme artistiche per esprimere ciò che penso e provo, è proprio un riflesso naturale ormai, ho iniziato come tutti i primi anni del liceo con una band di amici e da lì ho fatto una lunga gavetta della quale sono fiero e che mi ha permesso di contaminarmi con molti generi differenti, perlopiù underground, stili di recitazione e punti di vista più “alti” e più “bassi” che piano piano hanno contribuito a formare il mio punto di vista personale, che cerco di mantenere più originale possibile e coerente alla mia persona.
C’è qualche libro, film o altro prodotto culturale che parla di queste tematiche che ti ha spinto ragionare e a cui sei affezionato?
Ce ne sono moltissime ma per questo album te ne cito 3 Toscani che sono poi anche dichiarati in alcune canzoni, un libro, un film e un disco : Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi che è un piccolo romanzo sulla presa di coscienza civile, Madonna che silenzio c’è stasera una commedia anni ’80 di Francesco Nuti che dietro l’apparenza surreale e un espediente love racconta in modo cinico un certo tipo di lavoro nella Prato di quegli anni e Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti e noi dei CCCP che ho citato chiaramente anche nel titolo dell’album.

Qualche volta nei brani tuoi parli comunque del buon caro vecchio amore. Che ruolo ha per te questo sentimento nella disastrata economia moderna?
Ho provato a scrivere questa risposta 10 volte e sembra sempre un Bacio Perugina quindi mi limiterò a dire che l’amore è come la dieta o allenarsi in palestra: sulla carta è molto semplice da mettere in atto ma nella pratica richiede una grande forza di volontà.
Nella tua bio social leggiamo “Agente immobiliare”: dicci di più
E’ semplicemente una gag nata con le persone che mi seguono per via della valigetta che porto sempre con me, di solito fa ridere perché i ragazzi e le ragazze più giovani che mi seguono sanno benissimo che sono un Cantautore ed un Attore mentre gli adulti non comprendono e se la prendono per i contenuti dei miei testi o dei miei monologhi.
In questi mesi stai facendo un tour in giro per l’Italia: ti capita prima o dopo il live di discutere coi tuoi spettatori delle tematiche delle tue canzoni?
Mi capita molto spesso, ho un pubblico estremamente attento e partecipativo sia sui social che dal vivo, mi piace molto confrontarmi con loro anche se è importante ricordare che la satira, l’arte, le canzoni ed i monologhi artistici che produco sono un conto, i dibattiti, la divulgazione ed il giornalismo per esempio, sono un altro par di maniche e non sono di mia competenza.
Citando Guccini: A canzoni si fanno rivoluzioni?
Se per rivoluzioni intendiamo un colpo di Stato non credo proprio, se per rivoluzioni intendiamo far riflettere, commuovere, innamorare, affrontare un momento brutto ad uno sconosciuto, sì, senza dubbio.
Nel pezzo Gatto nero elenchi una serie di cose e situazioni che ti fanno paura. Qual è la cosa che ti fa più paura in questo momento della tua vita? E quale ti rende più felice?
Citando proprio la canzone di cui parli mi spaventa
“Di non essere presente
Di non sentire niente
Che nessuno ci difenda e che il dolore ci diverta in TV”
Invece mi rendono felici molte cose ma oggi ti dico il mio gatto nero: Malocchio.
GRAZIE MATTEO E ALLA PROSSIMA!
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