AHIME’: LOSTATOBRADO racconta il suo nuovo album elettronico post-agricolo
Musica nuovissima per mondi antichissimi
Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra sono i 3 sound designer cresciuti nella provincia tosco-emiliana che nel 2023 hanno fondato il collettivo di musica elettronica post-agricola LOSTATOBRADO. La loro unione musicale li porta a sperimentare nella direzione di chi usa suoni nuovissimi per raccontare realtà naturali e sociali, dimenticate o ancestrali come Daniel Pes, con il suo Spira, che ci citeranno tra poco, o come il collettivo torinese Pietra Tonale che abbiamo avuto occasione di intervistare.
Lo scorso 12 dicembre sono usciti con il loro primo album intitolato Ahimè, che fa seguito all’ EP Canzoni contro la ragione (2024). Ahimè è un disco che vive sospeso in un non-tempo, mentre è particolarmente radicato in un luogo: l’appennino tosco-emiliano, di cui accoglie rumori, poesie (Sveno) e tradizioni, tra cui quella del Maggio Drammatico, la carnevalesca messinscena primaverile ancora diffusa nelle zone natali de LOSTATOBRADO, che appare anche in copertina. Si tratta di un insieme di brani in continua tensione, ma decisamente più luminoso e aperto del lavoro precedente, come si può ascoltare in Auguri e Chiome, fino alla dimensione prettamente acustica di Pergole.

Con Ahimè LOSTATOBRADO vuole raccontare “L’andirivieni del mondo, il su e giù del vivere, la magia dell’essere qua in questo momento”. Ma noi gli abbiamo chiesto di dirci qualcosina in più.
Partiamo dalle basi: come vi siete conosciuti e come avete deciso di fare musica assieme creando LOSTATOBRADO
Ci siamo conosciuti durante un corso post laurea in uno studio di registrazione. Ci siamo riconosciuti e dopo vari progettini e tentativi, Alessio Vanni un giorno ha detto “Basta, adesso suoniamo insieme”.
Ci sembra di capire che la vostra produzione musicale stia a cavallo tra strumenti di produzione futuristici e un forte legame con la tradizione rurale delle zone in cui siete cresciuti, tanto che vi definite un collettivo “musica elettronica sperimentale post-agricola” come vi è venuto in mente questo mix?
Non è stata un’idea particolarmente originale, ognuno ha semplicemente portato sé stesso e le sue visioni. Abbiamo un rapporto di amore e di odio con le nostre terre, sciagurate, lontane, isolate, cupe, abitudinarie, ma anche vitali, alcoliche, comicissime e familiari.
Avete delle reference nel vostro processo creativo, artisti o altri elementi che vi sono di ispirazione?
Thom Yorke, Jonny Greenwood, artigiani della musica elettronica, Jerskin Fendrix e le sue colonne sonore, Daniela Pes con il suo Spira, Franco Battiato, i Verdena.
Nello stesso periodo in cui fate uscire Ahimè, ci è capitato di intervistare un po’ di band che nella loro produzione musicale pongono l’accento sull’antitesi città/provincia. Vi sentite parte di questo gruppo?
Sicuramente ci siamo accorti in città di non essere poi così cittadini. Ci siamo accorti che crescere in provincia è diverso dal crescere in città.
In Chiome dite “La vita low budget rumore non fa”, cosa intendete?
Che ci sono un sacco di vite attorno noi senza i riflettori puntati, che non fanno rumore, ma ci sono.
Sveno, invece, recita una curiosa poesia
Concetto della mia giornata declamata da Sveno Notari in persona, ci ha colpito, ci sembrava un passaggio necessario prima di Pergole e il suo intro malinconico. Sveno è stato un grande poeta muratore. Esiste una raccolta delle sue poesie che si chiama “ed ecco un murator su un foglio chino”.
La copertina dell’album si rifà alla tradizione del Maggio Drammatico: avete mai avuto occasione di partecipare in prima persona a questa manifestazione?
Io (Lorenzo V.) ho suonato varie volte nel maggio, accompagnando i cantanti. È una tradizione di teatro popolare a cui sono legato anche per gli studi matti e disperatissimi che mio padre gli ha dedicato.
E’ vero che nella produzione dell’album avete usato l’IA? Cosa ne pensate di questo strumento?
Abbiamo usato l’IA in pomeriggi di delirio per generare immagini che parlassero dei nostri brani. Ne abbiamo fatto un uso giocherellone e ingenuo, utilizzando per altro un modello vecchio di ChatGPT che produceva immagini semi mostruose. Per il resto l’utilizzo dell’IA, ci interessa poco.
Un’ultima domanda che ci piace fare: dove vi immaginate risuonare la vostra musica?
Ovunque ci sia un bell’impianto.





