Canzoni per la notte: La Recensione di “Supernova” di MOBRICI

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Dopo tre anni di silenzio il cantautore lombardo torna con nuova musica, ma basta pensare ai Canova

Sono trascorsi quasi sei anni ormai dallo scioglimento dei Canova e ci sono ancora troppi ascoltatori che continuano a legare indissolubilmente MOBRICI con quello che fu il suo gruppo. La verità è che quel capitolo, seppur di grande importanza e mai dimenticato dal diretto interessato, appartiene al passato. Lo dimostra il fatto che proprio Supernova, terzo album in studio da solista del cantautore romano, arrivato a tre anni di distanza dal precedente GLI ANNI DI CRISTO, gli permette di superare il numero di dischi realizzati con la band culto dell’ItPop. MOBRICI ha ormai sviluppato uno stile tutto suo, con influenze che spaziano tra il cantautorato, il rock and roll e l’odierno pop internazionale, unito alla sua vocalità unica e inconfondibile.

Supernova ne è la prova tangibile e in appena 30 minuti di musica ci offre un compendio completo di chi è il Mobrici di oggi.

la copertina di Supernova

La partenza è affidata a Fede e al suo lento crescendo elettronico, che sfocia presto in un brano fresco e moderno, con sonorità che riecheggiano a tratti quelle di Birds Of A Feather di Billie Eilish. Tuttavia, nel momento in cui lui inizia a cantare, lo senti, lo riconosci immediatamente e ti senti come a casa. Segue Astri, che nel chorus recita vorrei dedicarti i ritornelli degli altri”, ma la verità è che il suo funziona alla perfezione e si candida per essere uno dei brani di punta del disco.

Già da questi primi due brani si comprende come MOBRICI abbia abbracciato un ampio spettro sonoro nel suo nuovo lavoro, composto da molti strumenti, che vanno dai più ricercati sintetizzatori e dal piano elettrico stile Rhodes che ascoltiamo in queste due prime tracce, ai più tradizionali pianoforte e chitarra. È proprio questa l’accoppiata che domina Canzoni Per La Notte, ballata lenta in cui la voce è assoluta protagonista e alcuni tocchi distorti di chitarra arricchiscono le trame del brano; mentre nella successiva Con La Lingua si torna su sonorità più spensierate e sognanti, intessute abilmente dalle tastiere per ornare perfettamente un testo molto malinconico.

Con Interstellar giunge il momento del primo ospite e Dimartino dimostra di riuscire a dare il meglio di sé proprio in queste situazioni “di coppia”, dove le voci dei due artisti si alternano e si sfiorano per poi intrecciarsi in maniera armoniosa, fornendo un’interpretazione molto intensa ed emozionante. Pur addicendosi più al titolo di quest’ultimo brano, è in realtà la successiva Stavo Meglio A Casa a trasportare l’ascoltatore nelle galassie più lontane grazie a un inatteso utilizzo del vocoder e a un arpeggio che, facendo tornare alla mente quello di The Funeral dei Band Of Horses, ci fa già presagire dove il brano vuole andare a parare.

Poi, all’improvviso, cambia tutto e MOBRICI esibisce tutta la sua vena più vivace e scanzonata con Primavera Totale, che con il suo pianoforte in stile honky tonk e la chitarra slide realizza un divertissement rock and roll di gusto, nel quale l’artista si inserisce con un cantato strascicato alla Vasco, come un brano del genere richiede. C’è tempo solo per una breve pausa per riprendere il fiato con Che Serata Stupida, ballad particolare ed insolita con sonorità molto anni ’80, prima di tornare a spingere sull’acceleratore con il blues rock di Sono Pazzo, in cui trova spazio il secondo e ultimo ospite del disco: Fulminacci. In un brano del genere la sua voce e la sua chitarra acustica funzionano alla perfezione, rendendo la frase del ritornello “sono pazzo, sto sul cazzo” già un inno che attende solo di essere gridato a squarciagola nei concerti.


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MOBRICI

La chiusura è affidata a Universal, che si connota per un’inaspettata chitarra classica e crea una ballata molto delicata, mediterranea, da sera d’estate. È con questa immagine molto vivida e proiettata a quei mesi caldi che, anche se ancora un po’ lontani, stanno per tornare, che si chiude un disco molto gradevole e in grado di raggiungere in maniera diretta l’ascoltatore, colpendolo nei sentimenti.

Come anticipato, MOBRICI ormai ha sviluppato uno stile tutto suo, fresco e contemporaneo, capace di vedere cosa succede oltreoceano e trarne le lezioni migliori, ma anche di far fede alla musica del passato. L’uso di certi suoni di tastiera o del piano elettrico, il ricorso a una batteria spesso ovattata e al basso suonato un po’ nello stile di Paul McCartney riportano direttamente ad alcune sonorità tipiche degli anni ’60 e ’70, ma rilette in chiave moderna. Stesso discorso vale per la sua penna, molto influenzata dai cantautori del passato, ma contestualmente capace di essere molto attuale nella sua semplicità.

Infine, non si può fare a meno di evidenziare la tendenza di MOBRICI a puntare spesso su ritornelli dalle melodie squisitamente cantabili, che ti aprono la bocca da sole per imbracciare i più classici dei singalong: in fondo non c’è cosa più bella che una canzone possa fare. Immaginiamo, quindi, che siano esattamente queste le sue aspettative per il concerto che lo vedrà impegnato l’11 marzo all’Alcatraz di Milano: fan che cantano con passione tutti i suoi brani, del presente e del passato.

la locandina per il concerto di MOBRICI all’Alcatraz il prossimo 11 marzo
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Studente di Linguaggi dei media ed inguaribile nostalgico del rock dei decenni passati. Ascolto sempre tanta musica e di generi sempre diversi per espandere le mie conoscenze. Nel tempo libero suono anche la chitarra e stilo classifiche. (@luca_gilmour70)

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