From the Fields, un album multisensoriale
I The Fields debuttano con un album che unisce sogno e trasgressione, psichedelia e disagio esistenziale. Con una breve intervista hanno deciso di raccontarci il loro progetto.
Gli artisti
The Fields nasce dalla collaborazione di Mattia Vanin con il chitarrista Riccardo Fischer, i quali, insieme al secondo chitarrista Samuele Grada fanno uscire il singolo Urla con me nel 2022. In seguito si aggiungono Federico Rossi, violinista, bassista e tastierista e Niccolò Nascimben, batterista e produttore.
I cinque artisti, durante un’intervista, ci hanno parlato del loro progetto musicale e del loro ultimo album, From the Fields, uscito il 24 febbraio 2023. La parola “fields” significa “campi” e richiama la natura e la campagna a cui gli artisti si sentono legati.
The Fields raccontano che «tutto è cominciato nel bel mezzo dei campi di provincia dove, coperti da un cielo stellato, dal calore del fuoco e da un vecchio baracchino abbiamo dato vita alla fase di creazione iniziale delle nostre melodie».

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From the Fields, tra sperimentazione e psichedelia
From the Fields è un album multisensoriale che riesce a comunicare con la fusione di suoni originali e testi accattivanti.
Spiegano gli artisti:
Con quest’album abbiamo cercato di differenziarci il più possibile, dando vita a una composizione ricca di contrasti e trattando temi introspettivi che suscitano emozioni forti nell’ascoltatore
I cinque giovani artisti dicono di ispirarsi ai big della musica rock e blues psichedelica come Pink Floyd, Beatles, The Doors, Jefferson Airplane, Manu Chao. La base pop rock dei brani di From the Fields è quindi facilmente riconoscibile. Ad essa si aggiungono la sperimentazione di altri generi e nuove sonorità.
Il violino di Federico Rossi, per esempio, fa da padrone ne Il castello del fanciullo che ricorda una ballata celtica. Dimmi Dimmi, invece, richiama il jazz, con la tromba di Tristano Vidal e il pianoforte di Federico Daniel che improvvisano sulla base del walking bass.
Le improvvisazioni e gli assoli, ma soprattutto la voce trascinata e spesso urlata di Mattia Vanin danno l’accento onirico e psichedelico all’album. La copertina, con un albero capovolto su cielo rosa chimico, anticipa un mondo contaminato dalla surrealtà tipica del sogno che si ritrova nei brani. L’incubo di chi sente di aver sprecato la vita per un amore vano, ad esempio, si traduce nelle sovrapposizioni di voci straziate di La mia vita per te.

Uscire dal Castello dell’omologazione
I testi di From the Fields lasciano trasparire un senso di disagio esistenziale alleviato solo da frammenti di speranza. Il senso di straniamento, spiegano gli artisti, è dovuto al fatto di vivere in un paese retrogrado e diviso, che limita la piena espressione della creatività e porta alla solitudine e all’isolamento.
Per esprimere questo disagio The Fields giocano sulla ripetizione e sul loop di parole, a rimarcare la voglia di libertà in un mondo che, come dice È ora, è «crudo, insignificante, insipido (…) dove l’amore appassisce».
Ma l’album esprime anche la ribellione alla solitudine e all’omologazione. Se la voglia di distruggere e partire si ritrova in Paese, il brano Puoi essere te è un inno all’affermazione di se stessi.
Il castello del fanciullo, invece, racconta la storia del fanciullo recluso nel castello in cui magia e realtà si mischiano. Il mondo è ribaltato e caotico, mentre il sole rappresenta l’unica speranza di futuro. Anche questo brano è un invito a guardare la realtà in modo originale, senza cadere nel luogo comune o farsi calpestare dal buio del castello.
Siamo a cavallo, racconta la band, «non è stato affatto una passeggiata, sia per la sua lunghezza ma soprattutto per la varietà di suoni al suo interno». Il brano, di oltre 7 minuti di durata, regala gli assoli più belli di tutto l’album. Siamo a cavallo contiene l’essenza di From the Fields, l’idea di andare nonostante tutto, di partire per mezzo della musica.
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Cala il sipario
L’album si conclude con Cala il sipario, in cui la tromba di Tristano Vidal e il contrabbasso di Tommaso Nascimben si rincorrono in un discorso malinconico. Alla tromba sconsolata vengono in aiuto le calde note del contrabbasso che avvolgono l’ascoltatore fino alla fine.
Ma è una fine fittizia, quella di From the Fields, perché sarà immediata la voglia di riascoltare quei brani che invadono la mente come i sogni di cui parlano. L’adrenalina e la sensazione di vivere in un mondo fantastico vi accompagneranno nell’attesa di ascoltare live questi giovani artisti.
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