“Stare al mondo” secondo Matteo Alieno – Recensione
Il terzo album di Matteo Alieno sa di famiglia, cura e vicinanza. Un manuale imperfetto per provare stare al mondo
“Se finisci fuori pista c’è più vista”, così canta Matteo Alieno in Chi Vince Che Vince?, uno dei singoli che ha anticipato il suo nuovo disco stare al mondo disponibile da oggi 27 marzo 2026.

Un disco che pone tante domande e non ha l’obiettivo di dare delle risposte ma, al contrario, di prenderti per mano mentre le cerchi. Parla a chi almeno una volta nella vita si è sentito fuori posto, in ritardo rispetto agli altri, e sta ancora cercando un proprio modo di stare al mondo, abitare il proprio tempo ed esistere nel proprio personalissimo modo.
Il disco è una raccolta di dieci tracce di pop cantautorale che affondano le radici nel panorama degli anni ’70, sia italiano che internazionale, con richiami ai grandi cantautori che hanno formato l’autore, tra cui Lucio Dalla, Lucio Battisti e Rino Gaetano, ma anche a una corrente più contemporanea come quella di Giovanni Truppi. Il risultato è un lavoro genuino, che nasce da un’urgenza espressiva e che riesce ad essere sia introspettivo che giocoso. Nato e cresciuto a Londra, nell’album si sente una particolare cura per il suono e gli arrangiamenti: tutti gli strumenti sono suonati dal vivo e, in un’epoca in cui spesso viene preferito il digitale, è una scelta coraggiosa.
A tenere insieme il tutto è la scrittura inconfondibile di Matteo Alieno. I suoi testi sono immediati e sinceri, si muovono in equilibrio tra ironia e malinconia. Il suo modo di raccontare le situazioni per immagini non è mai banale: si sofferma sui piccoli dettagli che rendono una situazione personale ma nella quale, paradossalmente, tutti possono riconoscersi.
Il pianoforte è uno dei protagonisti assoluti e spesso occupa un suo spazio centrale nell’inciso dei brani, come in Chi Vince Che Vince? che si apre con una linea melodica semplice ma riconoscibile. Non manca però varietà nei suoni e negli ambienti sonori che si creano: da un lato ci sono brani musicalmente molto ricchi come Ansia, che suona quasi come un inno da cantare in coro. Qui il richiamo ai Beatles, al britpop e al rock anni ’70 è evidente, la sezione dei fiati è centrale ed è ciò che la rende riconoscibile. Il ritornello si ripete come uno slogan, dando voce a chi rivendica il diritto di vivere senza la pressione delle aspettative altrui.
Video Ufficiale del singolo Spalle di Matteo Alieno
A questi si alternano brani più intimi, in cui la voce e il testo sono i veri protagonisti e il pianoforte fa da cornice. È il caso di Spalle, un pezzo delicato che racconta il conforto e la leggerezza che una persona speciale può portare nella vita, dove gli strumenti si riducono, il brano viene spogliato del superfluo e rimane solo l’essenziale.
In questo viaggio c’è spazio anche per la sperimentazione e per un uso più narrativo del suono, vicino quasi alla sinestesia. In persone, il brano più sperimentale e che più si discosta stilisticamente dalle altre tracce, il ritmo si fa incalzante, inquieto, trasmettendo un’urgenza quasi apocalittica. Gli strumenti musicali stessi danno l’impressione di una fuga sonora fatta di inciampi. Il risultato è un’atmosfera onirica, tesa e in forte contrasto con la traccia successiva, si può fare, l’ultima tappa di questo viaggio.
In questa troviamo una tregua dopo la corsa frenetica di persone, con una chiusura che contiene un po’ il senso di tutto il disco: “senza niente si può fare comunque”. Un incoraggiamento che suggerisce come non serva essere perfetti o uniformarsi alle aspettative degli altri per avere il diritto di esistere. Trovare il proprio posto può voler dire proprio questo: avere il coraggio di percorrere una strada che non è ancora stata esplorata da nessuno.

Il disco non si limita però ad analizzare solo il senso di disagio, ma affronta anche il tema degli affetti come appiglio per resistere nei momenti di sconforto. In Piselli si parla di amicizia disinteressata in modo ironico ma profondo: l’amicizia non è vista come un investimento e anzi, viene descritta come inutile. La sua unica funzione è il piacere puro di stare con qualcuno proprio perché non è perfetto. In fossi più leggera, invece, il tema è quello del rispecchiarsi nell’altro e dell’ammirazione verso chi è riuscito a trovare il proprio mondo ed equilibrio lasciando andare tutto il resto.
Nonostante nel corso del disco ci siano spesso dei cambi di mood, Alieno riesce a muoversi in modo naturale tra momenti più introspettivi e altri più leggeri senza mai perdere sé stesso e la propria coerenza. Il filo conduttore di tutto è proprio questo: cercare il proprio modo di essere, sperimentando, senza mai rinunciare alla propria identità e unicità.
La sensazione che ci lascia è di profonda familiarità, di cura e vicinanza. stare al mondo è un disco che ti comprende quando non sai dove stai andando e che riesce a trasformare il disorientamento che tutti, almeno una volta nella vita, hanno provato in qualcosa di condiviso ricordando che, in fondo, “la verità è che nessuno sa stare al mondo tranne chi non capisce niente”.
In copertina Matteo Alieno fotografato da Benedetta Pionati
Articolo scritto da Alessia Ritt





