Un nuovo km 0,500: la resilienza di Genova

Intervista a Daniele Lavezzo e Davide Piccoli, i fondatori dell’associazione non-profit “Un nuovo km 0,500”

Daniele Lavezzo e Davide Piccoli sono due ragazzi genovesi di 23 anni. Daniele ha studiato Economia e Commercio all’Università di Genova e, dopo essersi laureato nel 2018, ha deciso di continuare gli studi all’università della Svizzera italiana dove frequenta la facoltà di Economia e Politiche Internazionali. Anche Davide si è laureato all’Università di Genova in Teorie e Tecniche della Mediazione Interlinguistica ed attualmente è iscritto all’Università di Bergamo dove studia Planning and Management of Tourism Systems. La vita da studenti fuori sede li ha allontanati solo fisicamente da Genova, che continua a custodire il loro cuore.

Il 14 agosto 2018, circa un mese prima della loro partenza verso il nuovo cammino universitario, il viadotto Morandi, uno dei simboli della città, è crollato, portando con se quarantatrè persone e lasciando una ferita indelebile nei cuori dei genovesi. Nonostante la tragedia, la città non si è piegata e tutta la comunità locale ha dato prova di incredibile resilienza. Ed è stato proprio desiderio di rinascita della Sublime che ha spinto Davide e Daniele a fondare un’associazione non-profit, “Un nuovo km 0,500”, che ha un bellissimo obiettivo, ma di questo vi parleranno loro stessi.

Davide (sx) Daniele (dx) i due fondatori del progetto
A sinistra Davide Piccoli, a destra Daniele Lavezzo, i due fondatori dell’associazione.

Ciao ragazzi! Grazie ancora per aver accettato l’intervista. Se per voi va bene, iniziamo a parlare un po’ della vostra associazione e del progetto, com’è nata l’idea?

DL: Ciao Mirjam, certamente. L’idea è nata casualmente a febbraio 2019, mentre eravamo nel nostro bar di fiducia a prendere un caffè. Ormai entrambi ci trovavamo fuori Genova da 6 mesi e in quel frangente di tempo molti ci avevano chiesto come era la situazione in città e come avevamo vissuto la caduta del viadotto Morandi. Quando a settembre siamo partiti da Genova, ci siamo ripromessi di utilizzare le nostre conoscenze per contribuire alla rinascita della nostra città, rispondendo ad una esortazione del Sindaco nel corso delle Lodi’s night, un evento che l’Università di Genova organizza per premiare coloro che si sono laureati con votazione di 110 o 110 e lode. Utilizzando, quindi, le nostre esperienze accademiche, per lo più quelle legate al settore non profit, alla gestione delle risorse e il public management, abbiamo scritto un primo brief del progetto che ha subito ricevuto apprezzamenti.

DP: Si esatto! Quindi, abbiamo deciso di andare avanti e fondare un’associazione di promozione sociale con lo scopo di organizzare una mostra dedicata alla città ed agli eventi accaduti; per essere completamente trasparenti verso le istituzioni pubbliche ed i vari partner con cui abbiamo avviato una fitta collaborazione. Il progetto si chiama Un nuovo Km 0,500 perché al suddetto chilometro dell’autostrada A10, sul viadotto Morandi, pochi mesi prima della caduta, è nato un bambino: la nostra idea è quella di celebrare la resilienza dei genovesi e la rinascita della città, che nonostante la ferita e le quarantatré vittime, si è saputa rialzare e piano piano è tornata alla normalità, ma senza scordarsi mai di ciò che è accaduto.

Logo dell'associazione
Immagine che ritrae il logo dell’associazione, copyright Un nuovo km 0,500.

Durante la stesura delle pratiche burocratiche per cercare il supporto dei vari enti pubblici e partner a cui vi siete rivolti avete riscontrato delle difficoltà?

DL: Le pratiche burocratiche hanno le loro tempistiche, si sa, ma dobbiamo dire che abbiamo ricevuto il pieno sostegno da tutti coloro ai quali ci siamo rivolti. Certamente c’è ancora molto lavoro da fare, ma il network che in questi mesi è stato costruito è stabile e ci auguriamo continui a crescere.

Come pensate di organizzare la mostra e gestire la raccolta fondi e chi vi può partecipare? Nel senso: i nostri lettori, qualora volessero, potrebbero darvi una mano in qualche modo?

DP: La mostra, che vorremo inaugurare nel mese di ottobre, si articola in 3 sale: nella prima sala verrà trasmesso un video che ripercorre gli ultimi 2 anni della città, dalla caduta del ponte Morandi fino all’inaugurazione del nuovo ponte. La seconda, invece, sarà composta da quarantaquattro testimonianze, numero non casuale. Infatti, sarebbe meglio dire che le testimonianze saranno 43 + 1 poiché questa sala vuole ricordare le vittime del crollo del ponte, che da quel maledetto giorno è divenuto simbolo della morte. Ma, allo stesso tempo,si celebra la vita e la rinascita della città con la quarantaquattresima testimonianza, la storia di quel bambino che è nato sul viadotto prima di quel 14 agosto, divenendo quindi simbolo della resilienza. La terza sala, infine vuole dare voce agli studenti genovesi e, pertanto, abbiamo richiesto all’Università degli Studi di Genova e all’Accademia Liguistica di Belle Arti la loro disponibilità a fornire un contributo su come la rinascita della città sia vista dai giovani.

DL: Per quanto riguarda la raccolta fondi, al momento stiamo lavorando per definire in modo preciso il preventivo ed i costi. Nei prossimi mesi lanceremo una campagna di raccolta soci e tutte le quote verranno utilizzate per la realizzazione della mostra. Di certo la situazione attuale, con una pandemia globale in circolazione, non è di grande aiuto, tuttavia non ci fermiamo e continuiamo con lo smart working, tramite incontri telematici con i vari advisor. Inoltre, richiederemo anche ad alcune aziende e banche genovesi un piccolo contributo. Infine, abbiamo deciso che una volta terminata la mostra, il ricavo verrà devoluto in beneficenza: la nostra idea è quella di istituire delle borse di studio destinate a persone che hanno subito gravi danni proprio a causa della caduta del viadotto, in particolare tutti coloro che vivono nella ex “zona rossa” (1), ma anche agli studenti i cui genitori hanno perso il lavoro nella “zona rossa”.

Copyright Un nuovo km 0,500.

Un lavoro veramente incredibile e che richiede sicuramente tanto sforzo. A proposito, siete soli o c’è qualcuno che vi aiuta?

DP: Per fortuna no! Vista la mole di lavoro, stiamo costruendo una squadra che ci aiuti a realizzare tutto! Al momento, chiaramente oltre a te Mirjam, c’è anche Laura, una studentessa come noi. Entrambe ci aiutate con la gestione dei social network, giacché colgo l’occasione per ricordarvi si seguirci nelle nostre pagine Instagram e Facebook per rimanere aggiornati. Mentre, per la parte artistica, recentemente,  Morena, Arianna e Federico si sono offerti di aiutarci a delineare più specificatamente il contenuto della mostra.

DL: aggiungo solo che poiché uno dei nostri obiettivi è quello di permettere a giovani studenti di mettere in pratica le proprie conoscenze accademiche, siamo sempre disponibili ad allargare la nostra squadra a chiunque sia interessato. A tal proposito, restiamo disponibili per chi volesse ulteriori informazioni: scriveteci pure in direct su Instagram e Facebook oppure al nostro indirizzo e-mail unnuokokm0.500@gmail.com .

Ultima domanda prima di salutarci: perché portate avanti questo progetto? Qual è il vostro obiettivo?

DP: Il nostro obiettivo è quello di mostrare come la città di Genova si è rialzata e guarda al futuro. Un futuro dove temi come la sostenibilità ambientale e la buona governance dovranno essere la guida della comunità genovese. Inoltre, la mostra sarà espressione della città e permetterà a tante persone di fornire un loro contributo e poter esprimere le loro sensazioni e i loro sentimenti su un tema che è a cuore a tutta la cittadinanza, in quanto il ponte Morandi, era un simbolo per la città, era un “amico” che accompagnava quotidianamente la vita cittadina.

Porto Antico di Genova, copyright Laura Lagrotteria.

(1) Il termine zona rossa non fa riferimento ai DCPM del 4 e del 9 marzo, ma in questo caso, è usato per identificare le aree della città che hanno riportato maggiori danni dopo la caduta del ponte.

Copyright immagine in evidenza Laura Lagrotteria.

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?” (Harper Lee) Ciao a tutti! Sono Mirjam e faccio parte del team di blogger di Cogito! Scrivo di ciò che vedo, mi piace leggere, ascoltare musica, fare foto e prendere una valigia e scappare tutte le volte che ne ho l'occasione.

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