Neuralink: il progresso transumanista

Neuralink: l’azienda di Elon Musk mira a rivoluzionare le neuroscienze

Siamo nella San Francisco Bay Arena, nel sud della California, zona nota ai più come Silicon Valley, il cui nome deriva dalla presenza del silicio, con cui qui si costruivano i primi microcircuiti. La presenza di colossi dell’industria tecnologica del calibro di Google, Apple e Ibm ha reso quest’area il primo esempio di parco scientifico mondiale.

Immaginate di essere un CEO e co-fondatore di una delle aziende più grandi al mondo, Tesla, e di essere riusciti a fondare, a soli vent’anni, una start-up – Paypal – che ha rivoluzionato il mondo dei pagamenti online. Per poi passare a Solar City, azienda leader nel settore dell’energia rinnovabile, e poi a SpaceX, azienda del settore aereospaziale che mira a colonizzare Marte e lo spazio. Ecco, se nel vostro documento di riconoscimento si legge “Elon Musk”, tutto questo non vi stupirà.

Una nuova visione del futuro

Elon Musk, il fisico originario di Pretoria, figlio di Errol ingegnere elettromeccanico sudafricano, è riconosciuto in tutto il mondo come il “Thomas Edison” dei nostri tempi. La sua concezione del mondo e del futuro, nonché la sua visione imprenditoriale, prevede che il successo di un prodotto dipenda dalla sua sostenibilità ma, soprattutto, da quanto esso riesca a migliorare la vita non solo di una élite ma della gran parte della popolazione. Non a caso il termine “All”(tutti) è sicuramente la parola più ricorrente nelle presentazioni dei suoi prodotti.

Queste convinzioni stanno alla base della sua nuova creazione: Neuralink. L’azienda di neurotecnologie, fondata nel 2017, ha lo scopo di sviluppare interfacce neuronali al fine di mettere in comunicazione il cervello umano con le intelligenze artificiali.

Il nostro obiettivo è quello di risolvere problemi spinali e cerebrali importanti con un dispositivo impiantabile

Elon Musk

Queste sono le parole introduttive pronunciate da Musk all’inizio della presentazione del 29 Agosto 2020, in cui sono stati annunciati i nuovi aggiornamenti sullo sviluppo della tecnologia.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Un obiettivo concreto

Neuralink si pone come obiettivo principale quello di contrastare qualsiasi tipo di disturbo neurologico. Le malattie neurologiche comprendono tutti quei disturbi che possono interessare sia il sistema nervoso centrale (come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla), sia il sistema nervoso periferico (come polineuropatie, miastenia, miopatie). L’incidenza di questi disturbi, in Italia e nel mondo, è molto elevata. Infatti, la nostra vita quotidiana sempre più frenetica, lo stress costante, le delusioni, i fallimenti, le aspettative sempre troppo alte, fanno sì che ognuno di noi debba combattere con qualche tipo di disturbo: dalla più semplice ansia, all’insonnia, all’emicrania, fino ad arrivare a patologie più gravi come depressione, paralisi, cecità, danni al cervello.

Credo che tante persone non realizzino questa cosa, ma tutti i vostri sensi, la vostra vista, l’udito, le sensazioni, il dolore, sono tutti segnali elettrici mandati dai neuroni al vostro cervello. Se poteste correggere questi segnali, riuscireste a risolvere qualsiasi problema

Elon Musk

Tra passato e presente: la rivoluzione di Neuralink

The Link, il dispositivo impiantabile progettato da Neuralink, dovrebbe funzionare come una sorta di “fitbit nel cranio”, una sorta di contapassi delle nostre attività sensoriali. I primi studi sulle traduzioni delle nostre sensazioni celebrali in dati digitali risalgono al 2006. La prima importante invenzione fu l’Utah Array, un dispositivo contenente circa 1000 canali per array il cui utilizzo, purtroppo, comportava necessariamente la presenza di personale medico qualificato. Altri passi in avanti sono stati fatti con la tecnica della stimolazione celebrale profonda (deep brain stimulation), che consiste nel porre pochi elettrodi nello scalpo e generare una un’alterazione elettrica. Tuttavia quest’ultima riesce a individuare solo una parte delle interconnessioni celebrali: è come prendere a schiaffi un televisore nella speranza che funzioni, cosa che può accadere a volte ma non sempre.

La vera rivoluzione di The Link ha riguardato sia il design, con la sua forma a monetina facilmente adagiata sullo scalpo e i suoi 1024 sottilissimi fili, che consentono di trarre informazioni direttamente dalla nostra corteccia celebrale (la zona dove sono racchiuse tutte le nostre funzioni cognitive), sia la comunicazione con l’esterno tramite sistema wireless. Un’altra importante novità riguarda le modalità di installazione del dispositivo, che non necessita più di personale medico ma unicamente di un robot chirurgico che si occupa di rimuovere una parte del cranio e di inserire gli elettrodi e il dispositivo.

Credits: Wkimedia Commons / Steve Jurvetson / CC BY

Il progresso a sostegno dell’uomo

I primi esperimenti di The Link attuati hanno finora riguardato esclusivamente animali. La Food and Drug Administration, l’ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici, ha dato la propria autorizzazione sulle sperimentazioni cliniche su volontari, lasciando intuire che, in un futuro non molto lontano, questo dispositivo potrà contribuire a migliorare le nostre vite.

Il progresso, prospettato da Neuralink e da Elon Musk, ci lascia intravedere un mondo in cui finalmente si potrà anche solo concedere una parvenza di normalità a chi soffre di patologie dovute a malfunzionamenti cerebrali. Ancora una volta, dentro quella “valle del Silicio”, qualcuno ci dimostra quanto grande possa essere la potenzialità scientifico-tecnologica dell’uomo e quanto lontana essa si possa ergere.

Per approfondire: Neuralink

Immagine in copertina: Foto di Gordon Johnson da Pixabay

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Studente d'Ingegneria, amante del mondo, della bellezza, dei numeri. La scrittura mi permette di unire la cultura umanistica con la scienza, due mondi apparentemente distanti ma in verità complementari, indispensabili l'uno per l'altro. Cerco di vivere la mia vita alla costante ricerca di un'incognita “x", in grado di dare una risposta a tutte le mie domande. Come scriveva Montale “sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai, perché tutte le immagini portano scritto: più in là”!

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