Osservare il Sole da vicino grazie alla Parker Solar Probe
Come la Parker Solar Probe sfrutta i principi basilari della fisica per offrirci nuove informazioni riguardo la nostra cara amata stella, il Sole.
Notoriamente, fin da bambini, abbiamo sempre cercato di guardarlo ma è sempre risultato impossibile riuscire a osservare bene il Sole e così ci siamo crogiolati nell’immaginario collettivo di come fosse, colorando di giallo vivo tutti i nostri disegni.
Infatti, questa enorme sfera bollente, che sta al centro della nostra galassia, è stata nel mirino di molti studiosi nel corso dei secoli: dall’uomo preistorico, passando per Galilei e Copernico, fino agli anni 60′ con le prime missioni spaziali.
L’ultima missione spaziale è la Parker Solare Probe, una sonda che sino al 2025 ci darà informazioni sul Sole mai ottenute prima.
Essa è stata chiamata Parker, in onore di Eugene Parker, astronomo statunitense, che negli anni ’50 fu il primo a sviluppare una teoria riguardante l’esistenza dei venti solari.
Studiare l’origine dei venti solari e il violento flusso di particelle proveniente dalla corona solare è l’obiettivo principale della missione, che cerca di rispondere e risolvere grandi interrogativi dell’uomo come quello del ruolo delle correnti magnetiche provenienti dal sole sul nostro pianeta.
La missione, iniziata il 12 agosto 2018, ha superato diversi step prima di iniziare a mandarci dati inediti.
È stata lanciata in modo tale da sfruttare al massimo le orbite ellittiche dei pianeti, arrivando nell’Ottobre 2018 nell’orbita di Venere con una velocità pari da riuscire a colmare la distanza Roma-Napoli in 1 secondo; successivamente ha sfruttato la spinta della forza gravitazionale per essere rilanciata come se fosse una fionda più vicino possibile all’orbita solare, nel Dicembre 2018.
Ad oggi, si trova a svolgere il quarto avvicinamento al Sole sfruttando ad ogni avvicinamento la spinta gravitazionale fornita dalle orbite ellittiche che compie nel suo moto.

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È strano – e al contempo affascinante – pensare come le leggi basilari della Fisica Classica e della Fisica Generale, unite ad un immenso lavoro di Ingegneria, possano permettere ad una sonda di 600 kg di rimbalzare da un’orbita all’altra con velocità di 692 km/h. E allo stesso tempo resistere alle alte temperature di decine di migliaia di gradi attorno alla nostra Stella per studiarne gli effetti che per anni abbiamo soltanto potuto immaginare.
Per approfondire: gli aggiornamenti della missione della Parker Solar Probe
Credits immagine di copertina: NASA/Naval Research Laboratory/Parker Solar Probe





