Beyond the lyrics: Iron Sky – Paolo Nutini

Un testo visionario in uno scenario apocalittico che non è molto distante da quello che stiamo vivendo oggi, nell’era Covid-19

Ci sono canzoni che – ad un primo ascolto – ci sembrano infinitamente distanti, quasi appartenessero ad un’altra epoca e non alla nostra, anche se la data di registrazione prova oggettivamente il contrario. Un po’ per il testo visionario, un po’ per il sound molto rock figlio degli anni ‘70, Iron Sky di Paolo Nutini rientra perfettamente nella categoria di cui fanno parte i pezzi sopra descritti. Ascoltandola ora, ma soprattutto guardando il cortometraggio che è stato realizzato per darle un volto (e di cui parleremo approfonditamente in seguito), ci accorgiamo che, sebbene la canzone sia uscita nel 2014, Nutini stava cantando un po’ più in là, per orecchie del futuro: le nostre. È proprio in questo momento di sconforto generale che le parole scritte dal cantautore britannico ci servono più che mai, perché descrivono perfettamente quello che stiamo vivendo.

L’album

By Source, Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=42573119

Caustic Love (2014) è il terzo album in studio del cantautore italo-scozzese, pubblicato a cinque anni di distanza dal precedente Sunny side up (2009), che lo aveva consacrato al successo. E dal precedente e commerciale disco vuole discostarsi di molto Paolo, intraprendendo un viaggio verso suoni più dark e verso tematiche più importanti. Come dice il titolo, il punto centrale dell’album è l’amore caustico, corrosivo. Il filo rosso che collega tutte le canzoni è probabilmente la loro intrinseca tossicità, di cui non ci accorgiamo immediatamente poiché ci arriva solo in un secondo momento, come il retrogusto del caffè aromatizzato una volta che abbiamo finito di berlo. Ma è una tossicità buona, che – pungendoci – ci offre diversi punti di riflessione.

Beyond the lyrics

Arriviamo dunque al cuore dell’articolo, ovvero l’analisi del testo della canzone. Ad una prima lettura ci sembra abbastanza complicato e per alcuni versi addirittura incomprensibile. L’unica cosa che ci appare chiara fin da subito è che quello che viene dipinto in questi versi è il ritratto di una società raffigurata in un momento di crisi, dovuta a cause principalmente sconosciute. Per questo motivo si può benissimo attribuire alla situazione che stiamo vivendo in questo periodo.

Il testo si apre con un ossimoro: we (noi) are proud individuals (individui). Nutini accosta un pronome che implica la collettività, ovvero noi, ad un nome (individui) che si fa portavoce della singolarità. Questa contrapposizione è un punto chiave della canzone: la società ci impone di essere tutti uguali, un we, mentre noi dobbiamo farci forza e comportarci come individui. Solo in questo modo potremmo trovare the power (la forza) che è insita dentro ognuno di noi e che ci permetterà di superare ogni cosa: sia l’amore che l’odio, per arrivare ad uno stato di libertà d’animo privo da ogni sentimento e condizionamento.

Prima di fare questo, però, noi come esseri umani cerchiamo di trovare la salvezza in qualcosa di esterno: ovvero Dio o la religione. Ma niente e nessuno – e questo viene ribadito con insistenza per ben due versi consecutivi but no one/no nobody – potrà darci il famoso potere di oltrepassare le difficoltà, che risiede esclusivamente in noi stessi. Ed eccoci arrivati alla metafora cardine dell’intera canzone: la nostra mente è un cielo di ferro (iron sky), intesa come una sorta di armatura dell’anima, e siamo proprio noi a decidere se indossarla o meno. Grazie al suo potere riusciremo ad essere finalmente liberi e privi di ogni paura.

Ma la realtà non è così semplice e questo ci viene subito ricordato nel verso successivo. La vita è – metaforicamente – un sogno che non può respirare e che si deposita invano sotto forma di gocce sulle pareti dei muri innalzati dalla società stessa e generato una confusione di massa che ha a sua volta nutrito la cecità. Ed è proprio a tutto questo che dovremmo innalzarci e reagire.

Il discorso di Charlie Chaplin

Di Trailer screenshot – The Great Dictator trailer

A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui.

Discorso all’umanità, Charlie Chaplin tratto da il Grande Dittatore (1940)

Il testo ci lascia dunque molte domande, molti quesiti in sospeso che ad un ascolto superficiale possono passare come irrisolti. In realtà Nutini nasconde la chiave dell’interpretazione del testo nelle parole del protagonista di un grandissimo film.

Il fatidico potere di cui si parla nel testo, quello che ci permetterà di vestire l’armatura di ferro per sfiorare il cielo – e quindi la libertà – non risiede altro che nell’ umanità. Nel comportarci come esseri umani, proprio perché è la nostra natura, a differenza di ciò che ci viene imposto dall’alto (dittatori e mass media).

Il Video

You can feel it in the air, a thick heavy energy everywhere, people are burnt out, drained…people are dying. Then they bang you with the headaches.”

Puoi sentirlo nell’aria, ovunque c’è una spessa e pesante forma di energia, le persone sono portate al limite, trascinate…le persone stanno morendo. E poi ti colpiscono con i mal di testa.

Donna intervistata all’inizio del video che descrive i sintomi di questa pandemia sconosciuta

Il video di questa canzone, che in realtà è un bellissimo cortometraggio vincitore di svariati premi. Al centro di questo breve film vi è un’ipotetico regime totalitario che controlla la popolazione trasmettendo suoni esasperanti. L’effetto prolungato di questi suoni sono fortissimi mal di testa, convulsioni, fino ad arrivare alla morte. L’unico antidoto a questa patologia sconosciuta è l’assunzione di una droga fittizia chiamata Aurora che viene venduta esclusivamente per contrabbando. Il video mostra chiaramente i sintomi che affliggono gli esseri umani, portandoli alla morte, senza prima avergli fatto patire le pene dell’inferno mentre erano ancora in vita. Eppure, la gente non si arrende, bensì cerca di sconfiggere questo nemico con le proprie forze: chi danzando, chi facendo yoga, chi pregando.

Il focus del video non è il regime totalitario, bensì come le diverse persone imparano a sopravvivere in questa situazione. Ed è la lezione di questo istinto di sopravvivenza che ci dobbiamo portare a casa.

Anche se quello a cui dobbiamo far fronte in questi giorni non è un regime totalitario, bensì qualcosa di molto più grande e difficilmente controllabile, dobbiamo prendere esempio dalle parole di questa canzone per trovare dentro di noi la forza di superare tutto questo, ognuno a modo proprio. Solo costruendo la nostra armatura, il nostro iron sky, potremmo finalmente raggiungere la libertà nella speranza che tutto questo finisca il prima possibile.

Elisabetta, per gli amici assolutamente non Betta. Divoro libri a colazione, manuali di Anatomia a pranzo, a cena invece preferisco il cibo vero. Quando non scrivo, penso, quando non penso, scrivo. Credo fermamente nell'esistenza degli universi paralleli, nell'auto-ironia, nei numeri primi, nell'utilizzo corretto della punteggiatura, nel potere della Forza, nel numero 42, nell'equazione di Dirac, negli ossimori e nella serendipità. Mi piace definirmi senza troppe definizioni.

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