Le tre età della quarantena #2: Il ragazzo: il tutto e il nulla
«I fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini il niente nel tutto.» G. Leopardi
“PRONTOO?
Ragazzi, ci siete?
Mi sentite?
Qualcuno può rispondere?”
Sì, prof
Sì
Sì, buongiorno
Buongiorno, prof, sì
Sì prof, buongiorno
Sì
Sì la sentiamo
Sì, si sente
“D’accordo, grazie: iniziamo”
Sì prof
Sì
Buongiorno
Sì prof, si sente
La sentiamo
Buongiorno, sì
– Ma com’è che o mi rispondono in coro o non mi risponde nessuno? Queste lezioni online sono un disastro!
– Dovreste fare quello che facciamo tutti ogni giorno da quasi un mese: aspettare.
Mia madre ha dovuto far pace con la tecnologia. O meglio, iniziare le trattative: la pace è ancora lontana. Lavorare online la stressa più di quanto non lo facesse alzarsi alle sei e tentare di domare una mandria emanante fetido teen spirit adolescenziale. Qui si sente minacciata da tutte le parti, teme che facciano foto allo schermo e le pubblichino su quei dannati gruppi Whatsapp, che commentino con cattiveria un qualche suo umanissimo errore. E non ha nessun torto (la gente è crudele, specie oggi, e specie da giovane), ma la mia risposta rimane sempre:
– Mamma, decidi tu. Decidi da che parte del manico tenere il coltello (o di non tenerlo affatto: a che serve un coltello davanti ad un pc?). Dipende da te, da come imposti il primo secondo di lezione.
– Lo imposto che oggi neanche mi funziona la connessione, Emilio! Ma grazie lo stesso, sei saggio.
Quello che mi dà fastidio è che il sole è battente, la primavera sta dando il meglio di sé, là fuori. Ci fosse una tempesta ci sentiremmo quasi confortati a dover restare in casa, invece oltre il danno la beffa.
Quando guardo alla finestra penso spesso a Matilda, mi chiedo se sta guardando fuori anche lei. Se glielo domandassi via messaggio si perderebbe la futile magia di questo ridicolo mistero. Ha ragione mia madre: è strana la tecnologia. Rende ancora più sottile la già labile linea di confine tra il tutto e il nulla.
Amarsi è così facile e così tremendamente complicato, in momenti come questi: siamo connessi, sì, ma con tutti e nessuno. Le nostre relazioni stanno perdendo carnalità, per quanto artificialmente possiamo cercare di riprodurla. Così dalle telefonate siamo passati alle videochiamate su Messenger con gli effetti colorati, i conigli, i coriandoli, i cappelli, gli occhialoni, c’è di tutto ma non c’è nulla.
M’innervosisce videochiamarti così, Matilda.
Perdonami, mi rispondi che sono infantile, che non so adeguarmi e sfruttare le risorse che mi appartengono, sono come uno stupido gatto circondato da croccantini che continua a tentare di arrampicarsi per arraffare un pesce dentro una boccia molto più alta di lui. Una boccia che non vedrà da vicino per mesi.
Mi fai paragoni tremendi, con le guerre, coi nonni, mi dici che loro sì avrebbero avuto ragione di guardare alla finestra con quell’occhio melodrammatico che sfoggio io: loro sì, che non avevano nient’altro! Tu che problemi hai, Emilio?, mi chiedi.
E poi d’un tratto taci, ti ricordi, ti scusi. Passa una quantità indefinita di momenti di silenzio. Cambiamo argomento un paio di volte. Buonanotte, buonanotte.
L’altro pomeriggio papà è uscito con una mascherina in faccia. La cosa, non so perché, mi ha lasciato un’amarezza che mi sono portato addosso per giorni.
Eppure era così scontato che ne indossasse una, sarebbe stato quasi illecito il contrario; forse vederlo così ha scoppiato quel sottile velo di sapone che mi separa dai notiziari, mi ha gridato nelle orecchie: In qualche modo ci sei dentro anche tu.
È così che la Storia si coniuga nelle piccole storie di noi umili genti: un padre con la mascherina, un nonno in quarantena in casa di riposo. Una fidanzata che ti comanda di vivere, ma che nasconde le sue paure dietro tutorial sportivi. Una madre che finge di temere i suoi alunni ma teme più il non vederli: a lei manca l’interazione, a me l’azione.
Un figlio, che sono io, che si distrae dietro un vetro oltre il quale non succede nulla. Ma il nulla, si sa, è stretto parente del tutto.
(Immagine di copertina: photo by Cody Doherty on Unsplash )





