Beyond the lyrics: Taro – Alt-J
Dietro le quinte della canzone che narra indirettamente la storia d’amore tra Gerda Taro e Robert Capa
Mi sorprende notare che un sinonimo di canzone sia la parola “pezzo”, come ad indicare che un brano non sia un’isola ma parte di un qualcosa di globale: un album, ma anche una vera e propria storia, com’è il caso di Taro degli Alt-J.
L’album
Tratto dal primo long playing della band inglese, An Awesome Wave (2012, Infectious), Taro è una perla che s’inserisce fieramente in un disco che già coi singoli Breekeblocks e Matilda dimostra una grande maturità di scrittura e di riferimenti (si vedano in Breezeblocks i cenni al libro “Nel paese dei mostri selvaggi”, ma anche l’uso di termini di semantica scientifica come citrezene e germaline; in Matilda l’immediata citazione di Johnny Flynn nella sua The Wrote & The Writ, mentre l’intera canzone si riferisce al film Léon di Luc Besson). Insomma, An Awesome Wave pare dire: piacere, siamo gli Alt-J, sappiamo reggere con grande classe un’identità fortemente illuminata e coniugarla con un sound caratteristico e raffinato.
La Storia nella storia
Ma torniamo a Taro e scopriamo cosa c’è dietro le quinte di questo brano a cui i commentatori attribuiscono una sensazione agrodolce.
Taro fa riferimento a Gerda Taro, lo pseudonimo adottato da Gerda Pohorylle. La Taro era un’ebrea polacca vivace, ribelle, che fuggì dal nazismo in una Parigi degli anni ’30 fervente di intellettuali, tra cui un certo Endre Friedmann, fotografo freelance con uno spiccato talento. È con lui che Gerda inventa il personaggio di Robert Capa, un ipotetico fotografo americano per il quale entrambi lavorano: il nome piace al pubblico forse perché ricorda quello del regista Frank Capra e con questo espediente i due ottengono la giusta attenzione mediatica francese e le loro fotografie finiscono sulle prime pagine di noti settimanali dell’epoca. Gerda ed Endre s’innamorano ed in Spagna fotografano i combattimenti della guerra civile: è qui che “la ragazza con la Leica” muore a ventisei anni travolta dai cingoli di un carro armato alleato. Robert Capa, così si era fatto chiamare poi Friedmann, non si riprenderà mai più dalla perdita dell’unica donna della sua vita e continuerà quasi spietatamente a fare il fotografo di guerra covando il desiderio di raggiungere Gerda.La canzone degli Alt-J inizia dalla fine, e cioè dalla morte di Robert Capa nel maggio 1954: Capa perde la gamba e pochi minuti dopo la vita a causa di una mina durante un reportage sulla prima guerra d’Indocina.
Beyond the lyrics
Il testo inizia in medias res: siamo già in Indocina, dove Capa scende da una Jeep per fotografare la guerra nella sua più autentica crudezza (meat lumps, brandelli di carne) ed atterra appunto su una mina. “Mine” può essere tradotto sia come “la mia” che come “mina”, dando una doppiezza di significato che ben traspone la morte di Robert: la mia/la mina è una fossa acquosa. La mina accentua la distanza fisica tra Capa, il suo stesso corpo e l’ambiente che lo circonda, ed esaspera paradossalmente la distanza che intercorre tra lui e Taro.
Questa canzone, priva di un ritornello vero e proprio, ripete quasi in un sussurro una frase che è la chiave d’interpretazione dell’intero testo: “Do not spray into eyes- I have sprayed you into my eyes”, ovvero “Non spruzzate negli occhi- Ti ho spruzzato nei miei occhi”. Se la prima parte di questo verso fa chiaro riferimento ai gas bellici, e quindi serve a contestualizzare ulteriormente la morte di Capa, la seconda contestualizza il pensiero di Robert Capa che è sempre rivolto a Taro: “spruzzarla” nei suoi occhi è il tentativo, anche fittizio, anche forzato, di averla sempre ben presente nonostante il quasi ventennio che separa il loro ultimo incontro da questo momento tremendo ma meraviglioso di ricongiunzione. Volendo interpretare ancora: il divieto di “spruzzare” può essere inteso in quest’ultimo senso come il divieto di legarsi al passato imposto dalla frenesia della guerra; Capa si ribella a questo e spruzza nei suoi occhi il ricordo eterno di Gerda.
Un espediente narrativo lodevole è anche quello dei numeri: gli Alt-J suppongono che Capa sia morto alle 3:1415, il valore numerico del pi greco: questa morte non è quindi un vero lutto (il vero ed unico lutto è stato la perdita di Gerda) ma un atto catartico, geometrico. Le espressioni in francese hanno una doppia valenza: da un lato riportano al passato rievocando l’inizio parigino dei due amanti, dall’altro s’inchiodano al presente richiamando le espressioni delle truppe francesi che affiancano Capa nel suo ultimo servizio fotografico.
Il conclusivo “Hei Taro” è un saluto entusiasta: da qualche parte oltre le sue orbite Capa ha finalmente realizzato il desiderio di rincontrare l’unica donna che abbia mai amato.










