TONY: il nuovo album di Yasmina è un’allegoria. L’intervista.
Il nuovo album di Yasmina è un melodramma in più atti, una nebulosa elettrica che rifiuta i generi perché non ne trova più il senso. Insieme abbiamo parlato di sogni ad occhi aperti, club culture e immagine femminile
Ci sono periodi in cui non succede nulla per molto tempo e l’unico posto interessante in cui starsene è la nostra testa, dove ci troviamo a sognare, rimuginare, a volte a distorcere la realtà per non soffrire di dolore o di solitudine. Poi succede tutto in una volta, come sta capitando a Yasmina con l’uscita del suo primo album TONY, fuori da venerdì 13 dicembre, lo stesso giorno dell’ultimo esame del suo master parigino: «È un momento intenso anche perché il giorno dopo avrò l’aereo alle 7 per tornare a Roma e suonare la sera il primo live dopo l’uscita dell’album».
Yasmina Maiga, in arte solo Yasmina, dal 2021 è presente nella scena musicale come un esploratrice di mondi e di suoni: da un lato i suoi testi, di cui si occupa personalmente, si presentano ermetici, spesso allegorici, in grado di racchiudere allo stesso tempo il racconto di una contemporaneità pubblica e privata, dall’altro la preziosa collaborazione con Mark Ceiling, al quale in questo disco si affianca anche Arssalendo nella produzione, l’ha resa una dei nomi femminili più interessanti delle scena sperimentale, con sound ricchi di sovrapposizioni che la collocano tra il post-punk, il trip-hop, lo shoegaze e la musica da club.
Durante le presentazioni Yasmina ci sorride arrotolata nella sua felpa e nel suo sciarpone, come una normalissima studentessa in sessione, che per di più ha i termosifoni rotti. La sua immagine nel progetto quasi non compare, più avanti mi troverò a chiederle se è timidezza o è una scelta:
Penso ci sia troppo accesso al corpo delle donne e poi sono una persona che è stata molto testa, ho sempre pensato molto. Oggi è difficile rappresentarsi a 360 gradi, quindi ci tengo ad avere un buon mix.
Yasmina intervistata da Cogito et Volo
Le 10 tracce di TONY hanno avuto una gestazione abbastanza lunga, alcune addirittura 4 anni (ad es: Sheep and Mustangs), e in fin dei conti raccontano una caduta metaforica: la fine di una relazione. «TONY Per me è un modo per rivolgermi a una persona in particolare con cui stavo. TONY è un personaggio, un’allegoria. È un nome che abbiamo scelto per vari significati. È l’acronimo di Top Of New York. Poi c’è Tony Bennett che per me è un po’ come Frank Sinatra per Amy Winehouse. E Poi i Tony Awards di Broadway. Tutti questi rimandi a New York sono legati punti della relazione passata che racconto. E poi in particolare gli Awards di Broadway perché è un album dove ogni canzone attraversa un momento diverso della relazione e in modo molto amplificato a livello di sensazioni. C’è questo lato un po’ melodrammatico che si riallaccia al titolo».
La stessa New York, che Yasmina frequentato solo come visitatrice (ma non vi preoccupate, a ha già vissuto in Italia, Regno Unito e Francia) diventa un’allegoria di qualcosa di più grande. «NY potrebbe essere un paradigma interpretativo della mia situazione: una cosa che è esistita ma non è esistita, tangibile ma non tangibile. È una città che a livello di cultura pop associo a una sorta di città dei sogni che non esiste, la città delle aspirazioni e poi lì è ambientata Sex & The City con il personaggio di Big che effettivamente è una persona che non esiste».
Proprio come la città a cui è associato, TONY è caotico e confusionario nel migliore dei sensi possibile, basti ascoltare pezzi come Ti Volevo Bene, Timpani e Memento. A tutti gli effetti si tratta di un patchwork sonoro irrispettoso di tutte le regole che non gli piacciono, ma, ci rivela Yasmina, meno complicato nella creazione di quanto si potrebbe pensare: «Di solito succede che entro in studio, ho un testo, ho una melodia e dico “vorrei farla di questo genere” e poi a volte ho delle reference ed altre no. A volte dico “vorrei fare un pezzo post-punk” oppure “un pezzo arrabbiato e velocissimo” Oppure a volte ci sono dei testi che non mi convincono (come è successo conRadio/Spoty) dove dove sono Mark Ceiling e Arssalendo a guidare il processo creativo».
Per quanto non convincesse la Yasmina autrice, Radio/Spoty, con il suo testo di attualità che sembra fare eccezione al linea narrativa da break-up melodrama di TONY, finisce per diventare il manifesto di una generazioni di cantautori cresciuti nel mondo della musica smaterializzata, contenendo l’iconica frase:
Spoty non ci pagherà mai i pranzi fuori
Testo del brano Radio / Spoty di Yasmina
Le abbiamo chiesto come vive questa situazione: «È una cosa alla quale ho pensato per tanto tempo. Adesso rimane solo una grande frustrazione per il verso che ha preso l’industria musicale, intesi tutti gli attori, musicisti compresi non soltanto etichette e Spotify. È un mercato super mega competitivo, mega saturo. Io l’ho capito col tempo e continuo a non dedicarmi solo a questo nella vita per continuare ad essere più libera possibile a livello creativo». Continua.
Per il modo in cui la vivo è importante che ognuno di noi lasci spazio all’altro. Se tu lasci spazio a me e io lascio spazio a te possiamo ispirarci e apprezzarci a vicenda e condividere una cosa bellissima che è l’amore per la musica in un modo che possa generare cose belle anche per le altre persone. Qualcuno magari si trova in una situazione in cui non si sente compreso e poi una canzone lo tocca. E questo per me è sacro.
Yasmina intervistata da Cogito et Volo
Da questa dinamica di scambio e apertura nasce Timpani il featuring con Arssalendo amico di vecchia data che per la prima volta mette voce nel repertorio di Yasmina. Si tratta di un pezzo minimal con un retrogusto techno, ma all’inizio non era programmato che entrasse nella tracklist. «In realtà doveva essere un suo brano e lui mi ha chiesto di scriverci qualcosa assieme e ci siamo divertiti tantissimo a scrivere quella strofa. Dopo un po’ di tempo mi ha detto “questo pezzo è più tuo che mio” e l’abbiamo inserito in questo album perché racconta molto della storia che stiamo raccontando».
Timpani, insieme a Clerks e alla buona parte dei brani presenti in TONY, si presta al facile remix, al passaggio da momento lo-fi ai sistemi di amplificazione di una discoteca (o di un Rave per chi ancora ne gode il diritto). Una caratteristica non indifferente per un disco che esce immediatamente dopo la Brat Summer di Charlie XCX e il risveglio della club culture.
«Per me il club porta a un’idea di comunità e anche di lutto in realtà. Molte persone non lo sanno ma tutto quello che è house è stato creato dalla comunità queer di Chicago nel periodo in cui c’era la crisi dell’HIV. Purtroppo questa memoria si è andata a perdere. Quindi fare musica club con dei testi tristi o su momenti di lutto è un un modo per dare profondità a un genere a cui, in un certo senso, è stata tolta. Mi piace l’idea che il club non sia solo uno spazio di escapismo ma anche un posto di condivisione dove si creino legami di persone».
Ed è proprio Charlie XCX che cita quando le chiedo se ha in mente un artista che considera rivoluzionario e che la ispira: «Qualcuno che sta spingendo il limite del possibile? No, non ce l’ho. Secondo me siamo arrivati a un punto dove abbiamo con 6mila micro-generi su Spotify, quindi creare un genere non è più rivoluzionario. Penso invece a Charlie XCX che ha creato un mondo e si è presa del tempo: è la cosa che manca di più. In questo momento creare concetti intorno a un album è fenomenale da un punto di vista di marketing. Purtroppo siamo in un era in cui, come ha detto Charlie, conta di più importante la “artistry” che la musica. Da un punto di vista commerciale non siamo più degli artisti, siamo dei brand, la musica è semplicemente la vetrina. Per chi ha l’ambizione di vivere di musica, il successo in futuro dipenderà sempre di più da quanto sarà bravo a creare e comunicare se stesso e il suo mondo, distinguendosi dalla massa in modo accattivante per gran parte del pubblico-consumatore».

Tramite il suo essere un melodramma in più atti anche TONY ha a che vedere con la di creazione di un mondo, ne osserviamo lo scorcio finale nella copertina dell’album. Una giovane donna è a gattoni di fronte a una macchina, noi non lo vediamo, ma sta raccogliendo le chiavi per ripartire, come ci spiegherà Yasmina: «L’ho scelta per alleggerire la pesantezza dell’album. Mi piaceva l’idea di una caduta dove però si sta cercando di rialzarsi, il gesto di prendere le chiavi della macchina è un po’ un modo per dire che si va avanti in qualche modo. E mi piaceva anche ironizzare sull’idea che la tua faccia deve sempre essere in copertina mettendo invece in primo piano il culo con dietro TONY che, come abbiamo detto, è la metafora del mio ex».
YASMINA RINGRAZIA TUTTI I SUOI ASCOLTATORI, PASSATI PRESENTI E FUTURI
SI ESIBIRA’ IL 14 DICEMBRE 2024 A LA REDAZIONE DI ROMA PER PRESENTARE IL SUO ALBUM





