Sudafrica, la terra del jazz – Parte I

Jazz e Sudafrica

Il jazz, un genere intrinsecamente rivoluzionario e fuori dagli schemi, così estraneo ad ogni dogma e dedito alle improvvisazioni più sfrenate, non poteva non diventare colonna sonora portante della popolazione nera in Sudafrica, oppressa dall’orrore dell’Apartheid che sconvolse il secolo scorso e vogliosa di libertà.

In questo articolo partiremo dai principali jazzisti sudafricani del Novecento e parleremo di come il jazz sia stato un importante ancora di libertà contro la feroce repressione dell’Apartheid, fino ad arrivare ad un paio di artisti moderni, per cercare di inquadrare l’evoluzione che questa forma d’arte ha avuto. Nella parte II – in arrivo a marzo – ci concentreremo maggiormente sul Sudafrica contemporaneo, sempre visto attraverso la lente del jazz e dei suoi interpreti più promettenti. Buona lettura!

The Jazz Epistles: i pionieri del bebop sudafricano

Tutto ebbe inizio con i Jazz Epistles, il primo gruppo a importare le sonorità bebop afroamericane in terra sudafricana. Guidati dalla genialità di Abdullah Ibrahim al pianoforte e dall’intensità della tromba di Hugh Masekela, portarono avanti la rivoluzione bebop, che purtroppo finì troppo presto, con l’inizio delle politiche razziali di Apartheid, che costrinsero la maggior parte di loro a fuggire dalla terra natìa. Il loro era un jazz denso di instancabile energia, di sentimenti forti e conquistò immediatamente i cuori del popolo sudafricano.

Hugh Masekela: il profeta del jazz

Ci identificavamo con il jazz perché a quei tempi mostrava l’eccellenza di un popolo che era stato schiavizzato e discriminato. Dizzy e Miles non erano amati dall’establishment occidentale. Erano gente nera che che non si faceva raccontare balle.

Così Hugh Masekela, trombettista sudafricano e fondamentale per lo sviluppo di questa musica di libertà nel suo paese, sull’importanza del jazz come megafono di chi non ha voce. Costretto ad abbondonare la sua casa dal regime, trovò ospitalità negli Stati Uniti, dove arricchì di ulteriori sfumature la sua tavolozza musicale, grazie anche alla conoscenza di mostri sacri del jazz come Miles Davis e Dizzy Gillespie, per poi fare ritorno in Africa dopo la rivoluzione di Mandela. Nell’album Homecoming concert, che contiene le sue esibizioni dal vivo dopo il grande ritorno, c’è una vitalità così intensa ed emotiva da far vibrare l’anima.

Miriam Makeba e il coraggio di non arrendersi

La vita di Miriam Makeba, cantante jazz sudafricana, è un’attestazione di quanto la musica e l’arte possano fare, se accompagnate da un coraggio da leonessa. Da sempre battutasi contro l’orrore della segregazione, cantò dapprima nel musical King Kong, che conteneva fortissimi elementi di critica contro il regime e poi partecipò al documentario anti-apartheid Come back, Africa. Ma l’evento che resterà scolpito nella storia fu la sua testimonianza al comitato contro l’Apartheid delle Nazioni Unite. Il suo canto, così intenso e empatico, è denso di una sofferenza che, messa in musica, amplifica il suo potere emotivo.

Il massacro di Sharpeville e la messa al bando del jazz

Nel 1960, durante una manifestazione pacifica contro le politiche di Apartheid, nella località di Sharpeville, la polizia sudafricana uccise barbaramente 70 cittadini sudafricani neri innocenti, tra cui 10 bambini. Le proteste contro il regime aumentarono e la politica razziale si intensificò ancor di più, portando ad un’ulteriore limitazione delle libertà personali e alla messa al bando della musica jazz, considerata sovversiva, dato il suo forte messaggio di uguaglianza e multiculturalismo.

La rivoluzione di Mandela e il ritorno alla libertà

Decenni di lotta del movimento anti-apartheid e del suo maggior rappresentante, Nelson Mandela, portarono alla fine della segregazione nel 1991. L’effervescenza creativa che fece seguito alla riconquista dell’agognata libertà e al rientro dei musicisti esiliati, regalò al Sudafrica una delle scene musicali più innovative ed esuberanti del mondo.

La scena jazz moderna in Sudafrica

Spiritualità e memoria si fondono nel nuovo jazz di matrice sudafricana. Pilastro della nuova scena che si va affermando è il pianista Nduduzo Makhathini. Nel suo penultimo album, In the spirit of Ntu, celebra l’unione inscindibile tra l’Essere e la Natura, dolce madre da amare e rispettare. Altra artista dalla spumeggiante creatività e intensità è la cantante Siya Makuzeni, dotata di una voce che sa emozionare e trasmettere.

Linda Sikhakhane: anche il Sudafrica ha il suo Coltrane

Se Nduduzo Makhathini e Bokani Dyer, due musicisti sublimi, ti indicano come uno dei migliori musicisti emergenti, vuol dire che qualcosa di speciale lo hai per davvero. E Linda Sikhakhane, giovane sassofonista di Umlazi, è davvero sulla via dell’unicità. Il suo ultimo album, iLadi, uscito nel 2024, è di un vigore naturalmente animalesco, un ritorno a sonorità e ad una spiritualità animista ormai dimenticate. I fraseggi di sax sono lame taglienti che entrano in un connubio perfetto con il pianoforte magistrale di Makhathini e regalano un disco profondo e commovente come non se ne vedevano da un po’.

Il Cape Town International Jazz Festival

Il Cape Town International Jazz Festival, iniziato nel 2000, si è conquistato il diritto di essere uno dei festival jazz più importanti del mondo e ha contribuito a rimettere il Sudafrica al centro della scena musicale internazionale. Quest’anno si svolgerà nei giorni 25 e 26 aprile.

Playlist Spotify


IN ARRIVO A MARZO LA SECONDA PARTE, CON UN APPROFONDIMENTO SULLA SCENA JAZZ SUDAFRICANA MODERNA

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