«I prodotti migliori hanno qualcosa da dire»: Stefano Labbia in “Killer’s Loop”
Killer Loop’s è la nuova graphic novel di Stefano Labbia e Marco Proietto, uscita per LFA Publisher nel dicembre 2019. Ne parliamo con Stefano.
Hai dichiarato in un’intervista che il fumetto per te è il più potente mezzo di comunicazione, al pari del cinema. Ti abbiamo conosciuto anche come autore di romanzi: quindi preferisci le tavole alle pagine?
Salve a tutti! Innanzitutto grazie per questa splendida opportunità! Riguardo le affermazioni di cui sopra… confermo e sottoscrivo: il mezzo più potente, di impatto è sicuramente il romanzo grafico che mixa la scrittura alla settima arte (se si esclude il privilegio che questa ha di avere in sé la musica!).
Se ci pensa il fumetto è un film la cui unica “mancanza” è quella di non aver animazione in sé… ma credo si arriverà presto a colmare anche questo gap. Quello di cui più sono contento, da lettore, prima che da autore, è che, seppur lentamente, nel Bel Paese, finalmente ci si sta distaccando dal concetto “fumetto = prodotto per bambini”. Questo indubbiamente grazie anche ai cinecomics che hanno diffuso la nona arte (più o meno volutamente, più o meno coscientemente…) alle masse, sdoganando il lato “oscuro” dell’essere nerd. E la potenzialità di questa bellissima forma d’espressione e mezzo di comunicazione.

Per il tuo ultimo lavoro, Killer Loop’s, ti sei affidato alle mani di Marco Proietto. Il suo stile è vicino a Gil Kane (Marvel) o Matt Wagner (DC Comics), tra i tuoi tanti miti del fumetto supereroistico. Quando hai capito che Marco era il disegnatore che faceva al caso tuo?
Marco ha un tratto molto particolare. Pieno di chiaroscuri, iper-tratteggiato. Ha fatto un buon lavoro. Ci siamo trovati per caso: stavo lavorando a quella che molti editori italiani hanno definito esser una follia: un volume di storie brevi di Killer Loop’S chiamato “Killer Loop’S short stories”. Volume che volevo realizzare con l’ausilio di dieci disegnatori diversi. Che avrebbero avuto quindi dieci stili diversi. In tricromia. Erano sostanzialmente – anzi… sono! – dieci storie brevi con protagonisti i comprimari dell’universo di KL. Poi è giunta la proposta di LFA Publisher per pubblicare il volume uno della saga. Il resto è storia. Per inciso: Gil Kane e Matt Wagner per me sono, assieme a Re Kirby, veri e propri Dei del fumetto. Inarrivabili.

Entriamo più nel dettaglio: Killer Loop’s ha per protagonista un anti-eroe che incrocia i tipi di Deadpool e Diabolik. Com’è costruire un universo criminale come quello in cui si muove il tuo Kimberly?
Faticoso. Ma pur sempre “meno faticoso” dell’universo di Super Santa e soci in cui troviamo trentadue (32!) personaggi con un presente, un passato e un futuro… che ho dovuto costruire ex novo. E con superpoteri da inventare. E con intrighi. Voi direte… e allora la Marvel? E allora la DC? E io vi dico che i loro universi sono stati costruiti negli anni da migliaia di autori e disegnatori… Non da uno solo. Ma… sono soddisfatto e non posso certo lamentarmi!
Faccio il lavoro che ho sempre sognato. Sono un privilegiato. Tornando alla domanda… È qualcosa di unico. Il progetto Killer Loop’S è nato a cavallo tra il 2015 e il 2016 assieme a Kremisi, altra graphic novel che firmo come autore. È di difficile collocazione come genere, in realtà e questo non mi ha aiutato nel trovare un editore in Italia che abbracciasse il progetto… Nel nostro Belpaese si vuole originalità ma entro certi standard. Entro certi binari. Il che per me è assurdo… In KL troviamo picchi di noir, tratti propri del black humour e del pulp. Ma sono presenti anche generi come commedia, gangster story e persino storie d’amore (la liason tra Kanvas e Doppia T su tutte). Ringrazio LFA perché ho avuto la massima libertà creativa: e credetemi… è cosa più unica che rara in Italia. Ho subito censure, altrove, perché il protagonista della storia che volevo narrare era afroamericano. O perché la protagonista dell’epopea che avevo proposto loro era bisex. Nel 2019. Per la cronaca: non mi sto lamentando. Sto denunciando la cosa.

Kimberly (Stuart Whitman) ha un nome femminile che usa per ricordarsi la sua missione, mentre il suo nemico Pauraz e gli altri “cattivi veri” sono presentati unicamente senza cognomi. Anche nel tuo romanzo Piccole vite infelici la scelta dei nomi non era casuale. Qui cosa c’è dietro?
Diciamo che adoro la lettera K… Killer Loop’S, Kanvas, Kimberly, Kremisi… Seriamente… i nomi e i cognomi in questo caso non sono importanti. Lo sono le azioni che i protagonisti compiono. Azioni che per noi lettori sono indice di una condotta riconducibile istintivamente al bene al male. Ma esattamente come nella vita vero, in Killer Loop’S niente bianco e niente nero.
Non voglio fare spoiler: questo solo il primo volume del resto ma… come sa chi ha letto qualcosa dei miei scritti non lascio mai niente al caso. Ogni vignetta, ogni inquadratura, ogni battuta… ogni frase, ogni puntino fa tutto parte di un percorso in cui prendo per mano il lettore. Lo aiuto ad attraversare la strada. Poi scappo via, lasciandolo sulle strisce pedonali. Io non ho risposte. Ho solo milioni di domande. Ma ragionare, domandarsi e domandare è sempre lecito in un paese libero. Prima o poi si arriva alla verità. Ci si arriva anche da soli, senza che nessuno ti bisbigli alle orecchie. Ho risposto alla domanda?

Direi proprio di sì! Killer Loop’s è un pot pourri: è in tricromia (stile Bonelli) ed è supereroistico (qui ci spostiamo su Marvel/DC Comics), ma è anche una graphic novel, un genere che abbraccia molte pubblicazioni moderne. Come avete scelto questa combinazione?
Siamo riusciti a strappare la tricromia per le cover: il resto è in bianco e nero. Ma… mai dire mai, giusto? Di supereroistico KL ha solo quello “squinternato” di The Plan (uno dei comprimari della saga: NdR), in realtà. Dico squinternato perché… che razza di superpotere è quello di poter visualizzare nella mente le piantine di un edificio in cui non sei mai stato… solo immaginandone l’ubicazione? A cosa serv… ah, già. Giusto. Furti. Rapine. Scusate… non sono molto avvezzo a cose del genere. Quello che so in materia lo devo a Mr. Tarantino.
Tornando alla sua domanda… Credo che i prodotti migliori, quelli che hanno successo, alla fine siano quelli meno studiati e più originali. Quelli cioè che hanno qualcosa da dire. Da comunicare. Ricordo ancora la risposta che ricevetti da un editore italiano nel 2016 durante Più liberi più libri, post vision del concept di Killer Loop’S: «Tutta questa violenza… Non vi abbiamo insegnato niente…». Ecco… è proprio questo che mi fa preoccupare del Belpaese: il fermarsi alle apparenze. Il non indagare. Il non saper / voler leggere tra le righe.

L’opera non è autoconclusiva ma è la prima di un ciclo di quattro fumetti. In pentola pare che bollano sia lo speciale Killer Loop’s Short Stories che vari spin-off. Come procedono i lavori?
Stiamo lavorando con Barbara Astegiano al primo volume di storie brevi di Kanvas. La lavorazione dei volumi due e tre di Killer Loop’S purtroppo, mio malgrado, ha subito delle battute d’arresto pur avendo per entrambi già editore (straniero). In parallelo lavoro agli spin off di KL come quello dedicato ad esempio al team SAFE, antagonista per eccellenza de La Distale.
Le storie da narrare sono tante: spero di riuscire a farlo dandomi scadenze e ritmo. Mi piacerebbe molto uscire con un volume dedicato a La Perla Assassina: assieme a Kanvas e Kimberly è tra i miei personaggi preferiti di KL! E poi ci sono gli spin off dedicati a La Distale, a Jimmi Jones… Due volumi di storie brevi dedicati ai comprimari di KL (Killer Loop’S: Kaos, Killer Loop’S short stories). E ben tre volumi dedicati a Kanvas!
Per questi progetti, come dicevi prima, intendi “chiamare alle armi” più artisti. Non è la prima volta che lavori in gruppo, e un esempio per tutti è il progetto Super Santa for Peace, in cui tu ed altri autori vi siete uniti a sostegno delle vittime del terremoto in Messico del 2017. Cosa apprezzi delle collaborazioni e cosa invece preferiresti evitare?
I pro e i contro sono sempre presenti. Con Marco all’inizio non ci capivamo, ad esempio. Fa parte delle regole del gioco. Bisogna affrontare ogni sasso di inciampo con maturità, sempre mostrando la propria professionalità. Non si può fuggire dai problemi. Non si può negare la realtà o non voler vedere i propri errori. Non si può scappare per non voler affrontare le cose o perché si prova vergogna per aver deluso l’altro. O peggio… per “paura di avere successo”. Bisogna ricominciare. Sempre. Cadere e rialzarsi senza vergogna. Come dicono i Coldplay nella mia canzone preferita “if you never try, you’ll never know”. Alla fine dei giochi… solo chi non prova non cade mai. Breaking news: stiamo lavorando ad un altro progetto artistico di beneficenza per cui ringrazio pubblicamente per il supporto Marika Lauria. Protagonista del volume in questione? Super Madness, la mini eroina presente nell’universo di Super Santa e Kremisi!





