Ascoltati
La vita intera in un istante. La paura che rincorre la paura. La tua voce interiore che reclama spazio.
«Ciao»
«Non pensavo di trovarti qui».
«Ah sì?»
«A dire il vero, non pensavo nemmeno potessi esistere».
«Già! Allora perché non sei così sorpreso di vedermi?»
«C’era molta confusione…troppe voci…».
«E?»
«Se tra tante voci riesci a distinguerne bene una sola significa che c’è qualcosa che non va».
«E cosa c’è che non va?»
«C’è che mi hai fatto paura. Ed è cosi ogni volta che ci incontriamo. Era la tua voce quella che ho riconosciuto».
«Sei stato tu a chiamarmi».
«Non direi…»
«Sono qui perché è cosi che deve andare».
«Mi dite tutti la stessa cosa, è così che deve andare. L’inevitabile non mi ha mai soddisfatto. Se cosi fosse, sarei nelle piene possibilità di gestire i nostri incontri, nei modi e nei tempi che intendo. Così la pianteresti di spaventarmi tanto!».
«Ti ostini a credere di poter governare le cose; di controllare, manipolare. È quest’ostinazione che ti ha portato a me e che ha condotto me a te, non lo capisci?»
«E’ difficile arrendersi all’idea che non posso controllare nulla».
«Non puoi controllare nulla e non devi».
«Posso almeno controllare se ho chiuso l’auto?»
«Se non ritorni indietro 8 volte a rifarlo allora si…»
«…quel nodo in gola che non fa respirare…la voglia di scappare via in cerca d’ aria, senza riuscire a trovarla. La vertigine che ti sorprende e ti invade la testa come stessi precipitando da un grattacielo. Tutto in un singolo, interminabile istante.>>
«Perdere la testa per qualcosa sembra positivo».
«È la cosa più vicina alla morte che abbia mai provato e sai dirmi solo questo. Sembra di morire e tu fai battute?»
«Sto solo dicendo che potrebbe non essere solo paura».
«Ah no? Ne sei sicuro? Tu hai mai avuto paura?»
«Sì, l’ho provata. L’ho provata eccome. Me l’hai concessa tu. L’ho conservata fino ad ora, sai? Trent’ anni e non ho mai detto nulla. Non ho fatto altro che accumulare, accumulare, accumulare. Hai finito per seppellire anche i bei ricordi che avevi. Sono il concentrato di trent’ anni di paure».
«E ora ti stai vendicando, vero? Me le restituisci in piccole rate ogni volta che ci incontriamo. Sei un vile!».
«Non sono qui per vendetta, ti sbagli. Sono qui perché non abbiamo più spazio. Non possiamo accumulare altra paura. Ben presto potrebbe non esserci più spazio nemmeno per i ricordi belli. Né vecchi, né nuovi. Sono qui perché dobbiamo trovare una soluzione».
«La tua presenza così all’improvviso, mentre leggo, mentre aspetto l’autobus o sono in macchina, nei momenti insospettabili…senza un preavviso… pensi di potermi dare ordini? Sono stufo! E molto, molto nervoso».
«La rabbia non è la reazione più appropriata. Sto cercando di dirti che devi occuparti di noi, adesso. E credimi, non ho altro modo per farmi sentire».
«Mi stai dicendo che per te è assolutamente corretto essere interrotto nelle mie normali attività da umano e provare improvvisamente una “normalissima” scossa di morte? Cosi, di punto in bianco? Ma certo…chi non morirebbe dalla voglia di morire di paura»
«Non morirai di paura…e poi come fai a essere convito sia solo paura?!»
«Di cosa parli?»
«Di emozione».
«Che significa?»
«Ecco, appunto. Sfugge al tuo controllo».
«Niente sfugge al mio controllo».
«Insisti…»
«…».
«Avresti dovuto pensarci prima. Avevamo entrambi bisogno di te. Avresti dovuto far defluire tutta quell’emozione ogni volta che fosse stato necessario, in ogni preciso momento. Perdere il controllo e concederti quegli spazi di paura o di gioia, di emozione. E invece hai fatto resistenza».
«Ma sentiti… Per te è facile, non è vero?! Tu non ti esponi. Tu non vivi nel mondo. Non esci mai dalla tua casa. Non guardi lì fuori cosa c’è».
«Illuminami…»
«C’è cattiveria. C’è delusione. Abbandono, falsità, ingiustizia, incoerenza. Illusione, il mondo è posto malvagio».
«E quindi?»
«Ho dovuto difendermi!»
«Potevi diventare come loro, come chi quel mondo lo alimenta. Sarebbe stato più facile».
«Credimi…Non sai quante volte ci ho pensato o addirittura provato. Ma non è stato possibile. Sarebbe stata una resa inaccettabile».
«Quel mondo che hai descritto è anche il mio mondo. Io lo conosco molto bene. L’hai portato tu dentro di te e dentro di noi. Hai introiettato quel mondo. E a cosa ti ha portato? Ti ha portato a me».
«Io non ti voglio. Non voglio che tu venga qui».
«Dal momento che ci sono, non è più una questione di volere. Qui ciò che vuoi non conta più».
«Ti prego, va’ via!»
«La tua collera è rifiuto, ma non puoi più procrastinare. Ora devi occuparti di noi».
«Se anche lo volessi non saprei come fare, da dove iniziare».
«Hai perso energie ad occuparti del mondo per troppo tempo. Ad occuparti degli altri. A mantenere in piedi una vita incoerente in un mondo tremendo. Sei stanco, vero? Ti ha sfiancato. Tutto quel peso sulle spalle e adesso non riesci nemmeno ad alzare la testa. Per quanto pensavi ancora di continuare? Illuso».
«Quando la paura mi assale riesco a processare milioni di pensieri catastrofici uguali e contrari in pochi minuti. Il cuore batte all’impazzata senza sosta e stringo il petto prima che fuoriesca. Le gambe sembrano avere spasmi inconsueti e quella terribile sensazione di sentirmi fuori dal mio corpo, una totale derealizzaizone. Ho cercato invano spiegazioni a tutto questo. Che mi succede?».
«È la paura ad innescare se stessa. Ascoltala: c’è prima e c’è dopo la sua esplosione. Non sono io a farti paura. Tu hai paura già prima del mio arrivo. Accettala».
«Ho paura di avere paura».
«È questo il punto: non gestibile! Non scacciare via nulla. E’ un fiume dirompente che sale dai piedi verso la testa. Ha bisogno di scorrere via..
«E se non dovessi farcela?»
«Non è contemplabile».
«E dopo cosa succederà? Cosa diventerò?»
«Diventerai grande e tornerai a respirare. E io non ci sarò più».
Immagine di copertina di Luis Villasmil da Unsplash






Che bel testo! Ma chi lo ha scritto?
Ciao Emanuele, ho scritto questo testo immaginando di dar voce a tutti coloro i quali abbiano (almeno una volta!) sofferto di attacchi di panico.
L’ho immaginato come dialogo profondo con noi stessi.
Sono contento ti sia piaciuto.
Un saluto.
Arnaldo