Da consumarsi preferibilmente entro…

Bisogna disfarsi dei prodotti alla data di scadenza? Cosa vuol dire davvero “scaduto” e cosa si rischia? Alcune dritte per evitare lo spreco

Lo spreco alimentare ormai è all’ordine del giorno, specialmente nei paesi dove la disponibilità di beni è sempre elevata anche per le tasche meno fornite. Il problema però riguarda tutti, non solo il consumatore che trova della muffa sul cibo e lo butta, ma anche chi di quel cibo ne avrebbe potuto usufruire. C’è anche da dire però, che la salute è la priorità e che nessuno vuole rischiare solo per non sprecare.

Ma cosa ci dicono davvero le date di scadenza sugli alimenti confezionati? Alle 23 va ancora bene mentre dopo la mezzanotte le nostre uova devono essere buttate?

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Credits to
Zarah V. Windh (Unsplash)

I cinque sensi e il sesto: il buonsenso

Di solito i prodotti più vulnerabili al deterioramento, come carne, uova e latticini hanno date abbastanza strette. Molto spesso però, secondo le normative, che cambiano da un Paese all’altro, queste date indicano per quanto tempo il sapore e la consistenza del prodotto è ottimale. Quindi non è prettamente un discorso di salute (esclusi i prodotti per bambini). Come orientarsi quindi in prossimità della data di scadenza, se il nostro prodotto è stato correttamente conservato?

I nostri cinque sensi con l’aiuto del buonsenso possono guidarci.

Se l’odore, il colore o la consistenza sono alterati, allora che sia prima o dopo la data di scadenza, non dovremmo fidarci molto. La presenza di muffe è poi un campanello d’allarme e non basta rimuovere la parte sospetta. Purtroppo, la produzione di ife e tossine che non possiamo vedere va ben oltre l’area visivamente interessata.

Un’azione mirata a priori

Conoscere i prodotti, la loro durata e la migliore zona del frigorifero dove conservarli è la chiave.

Le uova, per esempio dovrebbero essere messe nella zona più fredda secondo alcuni e possono tranquillamente essere consumate fino a cinque settimane. Il latte resiste una settimana. Le carni cotte invece qualche giorno. La carne è un problema spinoso: dipende dal taglio e dal processamento. In generale, se cruda, in pochi giorni dovrebbe essere utilizzata. Le confezioni sigillate possono resistere di più. I cibi in scatola, insieme agli altri prodotti secchi da dispensa come la pasta e il riso, possono essere conservati anche un paio di anni, ma se cucinati, devono essere consumati entro 3 o 4 giorni, previa conservazione in frigo.

green and pink plastic container
Credits to Ello (Unsplash)

Tutte queste indicazioni temporali presuppongono che si sappia quando il prodotto è stato confezionato. Ma in realtà in molti casi non è proprio così, a meno di prediligere prodotti a chilometro zero (cosa che per altro apporterebbe tanti altri vantaggi). Una ragione in più per procurarsi quanto più possibile dalle nostre produzioni più vicine.  

Preziosi alleati: il freezer!

È comune la diffidenza nei confronti dei prodotti congelati o in scatola, quando in realtà sono la soluzione più efficace per evitare gli sprechi, conservare più a lungo e non perdere le qualità del prodotto.

Di solito frutta e verdura fresche, così come le uova, non sono adatte a questo tipo di conservazione. Tuttavia, gran parte dei prodotti che utilizziamo quotidianamente, se congelata, conserva il suo sapore e consistenza così come le benefiche qualità.

Cibo e salute

L’OMS stima che ogni anno 600 milioni di persone si ammalino dopo aver mangiato cibo contaminato e 420 mila muoiono. Secondo parametri statistici sarebbero 33 milioni di anni di vita di salute (DALY). Questa è anche una perdita economica ovviamente (circa 110 miliardi di dollari, secondo il sopracitato report).

La presenza di batteri, virus, parassiti o sostanze chimiche nocive possono produrre una serie di malattie, dalla diarrea al cancro. Alcuni tipi di avvelenamento possono provocare disabilità a lungo termine. Per quanto riguarda i batteri Salmonella, Campylobacter ed Escherichia coli sono i più comuni. I primi due sono molto spesso rintracciati in uova e altri prodotti di origine animale, mentre E.coli può contaminare frutta e verdura. Non sono gli unici, né i più pericolosi. Infezioni da Listeria, di cui latticini non pastorizzati possono essere contaminati, possono creare problemi importanti in donne incinte o neonati. Anche i virus come quello che causa l’epatite A possono essere trasmessi tramite prodotti crudi o non propriamente cotti. Altri organismi che entrano la catena alimentare tramite acqua, suolo e contaminazione di prodotti freschi sono i parassiti, ad esempio i trematodi (Taenia per capirci).

E.coli. Credits to CDC (Unsplash)

I prioni sono invece preoccupanti agenti recentemente associati a specifiche forme di malattie neurodegenerative, come la famosa mucca pazza (Bovine Spongiform encephalopathy e Creutzfeldt-jakob disease negli uomini). Inoltre, consumare carne contaminata da materiale a rischio, come tessuto nervoso in questo caso, espone ad un rischio molto alto di encefalopatie.

Altri agenti pericolosi sono le micotossine (come aflatossine o ocratossine prodotte da muffa sul grano) e i metalli pesanti (cadmio o mercurio) che possono a loro volta impattare il sistema nervoso ed entrare nella catena tramite inquinamento di acqua e suolo.

Misure stringenti e monitoraggio continuo

L’OMS ha introdotto regole stringenti per mantenere gli standard e i controlli elevati. Per esempio, tutte le raccomandazioni in merito a rischio microbiologico e chimico sono raccolte in un Codex Alimentarius, che richiama le vecchie tavole della legge. Diversi sono i parametri per la valutazione, anch’essi resi noti. Regolati sono anche gli strumenti utilizzati per la coltivazione (come ingegneria genetica e trattamenti). Inoltre, un report di monitoraggio della salute legata all’alimentazione è periodicamente stilato.

Dal nostro canto, comprare solo quanto necessario ed evitare gli sprechi è la scelta più sensata. All’approssimarsi della data di scadenza, che sia “entro” o “preferibilmente entro” ( con un margine di minore tassatività), chiediamo al nostro buon senso, o come dice Gandalf, “Quando sei in dubbio, Meriadoc, segui sempre il tuo naso”. 

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In bilico tra lettere e numeri, tra agende e ispirazioni fugaci. Perché alla fine “desiderosi di creare, di generare e di divenire” bisogna amare la vita.

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