Se questo libro fosse un campo sarebbe minato

Un complesso incedere tra fierezza e censura, tra letteratura e realtà

Sei arrivato prima del solito, questa volta. Forse perché è l’ultima? Ammettilo: un po’ ti mancherà questo gruppo di lettura al buio. Aprire un articolo e non sapere cosa trovarci dentro. Letteratura, certo, ma quale? Calarti nel mistero di un titolo malcelato dietro un altro titolo ancora. È stato bello anche per noi raccontarti queste storie – e chissà che non ricapiti qualche altra volta, tra un po’ di tempo.

Tu intanto accomodati al tuo solito posto. Soffia sull’ultima candela, ecco. Fa’ attenzione. Se il libro di oggi fosse un campo sarebbe minato.

Credits: Blaz Photo on Unsplash

L’autore

Azar Nafisi è un’iraniana cittadina del mondo. Suo padre Ahmad, sindaco di Teheran nel 1962, viene arrestato l’anno successivo per motivi politici quando lei è poco più che una bambina; in quello stesso 1963 sua madre Nehzat è tra le prime donne a essere elette all’Assemblea Consultiva Nazionale dell’Iran.

Azar studia in Inghilterra dai tredici anni, si laurea in letteratura inglese e americana alla University of Oklahoma, per poi tornare in Iran a insegnare all’università Allameh Tabataba’i. È il 1979 e la libertà degli iraniani è una foglia che vacilla su un ramo. Cadrà sempre più in basso con il governo di Khomeini, che insinua la repressione e lo scandalo fin nei più minuti aspetti della vita dei cittadini. Persino fruire della letteratura straniera diventa un gesto rivoluzionario, ed è quello che la Nafisi fa con sette delle sue più care studentesse. Le raduna in casa sua ogni giovedì mattina, a turno ciascuna porta qualcosa da mangiare. Si aprono accesi dibattiti sui libri più interessanti – e dunque proibiti – che siano mai stati scritti. È da questa storia vera che nasce Leggere Lolita a Teheran.

Credits: Mauro Rico, Ministerio de Cultura de la Nación Argentina,

Se Leggere Lolita a Teheran fosse un campo sarebbe minato

Niente paura: questo libro ha una sua freschezza. Vuole essere – e ci riesce appieno – un omaggio alla letteratura internazionale, e riesce a spiegarne il ruolo più umile e profondo, quello di esaltare l’umanità, metterla sotto i riflettori, creare interrogativi che crepano il suolo delle risposte certe. In tal senso l’intero romanzo è un continuo alternarsi della narrazione monocorde e autoreferenziale della Repubblica Islamica dell’Iran e quella multiforme, colorata, meditabonda e vivace dell’autrice e con lei dei testi che propone.

Il titolo, come lo scompone Antonio Sacchetti in una sua recensione, ha tutti i caratteri di un qualcosa che rimane: Leggere – che strizza l’occhio a un pubblico di amanti dei libri – Lolita – il più noto capolavoro di Nabokov, ormai sinonimo del fascino del proibito – a Teheran – il cuore dell’Iran tanto distante dal termine precedente e dal suo significato, quasi a decretare l’antitesi tra i due: libidine e censura, passione e repressione. Ma soprattutto, come Lolita, le donne iraniane sono vittime dell’immaginazione di qualcun altro. Lolita è solo una bambina e diventa vittima della fantasia sessuale di un uomo: nulla di troppo distante da quanto accade alle spose iraniane minorenni (negli anni ’80 l’età minima per il matrimonio venne abbassata a nove anni), o alle donne adulte denunciate per le unghie smaltate o una camminata frettolosa e indi “provocante”.

La prima, cupa, edizione italiana Adelphi (2003)
La seconda edizione Adelphi (in copertina l’attrice Leyla Hatami fotografata da Abbas) (2004)
L’edizione originale inglese (2003)

Eppure Leggere Lolita a Teheran non si abbandona a un femminismo di superficie, né tantomeno si limita a una monotematica inimicizia col regime. La morte dell’ayatollah Khomeini non viene salutata come un evento liberatorio, perché c’è anche nei suoi oppositori la consapevolezza di aver partecipato al suo sogno malato:

e dopo aver fabbricato miti per tutta la vita adesso l’imam era riuscito a trasformare in mito anche se stesso, con la piena quiescenza e complicità di tutti noi, naturalmente. Gli avevamo concesso tutto, non solo le torture, gli assassinii, la guerra, ma anche di plasmare quel sogno di cui adesso, con la sua morte, piangevamo la fine.

Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi

Perché dovresti (ri)leggerlo

Leggere Lolita a Teheran riesce a essere contemporaneamente un’autobiografia, un testo letterario e uno spiraglio su un pezzo di storia iraniana – una storia che, sostengono i detrattori, sarebbe stata narrata in modo più completo e oggettivo se Azar Nafisi non avesse deciso di trasferirsi in America proprio nel 1997, l’anno in cui l’ascesa al potere di Khatami aprì prospettive più riformiste. In ogni caso, prendere questo libro tra le mani a vent’anni dalla sua pubblicazione fa correre un brivido lungo la schiena: le storie dei giovani iraniani non potrebbero essere più attuali.

Ma forse lo spirito giusto con cui attraversare queste pagine non è tanto quello storico o politico – Azar Nafisi non sembra voler offrire una testimonianza di questo tipo. Il suo è un bagaglio di umanità, saggezza e cultura, che sono gli antidoti a qualsiasi sistema totalitario. La sua visione della letteratura è tutt’altro che didascalica: nel processo a Il Grande Gatsby, in cui l’opera viene giudicata dai suoi studenti valutandone i contenuti eventualmente “immorali”, Nafisi dà una risposta che è la chiave di lettura dell’intero romanzo:

“Non si legge Gatsby” dissi dunque “per capire se l’adulterio è una cosa buona o cattiva, ma per rendersi conto che il matrimonio, la fedeltà, il tradimento, sono questioni molto complicate. Un grande romanzo acuisce le vostre percezioni, vi fa sentire la complessità della vita e degli individui, e vi difende dall’ipocrita certezza delle vostre opinioni, nella morale a compartimenti stagni…”.

Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi

Lettura come sinonimo di apertura, come strumento di comprensione della realtà, elevazione da essa, evasione ma anche sprofondamento nella verità. A Teheran, e in qualsiasi altra parte del mondo.

Questo articolo è l’ultimo dei consigli di lettura al buio di Cogito et Volo. Li trovate tutti a questo link.

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