Perchè NON ci serve un Reboot di Harry Potter
Cara HBO, stai facendo uno sbaglio.
Hai presente quando hai fatto attraversare un landa aspra e ghiacciata a una schiera di White Walkers padri di famiglia per poi farsi banalmente uccidere da una ragazzina con una mossa di Karate? Ecco, qui molto peggio. Il Reboot di Harry Potter – se davvero lo volete fare, e io ancora non ci voglio credere – è una scelleratezza per cui Cersei Lannister non avrebbe esitato a fare esplodere i vostri studios.
Se non sai nulla sul Reboot di Harry Potter puoi leggere questo articolo
Questo Reboot non s’ha da fare, e non perché non avrà successo, lo avrà, come tutto quello che si accosta al nome di Harry Potter, ma perché è un gesto empio, sacrilego e, non da ultimo, banale. Voi che siete la tv via cavo dell’innovazione per eccellenza, voi che avete sdoganato il nudo integrale in una nazione dove si scandalizzano a vedere il David di Michelangelo, voi che avete dato una serie di 6 stagioni a Lena Dunham. Voi, che tutto potreste, avete scelto di fare una copia di qualcosa che si è già dimostrato perfetto, mettendovi al livello di uno studente d’arte seduto in un museo scarabocchia sul suo quadernetto ciò che ha davanti. Fare un Reboot di Harry Potter è come comprarsi un pezzo della Cappella Sistina per ridipingerlo. Così, perché si ha il denaro per farlo.

I Reboot funzionano, è vero. Siamo immersi in una grande profittevole bacinella di nostalgia, ma devono avere un senso, e onestamente questo sarebbe uno dei primi a non averne. Finora, fare un Reboot ha significato avere del nuovo materiale, aggiungere un prequel, un sequel, creare uno spin-off (vedi Sex and The City, PLL Original Sin, Un mamma per amica – di nuovo insieme, la quarta stagione di Veronica Mars, etc…), oppure completare qualcosa di lasciato in corso, come è successo con His Dark Materials, che ha concluso la poco fortunata saga cinematografica de La Bussola D’oro. Ma qui è tutto già fatto, completato, con tanto di pianti finali del cast e profittevole pellegrinaggio dei fan presso i Sacri Studios di Watford, dove ti sale il cuore in gola appena entri e vedi ‘il ripostiglio del sottoscala’. Certo, ci sono state delle eccezioni. Tipo il nuovo Dune con Timotheè Chalamet, è il terzo tentativo di adattamento dello stesso libro, ma qualcuno si ricordava sinceramente i primi due? Qui stiamo parlando di una saga che quando è stata aggiunta su Netflix Italia ha occupato per svariate settimane i primi 7 posti in classifica, non per un qualche lancio speciale, solo perchè c’era. Perché quando c’è Harry Potter si torna a casa.
Casa per un potterhead è un Castello tra Scozia e Inghilterra, sono i corridoi del Christ Church college ad Oxford, è un treno rosso che passa sul viadotto del Glenfinnan, è anche l’animatron di un basilisco che cerca di pietrificarti. Non qualunque bellissima diavoleria riuscirete a creare in CGI.

Una delle poche cose buone che ha fatto J.K. Rowling dopo aver concluso la saga è stata non andare avanti, non aggiungere a sproposito solo per guadagnare: l’unica volta che ci ha provato, con lo spettacolo The Cursed Child, ha partorito una trama che avrebbe fatto rabbrividire pure il CEO di Wattpad. Poi si è data ai libri gialli, all’anonimato, e a delle brutte campagne contro la transessualità. Tutto sommato mi sembra che se la passi bene, eppure voi avete questo desiderio impellente di darle soldi, senza nessuna paura di associarvi a un personaggio che negli ultimi anni è diventato più che controverso. Avete il coraggio di un Grifondoro e l’intuito per gli affari di Lucius Malfoy, complimenti.
Un giorno di luglio di 10 anni fa entravo in un cinema, per la prima volta da sola, a vedere l’episodio conclusivo della saga che ha impregnato la vita della mia generazione. Era uno di quei momenti che non pensavo sarebbe mai arrivato, vedere il finale. Era perfetto, anche se oggi diremmo che era banale. Il buono sconfigge il cattivo, e vissero tutti felici e contenti, con relativi figli e consorti. Eppure quella banalità è stata così incisiva e rilevante che dopo di lei ve ne siete dovuti discostare. Quello del 2013 non era un finale, come lo sono stati altri, era IL FINALE e dopo, nessuno se l’è più troppo sentita di concludere con qualcosa di così normale. Il finale dei finali banali era arrivato, bisognava passare ad altro.

Mai avrei pensato che 10 anni dopo quell’universo narrativo infinito sarebbe stato vecchio, da rifare con vernice fresca, e di dover spiegare che gli universi fantastici non invecchiano e che riverniciarli è un peccato ed è rischioso.
Cara HBO, fai un giro in libreria, prendi un libro nuovo, di successo, con del potenziale – ce ne sono a bizzeffe – e fatti una saga epica da milioni di dollari tua, se quelle che hai già non ti bastano, ma lascia stare quegli 8 film di Harry Potter. Magari imperfetti, lacunosi, con alcune sottotrame bellissime tagliate fuori, ma ancora delle pietre miliari che brillano di luce propria. Inventatevi un prequel sui Malandrini, se la sceneggiatura fa schifo, prometto, ve lo perdoniamo. Quello che HP è stato è troppo rilevante, qualunque prodotto tirerete fuori non potrà che essere di serie b, e non è questo il vostro stile.
Cari Lettori, ma vi immaginate se nel doppiaggio italiano invece di Tassorosso ci ritroviamo la nuova traduzione Tassofrasso?? Cioè vi immaginate la vostra progenie che vi corre incontro e vi dice “Mamma/Papà/Genitore 1 io sono un Tassofrasso!”.
Personalmente, non guarderò nessun Reboot di Harry Potter, a meno che non sia quello realizzato coi figli naturali di Rupert, Daniel ed Emma.





