GUTS non è altro che lo studiato Lato B di SOUR
A Roma direbbero: questa Olivia può essere piuma o può essere ferro. E sarebbe doveroso aggiungere che le viene bene essere entrambe.
Moderna reginetta dei cuori Infranti, It girl delle classifiche di Tik Tok e vincitrice indiscussa del contest “revival del rock anni ’90”, Olivia Rodrigo torna a distanza di due anni con GUTS (letteralmente, budella), il secondo capitolo della sua discografia e il degno seguito dell’album di debutto, SOUR. Nel titolo, una sola promessa, quella di essere viscerale nei dolori e nelle arrabbiature, nelle 12 tracce la voglia di continuare a essere libera di spaziare tra le ballad più struggenti e il rock più colorato, senza nascondere la rinnovata ispirazione ai suoi grandi miti musicali.

Il battesimo di fuoco dello star system
Non che prima del successo di SOUR Olivia vivesse nei campi del Tennessee cantati da Battiato- è cresciuta in California e prima di fare la cantante ha partecipato ad alcune importanti produzioni televisive, tra cui la serie TV di High School Musical –ma lo scontro con la fama, insieme a 3 Grammy Awards, le ha portato qualche problema in più del previsto. E così pochi mesi dopo l’uscita del suo primo album, che conteneva le streammatissime Drivers Licens e De Ja Vu, Olivia, appena diciottenne, si è trovata a fronteggiare lettere di avvocati e pressioni private per accreditare tra gli autori musicali di alcuni dei suoi brani gli stessi idoli ai quali si era ispirata. Tra questi, artisti parecchio navigati come Taylor Swift, St. Vincent e i Paramore, ciascuno dei quali, con modalità tutte da discutere, le ha fatto notare che ispirarsi è bello ma pagare i diritti è doveroso. Ed è forse da queste piccole delusioni, o dalla lunga esposizione alle luci dei red carpet che GUTS sviluppa una sua capacità di narrazione più matura.
Se SOUR si presentava come un crogiuolo di insicurezze adolescenziali e pene d’amore ingiustamente subite, a prescindere dal ritmo che scorreva in sottofondo, l’io narrante di GUTS è una giovane donna emotivamente più corazzata, in grado di prendersi meno sul serio e utilizzare l’innocenza residua per criticare il mondo ipocrita degli adulti. In all- american bitch e teenage dream , rispettivamente la traccia di apertura e di chiusura, Rodrigo ragiona sulla sua figura pubblica, presentandosi prima come il perfetto prototipo di starlet americana, sempre grata, sempre sorridente, sempre al suo posto, insomma, una mini statua della libertà , per preoccuparsi poi di quale data di scadenza è stata associata alla sua novità, scusandosi se per caso si sta consumando troppo in fretta e un giorno non potrà più essere il nostro teenage dream.
Got your whole life ahead of you, you’re only nineteen
Testo di teenage dream
But I fear that they already got all the best parts of me
And I’m sorry that I couldn’t always be your teenage dream
Nell’arpeggiante lacy, sulla cui corretta interpretazione si sta dividendo il web, pare si abbia ad oggetto l’ammirazione per un’altra donna, forse una celebrità (“Dazzling starlet, Bardot reincarnated”), che non ha saputo soddisfare le aspettative della giovane, ricambiando le sue attenzioni e che la rende malinconica al pensiero di non riuscire a smettere di ammirarla. Un cambio di prospettiva c’è nel singolo vampire, dove è la stessa Olivia a vedere la sua posizione di celebrità approfittata da un cosiddetto fame-fucker che la coinvolge sentimentalmente. Ma è nel rock autoironico di ballad of a homeschooled girl che GUTS raggiunge il suo apice di freschezza: il titolo scelto in contraddizione con genere musicale testimonia la duplice anima ormai irrinunciabile per il successo di Rodrigo, che, mentre tratta l’argomento dell’ansia sociale con autenticità ammirevole, guadagnandosi la qualifica di relatable dai suoi coetanei di tutto il mondo, come era accaduto in SOUR con Brutal, continua a fare l’occhiolino allo star system, citando la pratica dell’homeschooling alla quale vengono sottoposte molte celebrità bambine per dedicare più tempo al lavoro.
Insomma, che tu domani ti debba presentare sul set del tuo nuovo film o sia semplicemente in ansia su come comportanti al prossimo evento sociale, GUTS di Olivia Rodrigo ha qualcosa da dirti.
Consolidamento o ripetizione?
Fin dal primo ascolto di GUTS è evidente l’intento della cantautrice e di tutto il suo team creativo, tra cui il produttore Dan Nigro, di ampliare il repertorio di una pop star che funziona, ma senza rischiare o fare passi falsi. Il consiglio che la cantante riporta di aver ricevuto al New York Times durante l’assemblaggio del disco è: “il tuo unico lavoro è di scrivere canzoni che ti piacerebbe sentire alla radio”.
Così, nella volontà di eseguire questo compito affidatole da Jack White dei The White Stripes, si è scelto di aumentare il numero di tracce cariche di ritmo, sulla scia della ottima accoglienza che avevano ricevuto Brutal e Good 4 U, riservando alle basi lente i testi più densi e narrativi, che rimangono comunque quelli più numerosi. Un occhio di riguardo è stato riservato anche alla piattaforma che durante la Pandemia l’ha fatta esplodere: Tik Tok. Vi assicuriamo che il testo provocatorio, i momenti parlati e le pause studiate a regola d’arte non hanno reso per caso bad idea right? il singolo perfetto da dare in pasto al popolo del lipsync. Anche la frizzantissima get hit back! , dove è impossibile non scorgere il richiamo a Ur Mum delle Wet Leg, si presta molto bene al social dei balletti e alla riproducibilità in radio, guadagnandosi il titolo di hit ancora addormentata di questo secondo album.
Il successo commerciale di commerciale di GUTS è dunque garantito ed è probabile che spingerà la sua cantante a osare sempre più nella direzione del punk-rock in futuro. Le reazioni della critica ai suoi brani più ironici e sfrontati, sempre corredati da un sound altrettanto strong, sono state molto positive, evidenziando come questi elementi potrebbero rivelarsi la sua cifra stilistica vincente.
The more unhinged Rodrigo allows herself to get,
the brighter she shines.
Chris Devil su Stereogum
Ma al di là di mirare a un consolidamento del proprio stile e del proprio pubblico – obbiettivi entrambi doverosi per un’artista così giovane che ha alle spalle solo l’album di debutto – va rilevato che GUTS pecca di un qualche elemento dirompente, ed anzi assume in alcuni punti una veste eccessivamente speculare di ciò che era stato il suo predecessore, potendo passare per un ben fatto Lato B di SOUR, ma… nulla più? È il caso già visto della coppia ballad of a homeschooled girl e brutal, che si fa ancora più patologico confrontando pretty isn’t pretty con jealousy jealousy , del tutto gemelle nella tematica della perenne insoddisfazione sulla propria immagine e anche nel posizionamento a fine disco.

Se si passa al gruppo dei lenti la questione freschezza si fa ancora più tragica: making the bed, logical e the grudge possono anche passare per un convoluto esercizio di scrittura, ma a livello di orecchiabilità, ad un primo ascolto, risultano del tutto dimenticabili, con alcuni passaggi in cui addirittura la musica rincorre forzatamente la strofa. Nulla a che vedere con le perfette invettive sussurrate che erano state enough for you o favourite crime, anche se è ancora presto per giudicare quale sarà l’accoglienza dei fan in termini di stream sulle piattaforme digitali.
E mentre si vocifera già di un tour – americano? internazionale? – e si accettano scommesse sui destinatari di alcune delle tracce – ormai un nuovo CD è più interessante di un giornale di gossip -, noi non vogliamo contraddire le preoccupazioni di Olivia né sovvertire i ritmi del music business e quindi le diciamo: per questa volta passi il LATO B, ma a quando qualcosa di nuovo veramente?
Immagine in copertina da servizio promozionale di GUTS





