West End Girl: Lily Allen è tornata per correre
Alla fine degli anni zero Lily Allen faceva e cantava un sacco di cose che non era ancora pensabile fare e cantare se volevi essere una popstar ed eri donna….
…oggi se sei una donna e non fai e dici le cose che Lily Allen ha già fatto e detto mentre tu stavi nella culla è veramente improbabile che diventerai una popstar.

Dopo 7 anni di silenzio e un matrimonio fallito, quest’autunno Lily Allen torna con West End Girl, antologia di un tradimento e sunto di quel pop alternativo contemporaneo che non esisterebbe se lei non avesse camminato per far correre tutte le altre.
“Oh, essere Lily Allen nel 2006!”
Figlia della migliore borghesia creativa britannica, dal 2006 in poi, Lily Allen ha utilizzato la sua musica con grande nonchalance per trattare questioni che in un panorama pop fatto di body attillati e balletti ammiccanti sembravano totalmente intoccabili. L’insoddisfazione sessuale di Not Fair, lo spietato spirito vendicativo post break-up di Smile (andate a vedere il relativo videoclip e perdonerete Taylor Swift per tutte le sue frecciatine), L’attivismo pro LGBTQ+ di Fuck you (che è contro l’amministrazione Bush, ma studiatelo da soli) fino alla spudoratezza sull’utilizzo di stupefacenti che percorre tutta la sua discografia.
Nel 2014 in Sheezus, dopo due gravidanze, aveva affrontato di petto i doppi standard nell’industria musicale con il singolo Hard out here e l’artefatta rivalità tra donne nel settore con Sheezus, non risparmiando di citare le sue colleghe una ad una, tra cui una esordiente Lorde. Erano ancora lontani gli anni di consapevolezza collettiva portati dal Mee Too e ancora di più il remix virale tra Lorde e Charlie XCX della Brat Summer.
Ma poi come tutte le persone che dicono cose interessanti troppo presto Lily Allen è caduta nel dimenticatoio…
Un po’ la sua voglia di prendersi una pausa, dedicarsi alle figlie, alla carriera da attrice mai veramente decollata, forse pure ai vasi di ceramica e a tutte quelle attività da mamma sciura della upper class che non ha mai negato di essere, un po’ l’accoglienza non brillante del suo disco del 2017 No Shame, l’hanno portata a un periodo di stasi, che è durato fino alle performance con Olivia Rodrogo nel 2022 – prima a Glastonbury, poi alla O2 Arena – e a questo inaspettato ma necessario ritorno.
West End Girl: storia di un matrimonio troppo affollato
West End Girl è la vivisezione degli ultimi mesi della relazione con l’attore americano David Harbour (sì, quello che interpreta Jim Hopper in Stranger Things) con cui Allen è convolata a nozze nel settembre del 2020, per poi trasferirsi con lui a Brooklyn insieme alle due figlie avute dal precedente matrimonio, Ethel e Marnie.
Dalla prima traccia l’album mette i panni sporchi in bella vista in una vera e propria tragedia in più atti. Seguendo un ritmo serrato di avvenimenti i 14 brani di West End Girl ci portano da un punto A a un punto B, togliendoci gradualmente il terreno da sotto i piedi e ogni dubbio sulla possibilità di un ritorno: la pietra dello scandalo è la richiesta unilaterale del compagno di stabilire una dinamica di coppia aperta per assecondare un appetito carnale esuberante. Ma se da un lato qualcuno si forza in un gioco che non è il suo (ne è testimone l’apatia di Dallas Major) dall’altro ci vuole poco per valicare tutti i confini stabiliti una bugia dopo l’altra uno strappo irreparabile (Madeline) irromperà in un equilibrio già precario.

Mentre lo si ascolta viene naturale rimanere sgomenti ad ogni nuova rivelazione a cui spesso e volentieri corrisponde un cambio di mise musicale: perché se Allen mantiene come suoi marchi di fabbrica la finta spensieratezza e la vocina zuccherata (l’apertura da libro delle fiabe di West End Girl, la dolorosa cantilena con il nome dell’amante in Tennis), non si fa alcun problema a pescare spudoratamente da tutti quei generi che ha in qualche modo alimentato. Ed ecco allora apparire la baby voice dell’hyperpop a dare vita alle paranoie notturne sul tradimento in Ruminating o nella psichedelica Relapse, l’oversharinglogorroico e puntuale di Taylor Swift e Gracie Abrams a percorrere la scrittura di tutto l’album, insieme a una malizia esplicita ed unapologetic alla Chappell Roan (nella descrizione delle scena del delitto romantico in Pussy Palace).
Ci sono poi alcuni pezzi unici, quelle divagazioni artistiche che Allen ha sempre frequentato e che in questo album omaggiano mode e costumi del suo periodo d’oro, ossia gli anni 2000. Inaspettata e inarrestabile la base Ska di Nonmonogamummy dove è l’MC inglese Specialist Moss a introdurre le riflessioni scettiche della cantautrice sulla non-monogamia. Inaspettato allo stesso modo è il paso doble western di Madeline con i colpi di pistola in sottofondo: si tratta del cuore concettuale dell’album, luogo di confronto tra “lei” e “l’altra”, che disvela una certa ipocrisia di fondo nel sistema delle coppie aperte e fa spazio alla grande vecchia domanda di cui si è occupato con successo tempo fa Antonello Venditti: esiste il sesso senza amore? Qualunque sia la risposta a Lily Allen non interessa, se tutto andasse come deve, il suo uomo starebbe implorando per averla (Beg For Me).
Welcome back, Lily
Dopo questo ritorno, così puntuale, così contemporaneo, così…naturalmente sul pezzo, l’assenza prolungata dalle scene di Lily Allen sembra una mezza follia. Un brutto sogno vissuto ad occhi aperti per gli appassionati della prima ora rimasti orfani della loro popstar ante tempore e una perdita culturale per le nuove generazioni che spesso non sanno “chi l’ha fatto prima”. L’album però ha tutte le cose giuste del momento (e ci credo, se le è inventate lei!!) e il momento, soprattutto per il Made in UK, è florido: basta pensare alle due rivelazioni della stagione, Lola Young e Olivia Dean, vengono proprio da lì.
“Ero veramente molto nervosa, perché era una cosa che non facevo da moltissimo tempo (…) e un po’ mi aspettavo che lei mi presentasse e il pubblico facesse tipo, come? Chi? Ma non è andata così, la folla è completamente impazzita”
Ha raccontato Lily Allen poco dopo l’esibizione come ospite di Olivia Rodrigo a Glastonbury nel 2022, seduta in uno di quei tipici salotti televisivi britannici, non tanto diverso da quello in cui parecchi anni prima Lady D aveva raccontato che il suo matrimonio era “Un po’ troppo affollato”. Il commento con più like sotto quella clip salvata sul mio profilo TikTok dice: “Lily Allen, the people princess”
Ascoltato questo album veramente: Lily Allen, The people princess.





