Sudafrica, la terra del jazz – Parte II
Dopo aver fatto un excursus sulla storia del jazz sudafricano e su quanto sia stato rilevante nella lotta per la liberazione dall’Apartheid, avendo affrontato principalmente il Novecento, in questo articolo ci si concentrerà sulla scena jazz moderna, che con la sua creatività e unicità ha collocato il Sudafrica al centro del mappamondo musicale.
Alla fine dell’articolo troverete dei consigli d’ascolto e una playlist spotify allegata, contenente i jazzisti sudafricani moderni più interessanti da scoprire.
Tumi Mogorosi: l’anima del Sudafrica moderno
Batterista ma soprattutto attivista, Tumi Mogorosi è lo specchio della new wave jazzistica del Sudafrica. Intensa, sfavillante di energia e avente al centro l’attenzione ai diritti dei più deboli. La sua batteria è comunicazione, protesta, dichiarazione d’intenti. Non c’è spazio per l’ignavia nella sua arte e, per dirla con Antonio Gramsci, sicuramente il musicista sudafricano “odia gli indifferenti”. Project ELO (2014), il suo album d’esordio, è un’istantanea limpida del suo pensiero e del suo sound. Innanzitutto ELO sta per Elohim, termine ebraico usato per riferirsi alle divinità. Scandagliando le profondità del disco ci troverete ancestralità, spiritualità, denuncia sociale. Slaves Emancipation è la traccia simbolo, dominata da un sax spasmodico intervallato dal ritmo ipnotico delle percussioni di Mogorosi. Thokozile Queen Mother è resa speciale e calda dalla voce della meravigliosa cantante Gabisile Motuba. Il suo ultimo lavoro, Group Theory: BLACK MUSIC (2022) aggiunge un ulteriore colore alla sua tavolozza artistica. Qui il gospel si fonde con il jazz spirituale e d’avanguardia in un ascolto che non smette mai di meravigliare.
Il Sudafrica di Linda Tshabalala
Nativa di Daveyton, città che ha dato i natali a molti musicisti, e profonda ammiratrice di John Coltrane, la sassofonista e compositrice Linda Tshabalala, da sempre alfiere dei diritti delle donne, ha avuto un ruolo fondamentale nell’evidenziare e denunciare il maschilismo dell’industria musicale e nell’incoraggiare l’empowerment femminile. Nel suo lavoro d’esordio, Convergence: Bekezela Siyeza, partorito durante il lockdown, i colori della sua anima emergono vividi. Il gruppo che la accompagna, composto da Sphelelo Mazibuko alla batteria, Gali Ngoveni al contrabbasso, Mongezi Conjwa al piano e Mark Komane alla chitarra, sembra aver interiorizzato a pieno la missione della sassofonista. L’alchimia è infatti alle stelle e si percepisce fin dal principio. Molto toccante For Bra Johnny, il suo omaggio a Ramakgobotla Mekoa, trombettista scomparso nel 2017.
Le radici di Sibusile Xaba
Chitarrista, cantante, instancabile esploratore di generi, Sibusile Xaba è la perfetta esemplificazione dell’eterogeneità sudafricana. L’esordio con il doppio album Open letter to Adoniah/Unlearning catapulta l’ascoltatore nell’Africa più vera ed incontaminata. Il suo è un mix di roots jazz e di mbaqanga e maskandi, forme d’arte che affondano le proprie radici nella tradizione rurale zulu. La struggente Umdali, in collaborazione con Naftali, Fakazile Nkosi e AshK, è un dipinto del Sudafrica verace, colorato, vivace e soprattutto multiculturale.
L’avanguardista Asher Gamedze
La storia del batterista Asher Gamedze è legata a doppio filo a quella del suo mentore, l’immortale batterista afroamericano Max Roach. Per entrambi lo strumento è un tramite per denunciare i crimini del colonialismo occidentale e per rimarcare l’orgoglio africano. Se per Roach il manifesto del suo impegno fu We insist! Freedom Now Suite, per il musicista sudafricano è Constitution, pubblicato nel 2024 in collaborazione con i The Black Lungs. Vi troverete di fronte ad una piccola rivoluzione, musicale e sociale. È un’esplorazione nelle profondità dell’animo umano, un manifesto di quanto la collettività possa fare, se unita da un intento comune. È eccentrico, sconvolgente, dirompente. Un lavoro destinato a diventare un masterpiece del free jazz.
Il ruolo degli artisti nel Sudafrica moderno
Il Sudafrica sta attraversando un periodo di crisi, in cui le disuguaglianze diventano sempre più accentuate e insopportabili. Gli ideali che avevano mosso l’eroica rivoluzione di Mandela stanno venendo meno con le nuove amministrazioni e il sogno di un Sudafrica unito si fa sempre più rarefatto. In tutto questo che ruolo possono avere i musicisti? Innanzitutto la denuncia sociale, resa musicalmente, ha sempre un effetto amplificato; in secondo luogo possono contribuire alla riscoperta delle radici culturali comuni del paese e far sì che la musica svolga la funzione per cui è da sempre così amata e indispensabile, unire nelle diversità.
Potete trovare una playlist con i brani più interessanti degli artisti sopracitati a questo link





