Mazzariello all’Arci Bellezza: minigonna e chitarra a cuore in mano
Riprende dall’arci Bellezza di Milano l’attività live di Mazzariello dopo Sanremo Giovani con il “Grandi Successi Dal Vivo” Tour
Quando si è un artista emergente l’ansia da prestazione è spesso e volentieri una compagna che ti segue, concerto dopo concerto. Puoi farti prendere dal panico oppure esorcizzarla, prenderla in giro come fa Mazzariello.
Dopo due partecipazioni a Sanremo giovani e tre EP, Mazzariello sceglie come prima tappa del suo tour Grandi Successi dal vivo l’Arci Bellezza di Milano. Sale sul palco sfoggiando una minigonna e l’iconica chitarra rossa a forma di cuore: un look decisamente poco da “ragazzo da sposare” secondo certe recenti teorie politiche sull’abbigliamento femminile, lo fa notare lui stesso.

La prima cosa che colpisce di lui è il contrasto tra la sua spiccata ironia e la sensibilità che traspare nelle sue canzoni. Sul palco è incredibilmente spontaneo: tra un brano e l’altro si prende bonariamente in giro usando l’ironia per disarmare la tensione e coinvolgere il pubblico.
Sotto questa apparente leggerezza c’è però un artista che prende davvero sul serio la musica e il modo di stare sul palco. La sua voce, precisa e delicata, è sempre al servizio del racconto. Il live passa attraverso momenti più ritmati, in cui è protagonista la chitarra elettrica accompagnata dalla band, e momenti più intimi in cui rimane da solo sul palco con la chitarra acustica, lasciando spazio completo alle canzoni.
Con Bambini per Sempre, il concerto raggiunge uno dei momenti più delicati di tutta la serata. Rimasto da solo sul palco con la chitarra, torna un po’ alle origini del suo percorso e mostra di saper reggere il palco anche da solo.
Quanto puoi dare di te e non perderti niente?
Bambini per sempre
Una domanda che sembra raccontare anche il suo modo di stare sul palco: lasciarsi andare, mostrarsi per quello che si è, senza perdere sé stessi nel tentativo di essere all’altezza delle aspettative altrui.
In Vertigini, invece, si parla di buone abitudini: svegliarsi presto, andare in palestra, essere produttivi e tutto ciò che viene venduto come la ricetta perfetta per una vita equilibrata e felice. Eppure, non è quella l’unica forma di felicità. Non esiste infatti una ricetta universale per stare bene: a volte può significare anche “cambiare strada per poi perdersi tra i vicoli”, tornare a casa senza sapere esattamente dove si sta andando, ma con la voglia di continuare a cercare.
E allora “costruire su macerie e scavalcare aiuole” diventa quasi una dichiarazione d’intenti per chi sceglie di uscire da un percorso che sembra già tracciato: sua madre avrebbe voluto che provasse a fare il medico; lui invece ha scelto di fare il cantautore nell’Italia di oggi. Un atto di fede continuo, un salto nel vuoto senza rete.
Il concerto arriva verso la fine con Nostalgia e Karaoke, ed è in questo momento che mi rendo conto di quanta strada abbia fatto quel ragazzo dalla prima volta che l’ho ascoltato, qualche anno fa, all’Ostello Bello di Como da solo con la sua chitarra. Non perché una singola serata possa predire una carriera intera, ma perché stasera c’è la consapevolezza di chi riesce a raccontare con autenticità ciò che vive e a trasmetterlo a chi lo ascolta. E alle persone in sala questo arriva forte e chiaro.

Dopotutto, se davvero è il nuovo Fulminacci (come spesso gli viene detto scherzosamente), non è solo per somiglianza fisica. Come è successo al guru dell’indie romano il grande palco televisivo ha aperto a Mazzariello un nuovo mondo che dovrà gestire e questo tour post Sanremo non è altro che l’inizio di un nuovo percorso da costruire: forse il modo migliore per farlo sarà continuare a “costruire su macerie, scavalcare aiuole e fidarsi di quella sensazione che ti urla di saltare” e allora andrà tutto bene.
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