Perché fissare il prezzo delle mascherine potrebbe essere un errore
Il prezzo di un bene è determinato dall’incontro tra domanda ed offerta, imporre un prezzo per legge potrebbe estinguere l’offerta, con la conseguenza che quel bene scarseggerà.

Il governo fissa il prezzo delle mascherine
Durante i periodi di crisi si sa succede veramente di tutto, le certezze che avevamo in tempi di prosperità vengono meno, la solidarietà reale è elargita col contagocce, l’invidia sociale e rancori repressi vengono a galla. In questa situazione la popolazione attacca i venditori di mascherine additandoli come speculatori che vogliono lucrare sulla salute della gente. Recentemente per questo, anche a seguito di una di legge che impone l’utilizzo di mascherine, il Governo ha stabilito un calmiere sui prezzi delle mascherine fissandolo a 50 centesimi, cercando di accontentare alcune richieste da parte della popolazione. L’obiettivo è quello di scongiurare una vendita a prezzi esagerati di un bene ormai diventato necessario per la vita di tutti i giorni. Questo fatto non può fare altro che portarci alla mente un racconto che troviamo nel libro “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
Nella Milano del 1600 colpita da una epidemia di peste, a seguito di una carestia, il prezzo del grano era salito a dismisura, questo a causa di una riduzione dell’offerta (scarsità del bene). La conseguenza fu che anche il prezzo del pane aumentò perché i fornai dovevano fare fronte all’elevato costo della materia prima (il grano). Il popolo di fronte all’aumento vertiginoso del prezzo di questo bene essenziale, si rivoltò chiedendo al Governatore di intervenire. La soluzione prospettata fu quella di imporre un calmiere sul prezzo del pane per mantenerlo basso, l’effetto però fu quello che in primissimo momento tutti ebbero la possibilità di acquistare il pane perché ad un costo accessibile, ma nel lungo periodo i fornai smisero di produrlo perché i costi per la produzione erano troppo elevati e non erano compensati dai ricavi. Questo portò ad una estinzione dell’offerta con la conseguenza che nessuno ebbe più a disposizione il bene preziosissimo del pane. Naturalmente la colpa dell’aumento del prezzo del pane non era colpa dei fornai che volevano speculare, ma dell’aumento del prezzo del grano perché questo scarseggiava. La storia raccontata da Alessandro Manzoni potrebbe verificarsi in maniera simile anche con le mascherine. Il calmiere sul prezzo di un bene rischia di portare ad una estinzione dell’offerta e quindi nessuno più potrà avere la sua mascherina.

La legge della domanda e dell’offerta
Lo scambio di beni e servizi avviene nel mercato che sostanzialmente è il luogo in cui si incontrano soggetti che vogliono acquistare e soggetti che vogliono vendere.
Il prezzo è stabilito dall’incontro tra la domanda e l’offerta, dove la domanda è la quantità di beni richiesti, mentre l’offerta è la quantità di beni venduti ad un determinato prezzo. In economia, per la legge della domanda, quando il prezzo di un bene diminuisce la quantità di domanda aumenta. Per la legge dell’offerta la quantità aumenta all’aumentare del prezzo del bene. Per esemplificare meglio, nel seguente grafico possiamo vedere esplicato l’incontro nel piano cartesiano tra la curva di domanda e la curva dell’offerta. L’incontro tra le due curve è il punto di equilibrio in cui troviamo il prezzo del bene.

Con le mascherine ciò che è avvento è un aumento improvviso della domanda e questo ha portato ad un aumento del prezzo perché il bene era scarso. Ma come abbiamo potuto vedere se il prezzo aumenta aumenta anche l’offerta (i produttori sono spinti ad investire e produrre di più) e nel lungo periodo abbiamo una diminuzione del prezzo.
Ricordate anche quando a fine febbraio ci fu un aumento spropositato del prezzo del gel disinfettante per mani? Questo avvenne perché ci fu uno schock della domanda di gel con una offerta ancora bassa, ma la cosa durò solo pochi giorni, poiché a seguito dell’aumento della domanda ci fu un conseguente aumento dell’offerta e questo ha portato il prezzo ad un punto di equilibrio rendendo nuovamente accessibile il bene a tutti.
Nel caso però in cui il prezzo venga fissato per legge avviene un corto circuito, l’offerta non aumenta. Questo perché il bene non viene più prodotto o venduto perché non ci sarebbe più un margine di profitto per l’imprenditore. Pensiamo ai commercianti che avevano acquistato le mascherine qualche giorno prima ad un prezzo di 1€, come potrebbero venderle a 50 centesimi? Oppure pensiamo alle industrie che si sono convertite per produrre mascherine, hanno sostenuto dei costi e attuato degli investimenti, ed improvvisamente sono obbligati a vendere ad un prezzo inferiore la merce, nel giro di poco tempo smetterebbero di produrlo per dedicarsi ad altre attività.
La teoria esposta da Von Mises
Il giornalista Rocco Todaro sul quotidiano Il Foglio ricorda che già Ludwing von Mises dimostrò come la fissazione di un prezzo su di un bene, da parte di un Governo non faceva altro che portare all’estinzione di quel bene. Chiaramente l’intento non può essere questo, molto spesso semplicemente si rincorre la volontà popolare e le possibili sommosse per accontentare una parte della popolazione, ma così facendo non si fa altro che danneggiarla, nel lungo periodo, privandola del bene. Von Mises dimostra come si potrebbe verificare uno squilibro tra domanda ed offerta. Questo perché, anche qualora lo Stato imponga ad un commerciante di vendere il bene che ha in magazzino, nel brevissimo periodo, tutti potranno beneficiare del prodotto poiché accessibile come costo, ma nel lungo periodo nessuno più produrrebbe il suddetto bene, con la conseguenza che in circolazione non ci saranno più. La domanda sarà superiore all’offerta, ma con un prezzo imposto l’offerta non potrà salire.
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La risposta non è mancata da parte dei commercianti, infatti possiamo già leggere di casi in cui si rifiutano di vendere a 50 centesimi le mascherine, poiché già acquistate ad un prezzo maggiore precedentemente. Questa è una conferma della dimostrazione di Von Mises che nel suo saggio porta molti esempi di tentativi da parte dei Governi di risolvere una crisi attraverso un calmiere sui prezzi, ma che hanno fallito miseramente.
Le possibili conseguenze: lo stop della produzione, il mercato nero, il danno ambientale
Le conseguenze di un calmiere sui prezzi delle mascherine, non sono solo di uno stop della produzione e della vendita, ma si potrebbe ingenerare un mercato nero delle mascherine. Questo perché da una parte le mascherine sono obbligatorie da indossare, quindi tutti ne hanno bisogno, mentre dall’altro il prezzo fissato sottocosto incentiva a vendere le mascherine in nero ad un prezzo più elevato per rientrare nei costi.
In sostanza il venditore toglierà dal mercato legale il bene e lo rivenderà al prezzo che vuole ai cittadini che non ne possono fare a meno. Pensiamo anche a chi potrebbe acquistare grossi stock di mascherine a pochi centesimi, conservarle per un periodo di tempo sufficiente affinchè il bene non verrà più prodotto, per poi tornare sul mercato nero e vendere gli stock di mascherine ad un prezzo maggiore. Ricordiamo che le mascherine chirurgiche sono usa e getta, una volta indossate per un giorno, esauriscono il loro effetto, anzi se continuate ad usare possono essere addirittura maggiormente nocive.
Per la legge della domanda e dell’offerta, per intervenire anche sul breve periodo, il Governo avrebbe potuto aumentare l’offerta in modo da far abbassare i prezzi. Per questo un calmiere potrebbe generare l’effetto contrario di tutelare la salute pubblica e di preservare il patrimonio dei consumatori.

Sempre ricollegandoci alle mascherine chirurgiche, un ulteriore problema è quello dei rifiuti, essendo le stesse usa e getta, e dovendone usufruire milioni di italiani, capiamo bene che ogni giorno verrebbero prodotti milioni di rifiuti. Non si capisce come mai in un periodo storico in cui sembra che il tema ambientale stia molto a cuore, un Governo non abbia incentivato la produzione di mascherine lavabili, sensibilizzato il loro utilizzo per evitare spese maggiori e produzione di rifiuti.
Questo avrebbe sicuramente portato un consumatore all’acquisto istantaneo per pochi euro di una mascherina in stoffa e lavabile, senza la necessità di affidarsi a possibili speculatori “brutti e cattivi”, in caso di aumento dei prezzi delle mascherine. Forse perché in un momento di crisi come questo, piuttosto che agire con coscienza si cerca di assecondare i desideri fittizi di parte della popolazione che preferisce vedere le mascherine chirurgiche a 50 centesimi, piuttosto che investire 5 euro per una mascherina di stoffa. D’altronde da qualche parte ci si dovrà pur sfogare.





