Il melanoma: fototipi e fattori di rischio
Scopriamo quali sono i fattori di rischio per il melanoma, come funziona la melanina, da cosa dipende il colore della pelle e i rischi associati ai fototipi
C’è una cosa che d’estate accomuna gli amanti della montagna e quelli del mare: la ricerca disperata del sole. Non è estate se il cielo non è limpido e se le nuvole non si fanno da parte per lasciar splendere il sole. Quante volte però, ansiosi di goderci il sole, ci dimentichiamo di proteggere la nostra pelle, esponendoci al rischio di sviluppare un melanoma?
Un tumore sempre più comune
Il melanoma cutaneo è uno dei tumori che colpiscono la pelle. Si tratta di un tumore che colpisce con più frequenza persone attorno ai 45-50 anni. Tuttavia, l’età media alla diagnosi si è molto abbassata negli ultimi dieci anni, stando alle statistiche di AIRTum, rendendolo la seconda neoplasia giovanile più frequente per gli uomini e la terza più frequente per le donne. Contemporaneamente, l’incidenza è raddoppiata negli ultimi dieci anni e continua a mostrare una tendenza in continua crescita. Per questo motivo negli ultimi anni è stata avviata una forte campagna di sensibilizzazione sul tema: dalla Melanoma Web Week al mese dedicato alla prevenzione, nonché alle numerose iniziative gratuite che offrono screening su tutto il territorio.

Siamo a strati (come le cipolle)
La nostra pelle è composta da tre strati: l’epidermide, il derma e il tessuto adiposo sottocutaneo. L’epidermide costituisce la barriera più esterna della pelle ed è costituita da cellule con funzioni diverse: i cheratinociti, le cellule basali e quelle squamose. In più c’è una popolazione cellulare adibita a proteggere l’organismo dai raggi ultravioletti: quella dei melanociti. Queste cellule svolgono la loro funzione protettiva producendo una proteina pigmentata – la melanina – responsabile anche del colore dell’epidermide e della formazione di nei. Il melanoma è dovuto ad una trasformazione maligna dei melanociti, che cominciano a proliferare in modo incontrollato. A seconda del grado di proliferazione di queste cellule, il melanoma viene assegnato ad uno stadio: si va dallo stadio 0 dei tumori in situ, facilmente confuso con un normale neo, allo stadio 4, caratterizzato da metastasi ai linfonodi o ad altri organi.
I nei: campanelli d’allarme per il melanoma
Più il tumore è avanzato, minori sono le possibilità di sopravvivenza: perciò è importante la prevenzione e la visita da un dermatologo in grado di identificare potenziali lesioni. Il criterio, che permette una possibile autodiagnosi, è riassunto nella sigla ABCDE (1):
- A come Asimmetria nella forma (un neo benigno è generalmente circolare o comunque tondeggiante, un melanoma è più irregolare);
- B come Bordi irregolari e indistinti;
- C come Colore variabile (ovvero con sfumature diverse all’interno del neo stesso);
- D come Dimensioni in aumento, sia in larghezza sia in spessore;
- E come Evoluzione del neo che, in un tempo piuttosto breve, mostra cambiamenti di aspetto.
Altri aspetti da considerare sono la comparsa di sensazioni anomale nella zona del neo, come arrossamenti, pruriti o sanguinamenti. In ogni caso l’autodiagnosi non sostituisce mai il parere di uno specialista, che possiede l’esperienza e la strumentazione adatta a formulare una diagnosi corretta.
Melanina: come ci protegge?
La proteina prodotta dai melanociti che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette si chiama melanina. Il rischio associato all’esposizione ai raggi UV è dovuto ai danni foto-indotti al DNA, che a loro volta possono causare mutazioni che favoriscono la trasformazione tumorale delle cellule sane. La struttura chimica della melanina le conferisce due proprietà, che concorrono ad evitare che le radiazioni UV penetrino oltre l’epidermide. Da un lato ha proprietà di scattering, andando a “dirottare” verso l’esterno i raggi UV, e dall’altro è in grado di assorbirli fino al 50%-75%.
La produzione di melanina avviene in appositi organelli, detti melanosomi. Da lì viene trasportata verso i cheratinociti adiacenti o verso altri melanociti, andando a formare delle strutture a cappuccio intorno al nucleo di queste cellule, per riparare il loro DNA dai raggi UV. In generale, chi ha la pelle scura possiede melanosomi più resistenti alla degradazione, che rimangono intatti come corpuscoli nello strato dell’epidermide. In chi ha la pelle chiara invece i melanosomi tendono a disgregarsi, rilasciando una specie di “polvere di melanina” nello strato basale. Questo compromette in parte l’effetto foto-protettivo della melanina, rendendo i soggetti con pelle chiara più a rischio di sviluppo tumorale.

I fototipi e il rischio di scottarsi
Le differenti pigmentazioni della pelle non sono dovute, come si potrebbe pensare, ad una diversa quantità di melanociti, quanto invece alla loro diversa attività melanogenica, alla grandezza e al contenuto di melanina dei melanosomi e al tipo di melanina prodotta. Di melanina ne esistono infatti due forme: l’eumelanina e la feomelanina. Si pensa che l’eumelanina sia più efficiente della feomelanina nell’assorbire le radiazioni. In generale, tutti i tipi di pelle hanno un contenuto maggiore di eumelanina, tuttavia le persone con la pelle scura ne hanno di più e con una stabilità maggiore. Chi ha i capelli rossi e la pelle diafana invece ha dei livelli particolarmente alti di feomelanina.
Le differenze nel numero di melanociti sono importanti nel determinare la tonalità della pelle nei diversi distretti del corpo: ad esempio il palmo della mano e la pianta del piede hanno il 10/20% dei melanociti presenti nel resto del corpo.

L’epidermide presenta quindi una produzione di melanina costitutiva. Quando ci esponiamo al sole, si innesca un processo di pigmentazione indotta: ovvero, le radiazioni UV stimolano la melanogenesi per proteggerci e noi ci abbronziamo. Ciascun tipo di pelle risponde in modo diverso a questa sollecitazione: da questa osservazione è nata la classificazione in fototipi, secondo la scala di Fitzpatrick. Conoscere il proprio fototipo è possibile tramite numerosi test, come quello messo a disposizione dalla Fondazione Veronesi, ed è importante per sapere come proteggersi al meglio durante l’esposizione ai raggi solari. Chi ha un fototipo chiaro al sole non si abbronza, rischiando facilmente di procurarsi scottature o eritemi, che aumentano ampiamente la probabilità di sviluppare un tumore cutaneo.
Solo colpa degli UV?
Chi ha la pelle scura quindi non corre il rischio di sviluppare un melanoma? La risposta è no. Gli UV sono la causa principale dell’insorgenza del melanoma, insieme alla formazione o al cambio di aspetto dei nei, ma non sono l’unica. Esiste un tipo di melanoma, chiamato melanoma acrale lentigginoso, che può formarsi anche senza esposizione ai raggi UV, localizzandosi nella zona delle mani, dei piedi o delle unghie. Altri fattori di rischio sono poi la storia personale o familiare: il rischio è maggiore se abbiamo già avuto un melanoma o se lo ha avuto qualche parente stretto. Infine, le persone immunocompromesse hanno un maggior rischio di sviluppare tumori, melanoma incluso.
Per approfondire:
(1) AIRC, informazioni sul melanoma
The protective role of melanin against UV damage in human skin (M Brenner, VJ Hearing – Photochemistry and photobiology, 2008)





