How to get away with murder: i motivi per (ri)vederla

Finisce How to get away with murder (Le regole del delitto perfetto), la serie thriller di Shonda Rhimes con la fantastica Viola Davis.

Dopo 6 stagioni chiude i battenti How to get away with murder la serie thriller giudiziaria della ABC, creata da Peter Nowalk e prodotta da Shonda Rhimes, in onda dal 2014. Come per le grandi produzioni della Rhimes (tra cui ricordiamo Grey’s Anatomy, Private practice e Scandal) è difficile dire addio ad un prodotto che ha segnato la storia delle serie televisive. How to get away with murder ha spostato l’asticella sempre più in alto, mostrando ai produttori di tutto il mondo come si costruisce una serie ricca di plot-twist, che tiene incollato lo spettatore in attesa dell’episodio successivo senza la necessità di ricorrere ad espedienti trash. Produzioni come questa hanno molto da insegnare e a loro va forse anche il merito di aver reso le serie televisive un fenomeno di massa. Perché dovreste vedere (o ri-vedere) How to get away with murder?

Capire il senso del titolo

Come spesso accade nelle traduzioni italiane dei titoli cinematografici, il senso delle espressioni idiomatiche originali viene completamente stravolto. In Italia la serie è uscita con il nome Le regole del delitto perfetto, che non c’entra assolutamente nulla con nessuno degli episodi prodotti. C’è da dire, a discolpa dei traduttori, che per esprimere lo stesso concetto del titolo originale, in italiano sarebbe necessaria una perifrasi che mal si adatta ad un titolo di una serie. How to get away significa più correttamente “come farla franca, come cavarsela”. Insomma, sarebbe stato meglio lasciare il titolo originale.

La serie infatti segue le vicende di Annalise Keating (Viola Davis), avvocato di spicco e insegnante universitaria di diritto penale, e della sua cerchia di studenti che la assistono nei processi giudiziari. Parallelamente a questo, i protagonisti si trovano loro stessi coinvolti in crimini efferati, tutt’altro che perfetti, e il loro unico obiettivo diventa trovare il giusto escamotage per farla franca.

Il gusto di non capirci niente

Avrete sicuramente visto questo frame utilizzato come meme sui social: si tratta di una delle scene che meglio descrivono l’intera serie. Qui sta l’immensa bravura di Shonda Rhimes, che è capace di progettare trame intricatissime, i cui nodi si sciolgono soltanto negli ultimi episodi. Ogni stagione è un puzzle, viene fatto un uso smodato di flash-back e flash-forward che aggiungono di volta in volta soltanto una piccola informazione più rispetto all’evento cardine della stagione – solitamente uno o più omicidi che coinvolgono direttamente i protagonisti. Allo stesso tempo però succedono talmente tante cose che è impossibile annoiarsi, anche se alla fine si è più confusi di prima. I casi giudiziari che vengono affrontati non fanno da contorno alla trama ma ne sono profondamente connessi, regalando forti emozioni e portando l’attenzione su temi caldi come la disuguaglianza sociale, il razzismo, la violenza domestica e l’abuso di potere.

Credits: tenor.com

Le ingiustizie sociali

Nelle prime stagioni, i casi trattati dalla Keating fungono da base per le lezioni che tiene alla Middleton University, nel suo corso che ha lo stesso titolo della serie. Spesso si tratta di casi in cui l’imputato è colpevole e il compito degli studenti è individuare cavilli o precedenti legali a cui appellarsi per ottenerne l’assoluzione. Altre volte invece si trova di fronte a ingiustizie sociali, in particolare a discriminazioni razziali. Finché non decide di guidare una class action contro il sistema giudiziario statunitense, accusato di non essere affatto imparziale. In uno dei casi più commoventi, Keating cerca di aiutare una detenuta, Jasmine Bromelle, che non vuole assolutamente essere aiutata. Le sue motivazioni colpiscono come uno schiaffo: se vuoi liberami, dovresti tornare indietro nel tempo e impedire che mio padre mi vendesse. Se esco di qui, tonerò a prostituirmi e mi drogherò finché non mi arresteranno di nuovo.

4×02 – Annalise difende Jasmine Bromelle

Annalise Keating è il nostro spirito animale.

Pubblicato da Le Regole del Delitto Perfetto su Sabato 1 settembre 2018

***Attenzione: il prossimo paragrafo contiene spoiler***

La bravura di Viola Davis

Viola Davis, che nella serie interpreta Annalise Keating, è la protagonista indiscussa di How to get away with murder. Puntata dopo puntata non ci ha regalato altro che performance mozzafiato, calata in un personaggio tutt’altro che semplice da gestire. Annalise Keating si rivela nella sua totalità nell’episodio finale della serie, durante l’arringa con cui deve convincere la giuria a scagionarla dagli innumerevoli delitti che le stanno ingiustamente imputando. Annalise è una donna che non si è mai amata abbastanza, inseguendo disperatamente immagini di ciò che avrebbe voluto essere. La vediamo indossare parrucche per tutte le stagioni, fino all’ultima, in cui finalmente farà pace con sè stessa e verrà anche a processo con i suoi capelli naturali.

Abusata dallo zio quando era piccola, la sua vita è stata un susseguirsi di sventure, dalla perdita del figlio e del suo primo grande amore, perché troppo spaventata dal suo orientamento sessuale. Fino all’alcolismo, la depressione, la perdita del marito e la scoperta di terribili verità sul suo conto. Per tutta la serie Annalise cerca di essere la madre che avrebbe desiderato, facendo carte false pur di proteggere chi ama, a partire proprio dalla sua cerchia di studenti. Allo stesso tempo però viene percepita dall’esterno come una persona invincibile, così forte e potente da incutere timore e, in fondo, tanta invidia. In tanti le volteranno le spalle, preferendo scaricare su di lei la colpa di crimini che non ha commesso, scambiandola per il carnefice che non è. Tuttavia, lo ammetterà anche lei, può essere considerata una persona cattiva ma è anche una sopravvissuta.

Credits: ABC on giphy.com

Dove (ri)vedere la serie? Nel catalogo di Netflix Italia ci sono le prime 4 stagioni. Per le più recenti, tenete d’occhio FOX e Rai4.

Milanese, biotecnologa e bioinformatica. Curiosa per natura ho scelto di dedicare la mia carriera alla scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

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