Affidati alla vita

È importante e necessario, se lo si vuole, trovare una strada per evolversi

«Vuoi entrare?» le chiese, mentre la vedeva sbirciare dalla fessura della porta leggermente chiusa.

Si alzò e le permise di sgattaiolare silenziosamente dentro la stanza.

Poi si stese di nuovo sul letto, continuando a volgere lo sguardo verso la finestra.

Il vetro si stava pian piano riempiendo di piccolissime goccioline d’acqua che offuscavano sempre più la vista del paesaggio esterno.

Era un pomeriggio cupo, in tutti i sensi, per Federico.

Era una di quelle giornate dove mettersi sotto alle coperte a dormire sarebbe stato senza dubbio più semplice, ma dato che lui non era fatto per le cose semplici, preferì dedicare il suo tempo a riflettere. Gli sembrava fosse più utile sia per se stesso che per la sua chiarezza mentale.

Non aveva avuto molto tempo da dedicare alla sua intimità durante l’ultimo periodo, essendo sempre stato pieno d’impegni: oltre ad essere un lavoratore, da pochi mesi aveva iniziato a vivere da solo, si era fidanzato e aveva intrapreso un importante corso d’inglese. Quella giornata, stranamente, cadeva a pennello. Nonostante lo stato d’animo appesantito che provava, sembrava come se gli eventi si fossero allineati alla perfezione, appositamente per lui.

Non aveva modo di uscire e sbrigare le solite commissioni giornaliere, o probabilmente non ne aveva molta voglia, sia per l’umore sia per il disagio generale che quel mal tempo gli avrebbe creato se avesse ancora varcato la porta del suo appartamento.

Era un giovedì di marzo e Federico era da poco tornato a casa dalla palestra, dove aveva preferito recarsi subito dopo lavoro per fare un’unica tirata. Spesso lo faceva.

Dopo una doccia rigenerante e una buona merenda proteica, si ritrovò a dover affrontare quella realtà dalla quale stava in tutti i modi cercando di fuggire, ormai da settimane.

«Non si può scappare da certe cose», pensò tra sé e sé, mentre raccoglieva il foglio che Minnie aveva appena fatto cadere a terra. «Prima o poi ti trovano e ti affrontano, volente o nolente».

Minnie era spesso maldestra. Alcuni avrebbero preferito definirla dispettosa, ma lui la conosceva ormai da quattro anni e sapeva che in realtà aveva un cuore molto tenero.

Non lo faceva apposta. Sicuramente con la sua maldestria in parte voleva attirare l’attenzione, ma sapeva che non era provocatoria.

La prese tra le sue braccia e lei lo lasciò fare: si fidava ciecamente del suo padrone.

Nonostante i pregiudizi verso i gatti, era molto affettuosa e premurosa, soprattutto nei suoi confronti.

Grayscale Photo of Two Men Holding Hands
Photo by Prince Photos from Pexels

Stranamente Federico non percepiva il solito vuoto interiore che si prova quando si perde una persona cara.

Era triste e dispiaciuto, ma non arrabbiato o scioccato. Certamente si sentiva deluso, ma era allo stesso tempo nutrito da un senso di pace, consapevole di aver fatto tutto il necessario, tutto ciò che poteva. E per lui bastava così.

Mentre ragionava sull’andamento degli eventi che avevano provocato la fine di quella relazione, comprese che la scritta the end si presenta nell’esatto momento in cui si presentano anche le incomprensioni. Quando queste incomprensioni rimangono tali, vengono lasciate lì in balia di se stesse ad essiccarsi e poi sgretolarsi in mille pezzi, o addirittura in polvere.

Nelle relazioni è quasi una regola matematica, un processo automatico, un evento inevitabile.

Non sempre, ma quasi sempre.

Francamente, forse, si era già preparato a quell’episodio. In modo inconscio, dentro di sé, lo sapeva già. Se lo aspettava. Prima o poi se lo sentiva, che sarebbe accaduto.

Dopo più di vent’anni d’amicizia non è di certo una passeggiata, ma più ti prepari per una gara meno ansia da prestazione hai durante la stessa.

Ognuno cresce a modo suo, scegliendo di seguire un sentiero piuttosto che un altro.

Valori, comportamenti e parole si possono sempre scegliere. E se un giorno si decide di aprire una porta differente da quella che varca un’altra persona, è proprio in quel momento che si dà il via alla separazione. Una separazione forse inevitabile, date le scelte prese con consapevolezza.

«Una separazione terapeutica», disse Federico a voce alta guardando la sua gatta.

Minnie ricambiò lo sguardo con un’evidente espressione di disappunto, come volesse riferire al ragazzo che lei non se ne sarebbe mai andata da lui. E molto probabilmente era vero.

Quand’era piccolo credeva fortemente nell’infinito e oltre, un po’ come all’epoca gli aveva insegnato il cartone animato Toy Story, che lui aveva amato tanto.

Crescendo, però, diventando l’uomo adulto di ventott’anni che era, aveva che l’infinito esiste, ma solo per se stessi, i propri sogni e desideri.

Non nelle ralazioni.

Aveva compreso che le relazioni sono estremamente complicate ma fondamentali per poter maturare e capire ciò che si desidera e non si desidera nella propria vita, sia nel caso in cui si parli delle proprie relazioni che di quelle intrattenute dagli altri.

Aveva compreso che effettivamente una persona non si perde, se si decide di lasciarla andare.

Se lasciarla andare è una scelta.

Se la si lascia libera, se ci si autopermette di liberarsi da qualcuno che non ci fa più del bene e nuoce alla nostra psiche.

Bisogna sempre lasciare alle persone la possibilità di scegliere, perché solo tramite le loro scelte si può realmente capire chi si ha davanti. Il libero arbitrio degli altri è uguale al libero arbitrio personale.

Man Sitting on Bench
Photo by Tomé Louro from Pexels

Dopo qualche tempo, Federico era finalmente riuscito a trovare una risposta. Era riuscito a trovare la via di fuga da quel labirinto che gli stava ormai togliendo il sonno.

«Arriverà di meglio come sempre è stato perché, alla fine dei conti, me lo merito. Amarsi significa anche questo. È stato un piacere conoscerti e attraversare una fase della mia vita insieme a te, amico mio. Ti auguro il meglio, ti auguro di essere felice. E lo auguro anche a me», pensò, mentre metteva quella foto ricordo di 5 anni fa, che aveva sul comodino, all’interno di una scatola.

Si alzò dal letto e appoggiò delicatamente a terra Minnie, che si era appisolata sopra le sue gambe.

Fuori stava continuando a piovere e il vetro della finestra era stato completamente ricoperto da numerose goccioline e strisce d’acqua.

Stava continuando a piovere, fuori, e c’erano forti temporali su tutta l’area, ma dentro di lui, invece, era finalmente e definitivamente spuntato un gigantesco sole caldo.

Articolo a cura di Mikerlange Zanato Foto di copertina: Tomé Louro from Pexels

Mikerlange Zanato è una ragazza di 26 anni, italiana, amante della vita e della scrittura. Lavoratrice e viaggiatrice nel tempo libero. Determinata, sensibile e solare. Ispirata dalla frase “Vince solo chi è convinto di poterlo fare”, che riporta poi nella sua quotidianità. Vincitrice del Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea – VIII edizione (sez. Racconti brevi - Fragile e Immortale) della Casa Editrice Laura Capone Editore. Finalista con proposta di pubblicazione per lo stesso concorso — X edizione, anno 2022 (sez. Romanzo inedito - Pensieri) della medesima casa editrice.

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