Amelia – Sola la notte
Tornare a casa sola immersa nel buio, pensare a tutto ciò che la luce nasconde e la notte risveglia senza avvisare.
Ultimamente penso spesso a quel giorno.
Era inizio ottobre, una di quelle giornate in cui il sole brilla così tanto e così a lungo da non pensare che il giorno seguente potrebbe fare talmente freddo da dover tirare fuori il cappotto.
La notte era arrivata lentamente, il buio si era avvicinato passo dopo passo arrampicandosi sui muri attraverso ogni mattone per giungere ad ogni tegola.
Tutto intorno a me era divenuto nero quando, ad un certo punto, lo sento e mi volto.
Mi ha superato anche l’unico motorino che viaggiava con me su questa strada, lo vedo diventare piccolo piccolo, sparisce proprio com’è comparso, lasciandomi sola. Cammino in silenzio, vestita troppo leggera per tornare a casa a quell’ora.
Questa sera sembra che manchi di tutto l’amore materno e delle lezioni che mi dava papà. Questa notte sembra che manchi di tatto, di sguardi gentili e di sante parole.
Sembra come se io, seduta qui, non fossi signora della vita mia, che il tempo giusto fosse proprio di ieri e che il restante scorra alla follia rispetto al mio passo lento.
Mi è sempre sembrato di correre ma forse sono solo stata sempre immobile.
Pare proprio che io sia costretta a me, ai pensieri, ai rancori; sembra proprio che mi tocchi raccontarmi io una favola più spensierata, mentre mi accarezzo la schiena e la testa per addormentarmi.
A volte ascolto nel cuscino il mio cuore che batte e mi ricordo di quando c’eri tu a riposare lì sopra. Chiudo gli occhi e penso a quando non c’era alcun momento giusto, ma solo miseri giorni.
Sento attraverso il cuscino il suono di un luogo e di un tempo che non mi appartengono più.
Sento attraverso gli strati l’eco di sentimenti troppo veloci per essere rincorsi e troppo forti per essere taciuti. Mi lasciano indietro e poi tornano a prendermi per mano. Sarà la piccola me che ricorda di scivoli e altalene, a farmi vivere di scale e serpenti.
Quando lei non c’è e i suoi occhi ingenui non mi guardano, posso immaginare cose che lei non può sapere, troppo piccola e chiusa in una stanza di specchi. Lei corre su e giù per le strade del tempo nel vano tentativo di bloccarlo o perlomeno di non rimanere indietro.
E tu, per capire quello che dico, dovresti sentire tutto questo come lo sento io. Così sapresti quanto mi terrorizza l’incertezza del voltarmi alla mia destra per accorgermi di avere un passeggero a fianco a me e per questo credere di andare ancora troppo piano.
Quanto mi faccia sentire inquieta il dubbio che le belle storie, per esempio, potrebbero non farmi dormire più anche se non sono io a raccontarmele.
Potrei perdermi magari, forse potrei ritrovarmi mentre cerco di raggiungermi, ma chissà dove sarò già. E se scappassi da me? O se si fosse fatto giorno e mi stessi aspettando al di là del tempo?
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