L’esordio
Le ultime ore di libertà, prima di un radicale cambiamento.
Ricordo ancora quel momento.
Tanto lontano ma, allo stesso tempo, ancora indelebile nella mia memoria.
Ricordo la superficialità che indossavo, la poca importanza che le avevo attribuito, la scarsa preoccupazione che possedevo fino a qualche giorno prima dell’evento e, paradossalmente, allo stesso tempo ricordo anche la leggera paura che percepii nell’esatto momento in cui avvenne il fatto.
Una paura che sentivo a livello delle viscere.
Stavo uscendo con le mie amiche, come sempre d’altronde. Come ogni sabato sera.
Eravamo a casa di una di loro ed eravamo impegnate in una piacevole pre-serata organizzata quasi all’ultimo.
Una pizza, un bicchiere di birra per accompagnare e un paio d’ore dedicate a chiacchiere e risate. Il tempo volava e l’umore si alleggeriva.
Verso le 23:00 iniziammo a prepararci per dirigerci verso un locale molto conosciuto tra i cittadini di Padova. Una sistemata al trucco, una controllata ai capelli e una scrollata veloce al telefono, per verificare se fossero arrivate notifiche importanti.

Non feci in tempo a entrare su WhatsApp che il mio occhio cadde immediatamente su un messaggio ricevuto da mia madre, un link per l’esattezza.
Solitamente lei non mi scriveva a ore così tardive e non mandava questa tipologia di messaggi.
Lo aprii e lessi cosa c’era scritto: «Entro la mezzanotte, tutti i cittadini italiani devono recarsi nelle loro abitazioni. Previste multe salatissime per i trasgressori».
Non ci credei subito.
«Mia madre esagera sempre nelle cose, chissà da dove avrà preso questa notizia online!», pensai tra me e me mentre mi applicavo il rossetto bordeaux sulle labbra, il mio preferito.
Subito dopo, però, arrivò la stessa informazione anche da una collega, nel gruppo di lavoro.
La titubanza cominciò a bussare nella mia mente.
Corsi dalle mie amiche, che si trovavano in un’altra stanza: le guardai con gli occhi sgranati e mostrai loro i messaggi che avevo appena ricevuto, senza spiccicare una parola. Personalmente non riuscivo a trovarne.
«Quindi è vero», disse Alice, «È stata presa la decisione finale.»
«A quanto pare sì…» le risposi io, con un tono di voce leggermente più basso rispetto al mio solito.
«E ora che facciamo?» continuò lei dubbiosa.
«Non ne ho idea» le dissi.
Kimberly stava fumando una sigaretta, rivolta verso la finestra aperta della cucina.
Si voltò dandoci le spalle per qualche secondo, come volesse in qualche modo scappare dalla realtà, per poter così riflettere con maggior lucidità e dare la risposta più logica e adatta.
Poco dopo ci guardò, fece un grande sospiro ed espresse la sua opinione.
«Potremmo uscire lo stesso. Lo faranno tutti, sicuramente.»
Sembrava come volesse passarci un po’ del suo coraggio, con due occhi che però manifestavano un delicato turbamento.
Restammo in silenzio per qualche minuto, a tratti fissandoci, a tratti rivolgendoci verso il vuoto, forse ognuna con la speranza di sentirsi dare una soluzione conveniente, o di trovarla per conto proprio, in modo da continuare la serata appena iniziata senza finire nei guai.
Alice fu la prima che trovò il coraggio di rompere quel ghiacchio che stava diventando sempre più spesso e freddo.
«Non me la sento. Forse è meglio che ognuna torni a casa propria almeno per stasera. In caso recupereremo il prossimo weekend.»
La seguii con lo stesso pensiero e con la stessa speranza.
Kimberly acconsentì senza protestare troppo.
La salutammo con frettolosità perché il tempo rimasto, ormai, era poco.
Salimmo in macchina e ci dirigemmo verso le nostre dimore.
Fortunatamente abitavamo vicine e il tragitto non era impegnativo.
Continuammo poi a chattare per una mezz’oretta nel gruppo WhatsApp che avevamo in comune, mentre ascoltavamo le notizie alla televisione, per condividere insieme ciò che stava succedendo.
Mi diressi a letto e mentre cercavo di assopirmi avvertivo un blocco alla gola, come se qualcuno mi stesse limitando la possibilità di deglutire bene.
Il giorno dopo mi svegliai intorno alle 10:00 di mattina.
Era l’8 marzo 2020 e ormai l’informazione girava su tutti i notiziari, le bocche e i telefonini italiani.
«Le nostre abitudini vanno cambiate ora, dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa. Lo dobbiamo fare subito e ci riusciremo solo se ci adatteremo a queste norme più stringenti.»
Queste furono le parole annunciate dal Premier Giuseppe Conte che definivano l’inizio di un lockdown causato da un virus che, ormai da circa un paio di mesi, stava contagiando e uccidendo numerose persone a livello mondiale: il Covid-19.

Immagine di copertina tratta da Pexels





