Un amore in fotogrammi
L’anima non è fatta solo di emozioni e ricordi, ma anche di tutti i luoghi in cui abbiamo vissuto.
Ho perso un pezzo di me, questa mattina.
Alla mia età, si perde un pezzo ogni giorno che passa, fino a quando non rimane solo un’essenza vaga di quel che eravamo.
Era qualcosa di esterno alla mia anima, un angolo di città, un locale vecchio, pieno di emozioni passate e di un intenso profumo di ricordi. Forse è persino sbagliato averlo considerato parte di me, potrebbe suonare egoista o anche solo inopportuno, ma per me era davvero legato al nucleo centrale della mia persona. In qualche modo, quel luogo mi apparteneva da tanti anni, forse troppi, e vedermelo strappare via così, senza preavviso, mi ha fatto stare male. Il suo apporto nella mia vita è stato fondamentale, anche se immagino che, per il cinema Franceschini, io non sia stata altro che una delle tante ragazze che si sono innamorate tra i suoi sedili scoloriti e il profumo di pop-corn.
Il mio primo incontro con lo schermo argentato avvenne nel 1951: avevo 16 anni e fui trascinata lì a forza da mia sorella. Barbara era poco più grande di me e mi era stato affidato l’oneroso compito di accompagnarla, dal momento che i nostri genitori volevano sentirsi sicuri a farla uscire con Franco, il suo nuovo ragazzo. Ricordo ancora la sensazione che aveva cominciato a pervadermi non appena oltrepassata l’entrata: quello era un posto fuori da ogni tempo, in cui sarebbe accaduto qualcosa di strano, nuovo. Magico. Nel profondo, ne sentivo la certezza.
Era la mia prima volta, il mio battesimo in un mondo fatto di immagini e storie che mi avrebbero incantata lungo tutta la mia vita.
Quella sera vidi “Un tram che si chiama Desiderio” e il mio cuore scoprì di poter amare. Marlon Brando e Vivien Leigh erano due divinità immacolate su quello schermo argentato che, nonostante il bianco e nero della pellicola, sapeva trasmettere i colori accesi di emozioni vere e nitide. Non era stata solo la storia in sé a prendermi, ma l’insieme spettacolare di figure, musica e voci: qualcosa di nuovo che andava oltre qualsiasi altra esperienza che avessi mai avuto. Non c’è nulla che sia comparabile alla sensazione degli occhi che si inumidiscono di fronte a un bacio appassionato o a quella del cuore che accelera il battito nell’attesa dello scoppio dell’ansia.
Quella sera, mentre mia sorella e Franco si conoscevano in modo approfondito nelle ultime file, io scoprivo una passione che mi avrebbe insegnato a vivere al meglio altre mille vite che non fossero solo la mia. Ho affrontato la Guerra civile americana e altre guerre sparse tra stelle che sconosciute, ho conosciuto amori di tutti i tipi e risolto enigmi fin troppo complicati per una persona sola. Non mi sono lasciata sfuggire nessuna occasione per andare oltre i limiti della mia esistenza.
Quella sera di quasi settant’anni fa io nascevo una seconda volta, con una nuova storia e un nuovo amore per un’arte che non sa lasciarmi il cuore in pace, ma che continua, giorno dopo giorno, a stringermi a sé.
Solo che da oggi non potrà più farlo al cinema Franceschini.
Così, quando ho scoperto cos’era successo, ho sentito il forte bisogno di fare qualcosa, una sorta di celebrazione per tutto ciò che ho ricevuto tra quelle poltrone scucite. Ho provato a contattare la cerchia di amiche con cui partecipo alle rassegne di film d’autore del mercoledì sera, giusto per sapere se ero la sola a sentirmi così afflitta o se anche loro ci erano rimaste male. Nessuna di loro lo sapeva e accolsero la notizia nei modi più vari, ma tutte mi hanno dimostrato quanto quel mondo di luci e immagini non abbia incantato solo me. Nelle loro parole c’era una costante nota triste che sottolineava il solco lasciato da una rete fatta di immaginazione e sensazioni sotto pelle, che fanno sentire una ottantenne come se fosse ancora una ragazzina nel fiore dei suoi anni, pronta ad affrontare qualsiasi avventura le capiti.
Il cinema ci ha dato la forza per affrontare matrimoni, figli, litigi, separazioni e solitudine, perciò non saremo mai pronte a lasciar andare “la sala”, per nessun motivo.
Perciò penso che, al momento, ci sia un’unica cosa da fare: giacca sulle spalle, che al cinema c’è sempre l’arietta fredda, e via, verso un nuovo mondo da cui farmi incantare.
Immagine di copertina di Noom Peerapong da Unsplash.





