Arte al servizio: quando l’espressione diventa salvezza
L’arte del ventunesimo secolo nasce sulla base di forti cambiamenti di cui il Novecento è stato protagonista. Nuovi modi di fare arte e nuovi scopi caratterizzano quella dei giorni nostri, fino a diventare ancora di salvezza per i più deboli
Siamo arrivati a un punto in cui qualsiasi cosa si può considerare arte, dopo un lunghissimo percorso durato secoli e dove finalmente il concetto di arte e l’appellativo di artista sono svincolati da qualsiasi requisito. Dal Novecento si comincia a parlare di Avanguardie artistiche e a proporre qualcosa che non si era veramente mai visto prima.
Questa voglia di cambiamento, di innovazione, era mossa da una domanda semplice ma che portò a una vera e propria rivoluzione culturale: che cosa si può definire arte?

In poche parole l’artista si allontana dalle regole mettendosi anche in netto contrasto con tutte le certezze che derivano dal passato. Il grande Picasso diceva:
«Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista.».
Pablo Picasso
Poesia.
Sono poi emersi movimenti e nomi che l’innovazione l’avevano nel sangue, modelli da seguire e di cui parlare in nome dell’arte contemporanea, nata nel secondo dopoguerra. Se tutto ciò che viene buttato fuori con sentimento e passione da una persona e per essa è arte, allora il mondo accoglierà sia l’opera d’arte che l’artista.
Per questo una banana sul muro e una cagata in un barattolo sono opere d’arte a tutti gli effetti – e qui mi fermo per non entrare in un altro tortuoso e affascinante discorso sull’arte dei giorni nostri.

L’artista interpreta se stesso e il mondo
Mostra anima e corpo agli altri e l’arte da qualche parte troverà il modo di entrare nel profondo di chiunque glielo permetta. Che si tratti di performance, di installazioni, di sculture, di montaggi, di film, di dipinti, è pur sempre un pensiero tradotto e il suo scopo è quello di essere ricordato.
Non c’è niente di più immortale del ricordo e della memoria come ci ha insegnato il tenero Ugo Foscolo. L’artista trova un modo, una soluzione, per far sì che ciò avvenga. Lo scopo e la soddisfazione stanno nel riuscire a rimanere impressi nella mente del pubblico, di suscitare emozioni, scuotere anime e coscienze aprendo occhi e menti.

Dunque qualsiasi cosa, concreta o astratta, può essere il soggetto di un’opera ma mai parlerà solo di quella. Parlerà prima dell’artista, della sua esperienza, della sua vita, dei suoi sentimenti e delle sue intenzioni.
L’arte si è avvicinata alla politica quando ha cominciato a mettere l’artista e i suoi sentimenti al centro, sull’onda della libera espressione e opinione. Ciò è accaduto dal periodo delle rivoluzioni culminando nel Romanticismo, anche se è da tener presente che prima di allora l’arte ha sempre avuto a che fare con il potere ma mai andandovi contro. Rispecchia quindi una cultura, ma nello specifico la lotta interiore e la presa di posizione dell’artista che si espone a tutti gli effetti.
Questo hanno fatto Letizia Battaglia, Vik Muniz e Ai WeiWei
Sono tre noti artisti contemporanei molto vicini a noi. Hanno, a modo loro, ribaltato nuovamente il senso dell’arte. Vik Muniz e Ai WeiWei sono un po’ più giovani di Letizia Battaglia, donna con un passato incredibile alle spalle.
Esempi di vita e di virtù, hanno basato la loro arte su valori morali indistruttibili che sono andati oltre il proprio interesse. La loro luce coraggiosa brilla diffondendo un briciolo di speranza tra popolazioni effettivamente oppresse.
Le opere non parlano di loro: sono loro. Nobilitati da una vocazione al servizio verso il prossimo attraverso l’arte, che è diventata una voce, un grido di richiamo all’attenzione e di protesta!
Questa arte è forte, determinata, coraggiosa, che non guarda in faccia nessuno. Che supera l’arte fine a sé stessa, supera i sentimenti e alla quale è impossibile attribuire un vero e proprio valore. Perché ha davvero troppo a che fare con l’umano.
Letizia Battaglia

A Palermo, da giornalista diventa una reporter di scene del crimine di vittime mafiose. Simbolo della dura lotta antimafia, dell’indipendenza ed emancipazione della donna.
Vicente José de Oliveira Muniz: Vik Muniz

Qualcosa l’ha spinto a tornare nella terra dove è nato e da cui è scappato da giovane per le misere condizioni in cui avrebbe vissuto se fosse rimasto lì. È voluto entrare in contatto con la feccia della feccia ma il progetto ha poi acquisito sempre più un carattere umanitario fino a coinvolgerlo emotivamente. Ed è qui che l’arte diventa anche, inevitabilmente, unificatrice.
Ai WeiWei

Attivista politico che attraverso arte, campagne e performance ha dato forma e sostanza al suo dissenso verso la dittatura cinese e i soprusi del governo, spesso rischiando la detenzione e la vita stessa pur di rendere consapevole il popolo cinese e il mondo intero.
L’arte è al servizio prima dell’artista stesso, quando diventa salvezza per qualcun altro, vince tutto. A loro vanno onore e rispetto, tutta la mia ammirazione e spero in futuro anche la vostra, poiché avrete modo di conoscerli meglio prossimamente!
(Immagine di copertina: artwork by Caterina Cocci)





