Connessioni
Dentro le connessioni tra filosofia, fisica quantistica e arte. Perché troviamo aperto prima ancora di aver bussato?
Il primo raggio di luce a illuminare il soggiorno. Una ragazza seduta al piano, le dita che toccano delicatamente i tasti. La prima nota, la seconda, la terza, i primi accordi, i primi suoni che raggiungono le nostre orecchie.
Quinta e quarta discendente, l’inizio della nona sinfonia di Beethoven. Prima un piccolo brusio, un piccolo spostamento melodico. Cellula primordiale, dal quale si sviluppa tutto il resto. Il nulla che diventa inizio del tutto. Lentamente qualcosa si muove, il ritmo si intensifica. Il sipario ancora chiuso divide il mondo della realtà, la platea, da quello della fantasia, il palcoscenico. All’improvviso il velario si apre. Sale la tensione degli artisti e il brivido del pubblico.
Un uomo immobile davanti il suo quadro preferito, un bambino entra per la prima volta allo stadio, le luci della piazza si accendono come lucciole.
L’energia che sprigionano due ragazzi a un concerto, la passione per un ideale, un messaggio inaspettato.
Ascoltare storie alla stazione, i pianti in aeroporto alle partenze, i sorrisi agli arrivi.
Un poeta alla ricerca della rima giusta, uno scrittore con il suo “C’era una volta”.
Gli occhi, di un atleta, che si chiudono prima del suono dello sparo.
L’ inizio di un esame, i muscoli che si contraggono, la concentrazione che si cerca.
La promessa di un matrimonio, il giuramento di un soldato, la proclamazione di una laurea.
La vista del mare dal fondo della strada, l’ultima sigaretta in spiaggia, lu “scrusciu du mari”.
Due dita che involontariamente si sfiorano, due occhi che si riconoscono, una voce familiare.
Tutto ciò è connessione.

Cosa significa connessione?
La parola “connessione” sappiamo affondare le sue radici dal latino conexio (connessione, concatenazione, deduzione). Connettere significa letteralmente “unire con”, “unire cose distanti”. Una vicinanza di tipo non solo fisica come le strade e i trasporti, ma che nella maggior parte dei casi diventa metaforica o figurata, al fine di unire ciò che non è vicino nello spazio, ma che è unito da qualche vincolo di varia natura. Connettere due enti, infatti, permette la costruzione di un terzo spazio fra le personalità coinvolte. Connessione, infatti, indica non solo i due enti uniti tra loro ma anche lo stesso legame che li tiene insieme. Pluralità di enti ma singolarità di rapporto, legame ma distanza che li unisce, e che quindi li connette.

Dentro il nostro cervello
Sappiamo come tutto ciò che proviamo, le connessioni che stabiliamo, le vibrazioni che sentiamo, sono tutta opera del nostro cervello e di specifici neurotrasmettitori. Quest’ultimi non sono altro che delle molecole che veicolano informazioni tra i neuroni e si muovono attraverso delle strutture che collegano tra loro le cellule nervose: le sinapsi.
Ogni volta che incontriamo qualcuno, o semplicemente leggiamo un libro o guardiamo un film, ogni cellula spruzza, come se fosse una pistola ad acqua, una sostanza chimica sull’altra, provocando una microscopica carica elettrica sulla cellula ricevente. È tutto una straordinaria orchestra, proprio come la nona sinfonia di Beethoven, dove a milioni di cellule nervose devono corrispondere altrettante milioni di sostanze chiamate “recettori”. Tuttavia quando questo continuo scambio tra recettore e sostanza chimica incontra qualche guasto, può essere la causa di alcune malattie, tra cui anche la depressione.

Amore e Odio
I primi filosofi naturalisti indagarono la natura alla ricerca dell’archè o fondamento unico, ossia ciò che, nel loro pensiero, avrebbe dovuto unire, connettere, ogni ente, nella logica per cui “tutto è uno”, interconnesso, vivo, intelligente.
Fu Empedocle, in particolare, ad intuire come la natura si fosse originata dalla mescolanza di tutti e quattro gli elementi naturali (acqua, aria, terra e fuoco) e due forze contrapposte, entrambe necessarie tra loro: una è Amore, la forza che unisce, ordina, connette; l’altra è Odio, intesa come forza separatrice, disgregante. La vita dunque sulla terra, è proprio consentita dalla presenza bilanciata di Amore e Odio, unione e separazione, connessione e disconnessione. La prima forza Amore è, secondo Empedocle, l’unica a consentire la connessione dei vari enti tra loro.

Fisica quantistica
La scienza moderna, in particolare la fisica quantistica, dimostra le verità che erano state precedentemente intuite dai filosofi antichi. Sappiamo, come la realtà sia costituita da subparticelle e da una sinfonia armonica di onde che emettono suoni (fotoni) a ritmi diversi. Ci basta guardare le immagini della galassia attraverso i moderni mezzi che oggigiorno la scienza ci fornisce, per capire come esse siano connesse da fili invisibili, gli stessi di cui parlava Giordano Bruno nel 1500.

Secondo le scoperte della fisica quantistica, infatti, siamo tutti degli esseri vibranti. Innumerevoli, infatti, sono le persone con cui parliamo e stabiliamo un legame, o anche le diverse esperienze che affrontiamo, ma diverse saranno le frequenze alle quali si collegheranno le nostre vibrazioni. In fondo gli esseri umani sono fatti di vibrazioni, connessioni, ed è il nostro sentire interiore a guidarci verso le diverse bande di frequenza.
Una vibrazione non è nient’altro che un’ emozione, e può essere determinata da ciò che pensiamo, dalle persone che ci circondano, dalla musica che ascoltiamo, dalle parole che usiamo e dall’ amore che proviamo.

Entanglement quantistico
La fisica moderna mostra come tutto sia interconnesso, come una sinfonia vera e propria, a livelli e ritmi diversi. Il fenomeno dell’azione spettrale a distanza (noto anche come entanglement quantistico), inoltre, ci spiega come sia possibile connetterci ad altri enti, oltre lo spazio e il tempo lineare. Un assurdo fino a poco tempo fa. Questo fenomeno spiega, come due particelle che interagiscano simultaneamente l’un l’altra, possano creare una connessione tanto potente da superare i confini dello spazio e del tempo. Non è influente il numero delle volte in cui queste particelle interagiscano, ma solo l’entità dell’interazione.

Nel panorama cinematografico, poche opere hanno affrontato il tema della connessione come Interstellar. Sullo sfondo dei viaggi spaziali, il cuore dell’opera di Christopher Nolan è data dal rapporto padre-figlia tra Cooper, ingegnere spaziale e la figlia Murph. Il loro intimo legame, la loro connessione emotiva e spirituale, infatti, diventa motore di tutta la narrazione. È la promessa del padre di tornare dalla figlia a creare un legame intimo, indissolubile che, anche se separato da distanze siderali e dimensioni diverse, riesce a trascendere qualsiasi legge del tempo e della fisica.
Telepatia
Un tipo di connessione speciale, non ancora completamente verificato scientificamente, è la telepatia (dal greco tele lontano e patheia sentimento), per la quale la forza del legame risulta essere talmente tanto grande, da permettere a due enti di scambiare tra loro informazioni, senza l’ausilio del linguaggio o dell’ espressività corporea.

Eduardo De Filippo, drammaturgo napoletano, nella sua opera, Natale a casa Cupiello ha dato la sua personale spiegazione di telepatia attraverso la voce del suo protagonista Lucariè Cupiello, signore della media borghesia, molto legato ai valori familiari e della tradizione. Una sera, Lucariè, infatti, ritornando a casa, si rivolge così alla moglie Concetta che lo aveva accolto in casa aprendo il portone, senza che lui avesse prima bussato:
– E perché hai aperto ‘a porta, Concietè?
– Eh… Lucariè… Aggia arrapute ‘a porta perché me pensavo che tu avive tuzzuliate…
– Eh… Telepatia… A me me l’hanne spiegate…
Telepatia è quando io non busso, e tu apri la porta.
Tante sono quindi le connessioni che stabiliamo, ma la maggior parte tendono ad allentarsi rapidamente, poche sono quelle che si saldano, solidificano e permangono. E sono solo queste ultime, quelle che ci permettono nelle nostre vite, come accaduto nell’opera a Lucariè Cupiello, di trovare un portone aperto, senza avere prima “tuzzuliato”.
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