L’Ora dei Dannati – L’Abisso
Il primo libro di un’inaspettata trilogia infernale, dalla penna di Luca Tarenzi
Dante e la sua Divina Commedia sono stati una presenza costante negli anni formativi di ogni studente di scuola superiore. C’è chi ha amato il Sommo Poeta, mentre tornava al proprio posto con un bel nove dopo l’interrogazione di italiano, e chi lo ha odiato, assopendosi sulle infinite pagine di commento a poche manciate di versi. Ma, comunque sia andata, la Divina Commedia farà sempre parte del nostro bagaglio personale e culturale: con qualche chance di essere rivalutata, magari dopo molti anni, e riletta da cima a fondo senza le continue interruzioni di un professore troppo puntiglioso.
A Luca Tarenzi, già autore di romanzi fantasy, dev’essere piaciuta molto: la sua nuova trilogia ha inizio proprio nelle oscure profondità dell’Inferno dantesco. Edito da Giunti, L’ora dei dannati – L’Abisso attira il lettore sin dalle prime pagine, invogliandolo, con una scrittura fresca e giovanile, a rimanere incollato alla narrazione.
Più da vicino
Sin dalla copertina, a cura di Valentina Mulatero e Davide Vincenti, il nuovo romanzo di Tarenzi ci fa immergere nella cupa atmosfera di un Inferno descritto a tinte fosche, fiammeggiante d’ira, venato di disperazione e follia. L’autore ci accompagna nella sua personale rivisitazione della prima cantica, facendoci intravedere, nelle crude descrizioni delle varie bolge, gli stessi contorni delle famose illustrazioni di Gustave Doré, da cui lo scrittore ha preso spunto per l’ambientazione.

L’Inferno si presenta come un diroccato Paese delle Meraviglie, una terra che ha perso per sempre la sua Alice e si nutre della disperazione delle anime in pena. Il regno della dannazione eterna, che ha qui la stessa geografia di dantesca memoria, ospita tuttavia anime meno prone di quelle incontrate dal Sommo Poeta: gli spiriti inquieti e tormentati che vi abitano, infatti, riescono a pensare anche tra i miasmi dello Stige, o tra le pieghe di una corteccia torta in modo innaturale. Riescono a provare emozioni, per quanto piagate dall’ambiente che le ha fatte sorgere, sentimenti di rivalsa, odio, ma anche di speranza.
«Fare a gara a chi stava peggio era il gioco preferito dei dannati…»
Un protagonista incrollabile
Al centro di questa cacofonia di urla disperate e lamenti senza fine, si muove Virgilio. Proprio quel Virgilio. Ma il poeta romano che ritroviamo qui non è lo stesso che guidò Dante nel suo viaggio: qui incontriamo un uomo incupito dai tormenti, pieno di rabbia e frustrazione.
Tutto ciò che il poeta vuole è trovare la pace, e pur di ottenerla è disposto a tentare la fuga dall’Inferno. Quest’impresa non si rivelerà affatto semplice: oltre ai dannati e ai mostri come Cerbero, Gerione e i Giganti, a fare da ostacolo alla buona riuscita della missione ci sono gli Spezzati – gli angeli caduti, antichi seguaci di Lucifero. Ciascuno di essi, a sua volta, è tormentato dai brandelli dilacerati di un disarmonico canto, lontana memoria di quello ascoltato nell’Eternità del Paradiso; sofferenti, vivono con l’unico desiderio di infliggere lo stesso dolore alle loro vittime.
Virgilio non è tipo da arrendersi di fronte alle difficoltà. Aiutato dalla mente più acuta di tutto l’Inferno – quella di Pier delle Vigne – inizia a mettere insieme gli ingredienti per organizzare l’impossibile fuga, in barba al rischio atroce che minaccia ogni suo passo.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita, / mi ritrovai per una selva oscura…”
Tutto ha inizio nella Selva dei Suicidi, quasi a far da eco ad un altro bosco. Segue un saliscendi rocambolesco, in un ritmo serrato che porta il lettore a tener dietro agli eventi con il fiato sospeso: per scoprire dove tutto avrà fine bisognerà attendere i nuovi capitoli della trilogia, in uscita a cadenza annuale.
Vincere sull’Inferno
Tarenzi ricrea a scene vivide e dinamiche l’Odissea di uno strano Jack O’Lantern e dei suoi compagni di viaggio, senza risparmiare al lettore squarci di truculenta brutalità: d’altra parte, i cerchi e le bolge dell’aldilà non traboccano di parole gentili, né risuonano di altruismo o compassione. Il Regno del Dolore viene dipinto senza attenuarne i tratti negativi, il che rende la storia inadatta ad un pubblico troppo giovane o impressionabile (il target sono i ragazzi dai sedici anni in su).
Ciononostante, la lettura si presenta scorrevole e – a tratti – quasi comica, capace di far sbocciare un sorriso nei momenti più inaspettati. La storia è intrigante e facile da immaginare visivamente, ricca di potenzialità per un eventuale adattamento televisivo. Il lettore impara a conoscere i personaggi senza dover correre a studiare le loro vite pregresse; ognuno di loro, dall’iracondo Filippo Argenti al valoroso Bertran de Born, è fondamentale alla fuga e alla continuità della storia.
La cosa più importante, tuttavia, è che tutti i personaggi sono umani. Nonostante i secoli di dannazione eterna, l’Inferno non li ha piegati, non è stato capace di strappar loro tutti i valori e i pregi che avevano in vita. Li ha solo resi meno visibili in superficie, oscurati da fango e lacrime.
«Comunque andrà a finire, noi ci siamo stati. L’Inferno non ha vinto.»
Nell’attesa dei prossimi capitoli di questo viaggio oltremondano, non divorate il primo volume con la stessa fame insaziabile di Ugolino della Gherardesca: potreste finire nel cerchio dei Golosi.
Articolo di Chiara Tomasella e Sara Properzi





