Intervista a Lupo: per crescere ci vogliono un po’ di “Cerotti”

lupo cerotti

Lupo De Matteo, in arte solo Lupo, è un cantautore romano classe 2001. Lo scorso febbraio ha pubblicato insieme a Giovannelly, suo amico e collaboratore storico, l’album Cerotti, una raccolta pop nata da un’osservazione lucida della transizione tra l’adolescenza e l’età adulta in questo millennio in cui la crescere non è più né una promessa né una conquista.

In Cerotti ogni brano corrisponde a una piccola ferita emotiva e al conseguente tentativo, seppure imperfetto di curarla. Troviamo tantissime tematiche, dalla Noia che imperversa, all’autosabotaggio misto a perfezionismo nascosti nel ritmo di Mvr D SCHIAFFI, fino all’ansia tecnologia raccontata in X100. Con Lupo, che è appassionato di cinema, ma soprattutto ci lavora, abbiamo parlato di amicizia, stress digitale, musica elettronica (soprattutto italiana!), e di tutta l’energia che gli da esibirsi live (spoiler: un tour ci sarà).

Lupo cerotti intervista
La copertina ufficiale dell’album Cerotti

QUI LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON LUPO

Abbiamo ascoltato il tuo album, Cerotti: Ogni canzone corrisponde a una piccola ferita emotiva e un piccolo tentativo di curarla. È un concetto molto interessante per unire undici tracce, l’ album è nato con questo fil rouge o è emerso dopo?

Ma per la verità è successo dopo. Quando ho cercato di tirar le somme e capire effettivamente quello che avevamo fatto ho trovato un significato che probabilmente era già nella mia testa inconsapevolmente mentre ci lavoravamo forse. Però sì, avrei voluto avere l’idea all’inizio, invece è stato più istintivo, ecco.

Qual è stato il primo brano che hai scritto e quale è stato l’ultimo?

Il primo è stato Il Fiore, credo. E invece l’ultimo è stato, penso, Supersonico. Anche se non sono sicuro di ricordami

Tu hai un sodalizio artistico che va avanti con Giovannelly da sempre, era con te quando hai pubblicato Scarabocchi e lo ritroviamo ora con te in Cerotti. Ti va di raccontarmi qualcosa in più di questa vostra unione musicale?

Beh, in realtà è la classica cosa. Noi ci conosciamo ormai da quando avevamo sei anni, forse anche prima. Lui strimpellava la chitarra, io stavo scrivendo i miei primi pezzi, tra una roba e l’altra, specialmente nel periodo del liceo, ci siamo trovati in situazioni in cui si poteva suonicchiare insieme e io gli ho detto, senti, “te sei sveglio!”, lui probabilmente ha detto lo stesso di me e poi pian piano abbiamo lavorato assieme. A me piace collaborare con le persone, non sono troppo un Lupo solitario per fare una battuta squallida.

Ottimo! Quindi mi viene spontaneo chiederti…con chi ti piacerebbe collaborare?

In generale io sono uno che non va sugli artistoni. Non mi verrebbe mai da dire Sphera Ebbasta oppure Jovanotti, anche se in quel caso… se capita è ovvio che è un’opportunità ahaha. E’ difficile rispondere perché la musica che ascolto spesso e volentieri non si abbina perfettamente a quello che faccio. C’è un artista che mi diverte un sacco che è 18k, poi i Bunker44, forse loro sono un gruppo che mi diverte con cui potrebbe funzionare.

I tuoi pezzi nel disco trattano di tantissimi temi diversi, ma quale di queste sensazioni, feritine emotive di cui parli senti più tua in questo momento?

Io sono sempre stata una persona molto autocritica, ma spesso e volentieri può risultare anche che questo mio essere sempre insoddisfatto del mio lavoro sia quasi un mancato entusiasmo. Quando in realtà è semplicemente un mio richiedere sempre di più da quello che faccio. Se appena finito l’album lo adoravo, adesso dopo neanche una settimana penso già “Ok, figo, sì, divertente, ma posso far di più”. E questa non è troppo una ferita quanto qualcosa che secondo me però comporta il continuare a farsi male. Nel senso che a volte invece bisogna riconoscere i propri traguardi, quindi non fermarsi ma darsi una pacca sulla spalla, cosa che sto cercando di imparare nel tempo a fare

Ok, quindi sei un po’ in un mood da MVR D schiaffi. Peraltro, come si legge correttamente?

Mi vorrei ricoprire di schiaffi.

Tra tutte le questioni di cui parli nell’album mi ha colpito molto un po’ il tema della tecnologia. Nel senso che tu hai una canzone dedicata che è X100, dove dici mi hanno buttato nel digitale strano, e poi in tutta ho visto il tuo profilo Instagram. Nell’estetica dell’album, nonostante tu sia una generazione Z piena, ci sono tanti riferimenti invece alla tecnologia analogica. Come mai?

Credo che sia la nostalgia di ciò che non hai vissuto, di ciò che ti viene raccontato. Mio padre mi raccontava di quando si stava per strada, si giocava con il pallone, si facevano i giochi al muretto, e concettualmente è un qualcosa di molto romantico che credo che con un minimo di sensibilità si riesca a capire che era un valore aggiunto per la crescita di una persona. Sotto certi aspetti, anche per come sono stato cresciuto, certe cose mi siano rimaste, di quello che un ragazzo della mia età non avrebbe dovuto vivere. La mia prima console è stata la Wii e l’ho ricevuta che avevo 16 anni, non sono mai stato chiuso nel mio telefonino, l’ho ricevuto in terza media, quindi è come se fosse stato tenuto lontano il più possibile, perlomeno nel momento di crescita, quello più sensibile da determinate tecnologie. Non è che le ripudio, però allo stesso tempo in parte sì, nel senso che mi mettono ansia, e so che anche a molte persone della mia età mettono ansia, non le aiutano a vivere in maniera effettivamente serena sotto certi aspetti.

lupo cerotti intervista

Di fronte a questa ansia tecnologica di cui parli, e in cui molti della tua generazione si riconoscono sempre più, secondo  sta nascendo un movimento per distaccarsi dai dispositivi che la causano?

In realtà credo che purtroppo un movimento in sé ancora non sia creato, nel senso che fino a che non ci sarà effettivamente una rottura, un qualcosa che ci farà dire che tutto ciò è seriamente dovuto a un utilizzo extra di determinate cose, a un estraniarsi totalmente dalla realtà. La tecnologia è un nemico oggettivamente invisibile sotto certi aspetti, anche se ce l’hai tutto il tempo addosso e vicino, è un nemico invisibile, non lo riconosci come tale. Certe volte però capita di dirsi: che sto a fare? sto in giro, sto con gli amici miei e sto al telefono. Secondo me sono delle micro scelte che spesso e volentieri si fanno in momenti in cui ti si sveglia la coscienza.

Parliamo di cinema: per essere un’artista emergente un sacco di tue canzoni sono finite in colonne sonore. Come è successo? Possiamo aspettarci di ascoltare a breve in un film anche qualcosa di questo tuo album?

Guarda, allora, la seconda domanda  Non saprei come risponderti, quindi mi auguro di sì. Sulla prima domanda devo essere onesto intellettualmente: ho mio padre (il regista Ivano De Matteo ndr.) che è il mio primo fan, anche se non mi piace mai dirlo devo essere onesto. Ha sempre seguito quello che faccio da quando ho 15 anni che faccio musica e mi ha sempre molto spronato a continuare. Negli ultimi anni, quando ho cominciato a fargli sentire dei pezzi che magari funzionavano di più, ho avuto la fortuna che alcuni gli piacessero e li mettesse in alcune sue opere. Anche a me, spesso e volentieri mi viene da dire “chissà se gli è piaciuta davvero sta roba”, ma voglio credere che sia così. Ho dovuto aspettare parecchio tempo, ho dovuto lavorare parecchio prima di ricevere questi colpi di fortuna.

Un’altra cosa che ti chiedo sulla tua musica è che tu fai un utilizzo degli inserti elettronici in tanti tuoi brani, nonostante il tuo genere sia un rock-pop. Ti senti più rock o più pop?

Mi sento più pop. Sono circondato però da gente che mi sa che si sente più rock, quindi è una guerra tra amici.

Quello che volevo dire è che nonostante tu non faccia musica elettronica, hai un sacco di inserti elettronici nei tuoi brani e siccome si tratta di una scena molto particolare fatta per veri intenditori, volevo chiederti, secondo te in questo momento quali sono gli artisti più interessanti che dovremmo scoprire?

Ma ce n’è uno che io adoro, che l’ho sentito anche live spesso, che è Emma. È un ragazzo che ha un sound folle, anche più hardcore rispetto a quello che proponiamo noi. È tutta la critica sua, quindi Emma, okgiorgio, che me l’ascolto da quando è uscita la prima canzone, lo stesso Faccianuvola. Diciamo che è una wave che sto seguendo negli ultimi tempi perché mi diverte.

Tutti italiani!

Sì, io purtroppo ascolto tantissima musica italiana e negli ultimi anni sto cercando di aprirmi anche all’estero, sono strano da quel punto di vista però. Quindi roba tipo Fred Again, ovviamente, e anche un altro pischello che mi sto sentendo ultimamente di cui non ricordo il nome.

Da questo tuo disco verrà fuori un piccolo tour?

Sì, me lo auguro fortemente. Non ho ancora capito se posso effettivamente venire a dire date e altro. C’è chi mi dice sì fallo e c’è chi mi dice no non farlo. E quindi per adesso posso dirti soltanto sì. Sicuramente lavorerò tanto per suonare a Roma che è la mia città natale però spero anche di spostarmi.

Diciamo che suonare live è una parte molto divertente e essenziale del mio lavoro. Io sono una persona molto pacata, molto lenta nella vita in generale. È come se prendessi tutta quanta l’energia e poi ad un certo punto PAM! appena arriva il momento del live implodo e poi tendenzialmente ho un’autonomia di mezz’ora prima di svenire una volta finito.

Puoi ascoltare Lupo su Spotify e seguirlo su Instagram


In copertina Lupo fotografato da Marco Gennari

avatar

Studentessa di Giurisprudenza che mangia Pop Culture a colazione e ve la racconta nel tempo libero. Trovo sempre il pelo nell'uovo ma non per questo disprezzo la frittata. Metà ironica, metà malinconica. Da grande voglio fare la Mara Maionchi. (@jadesjumbo)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.