La nostra intervista con Tria Bascon
Cari lettori, vi presentiamo la versione completa – nella sua traduzione italiana – dell’intervista che abbiamo recentemente avuto il piacere di svolgere con Tria Bascon, talentuosa cantante e incallita viaggiatrice. Scopriremo quali sono stati suoi primi passi nel mondo della musica, come sta procedendo la sua carriera e i suoi progetti per il futuro. Potete anche trovare la versione originale in inglese a questo link.
Ciao Tria! So che sei originaria dalle Filippine, ma dal tuo account Instagram e dai tuoi video musicali possiamo vedere che sei una grande viaggiatrice. Quindi vorrei iniziare chiedendoti: dove e quando hai capito che volevi che la musica fosse il tuo lavoro?
Vengo da una famiglia molto incline alla musica. I miei fratelli maggiori sono diventati cantanti professionisti e la musica è stata parte integrante della mia crescita, ma sono diventata una cantante professionista veramente per caso.
Mentre stavo studiando per una laurea in Business Management presso l’Università di Cebu, la mia città Cebu, lavoravo come barista in un pub e ristorante molto elegante che aveva una jazz band di 4 elementi, con un ottimo cantante jazz. Ho imparato tutte le canzoni a memoria ascoltando la band ogni sera per 2 anni. Una sera, dopo il lavoro, mentre provavo una canzone per una presentazione a scuola, il mio capo è passato e mi ha sentito cantare. È rimasto sorpreso dal fatto che sapessi cantare, mi ha detto di esercitarmi con la band e mi ha offerto un posto settimanale. Alcuni giorni ero la cantante e altri giorni la barista.
Dopo un paio di mesi, mi è stata offerta l’opportunità di cantare a tempo pieno come cantate professionista in uno dei maggiori hotel di Cebu, ancor prima di laurearmi.
Mio fratello maggiore, come dicevo, è un cantante professionista ed è ha avuto una grande influenza su di me. Mi ha incoraggiato a trasferirmi a Manila, dove avrei avuto più opportunità. Un paio di anni dopo, mi sono trasferita a Manila e ho iniziato a cantare in tutti gli hotel di lusso lì.
Oramai da molti anni lavoro all’estero, esibendomi come cantante professionista in molte catene di hotel di lusso. Questo è uno dei motivi per cui ora viaggio molto frequentemente tra Stati Uniti, Europa e Asia, sia per motivi professionali che personali.
Dicci del tuo processo creativo, ti limiti ad eseguire i brani? O sei coinvolta anche nella loro scrittura e nell’arrangiamento?
La mia normale routine ogni sera come cantante fissa di un hotel prevede di cantare una media di 40-50 canzoni a notte. Fortunatamente, questo mi ha permesso di sviluppare un repertorio molto ampio negli anni di esperienza, permettendomi di cantare canzoni di diverso tipo e genere per accontentare un’ampia varietà di pubblico. Questo include standard jazz, ballate, bossanova, latin jazz, blues, rock, pop, fusion, pop contemporaneo, brani musicali di Broadway, ecc.
Molto spesso vengono richieste delle canzoni specifiche durante le mie performance notturne. Solitamente le canzoni molto richieste vengono ri-adattate dal mio arrangiatore a Manila, Rito Lanuza, per permettermi di cantarle con la band, dopo aver discusso su come renderle una mia versione.
Per le canzoni nei miei album, ho diversi arrangiatori che scrivono gli arrangiamenti dei brani non originali in modo da avere una versione o un’interpretazione diversa. Ho anche dei brani originali negli album che sono stati scritti per me, ma non ho ancora provato a scrivere le mie canzoni. È qualcosa che vorrei fare in futuro quando avrò più tempo.
Uno dei brani più di successo del tuo album (Wanderlust, 2012) si intitola I’m Old Fashioned e penso che definisca perfettamente l’atmosfera classica ed elegante da piano bar della tua musica. Da dove trai ispirazione? Quali sono le tue icone?
L’album Wanderlust rappresenta il tipo di musica che di solito canto nelle mie esibizioni notturne. Dato che viaggio molto e mi esibisco per un pubblico molto internazionale, l’album Wanderlust è come un diario di viaggio musicale. La maggior parte delle canzoni dell’album sono standard classici, il concetto dell’album è quello dell’Old Hollywood Glamour, un’era che amo veramente tanto.
Ci sono molti artisti che hanno influenzato la mia musica come Ella Fitzgerald, Nat King Cole, Natalie Cole, Frank Sinatra, Julie London, Barbra Streisand, Patti Austin e anche molti artisti contemporanei.
Sempre nel tuo album ci sono canzoni in più lingue (anche una in italiano!). Quante lingue parli? Hai imparato le lingue grazie alla tua carriera nella musica?
Sono sempre stata interessata alla conoscenza delle lingue, ma all’inizio ho scelto i miei studi in base alle circostanze del momento, piuttosto che pianificato.
L’italiano è stata la prima lingua che ho studiato, ispirandomi al lavoro con Moreno Donadel a Pechino. Moreno è stato il mio pianista, diventando un ottimo amico e collaboratore nel mio album Wanderlust.
L’interesse per il francese è nato successivamente, durante la preparazione di un corso post-laurea in Hotel Management presso la IHTTI School of Hotel Management a Neuchatel, una regione francofona della Svizzera. Inoltre, parte del curriculum prevedeva l’obbligo di scegliere un’altra lingua straniera, e ho scelto lo spagnolo. Venendo da un paese colonizzato dalla Spagna mi ritrovo a conoscere molte parole di derivazione spagnola, il che è stato di grande aiuto.
Se possibile, credo che il modo migliore per imparare una lingua sia immergendosi completamente, e fortunatamente ho avuto l’opportunità di vivere e studiare intensamente a Roma, nel sud della Francia e a Madrid. Per tutte e tre le lingue sono poi tornata in ogni Paese seguendo ulteriori corsi intensivi e continuando con lezioni private con i miei Tutor via Skype. Inoltre, di recente ho deciso di migliorare il mio giapponese partecipando a un corso intensivo a Tokyo nel 2020. Sfortunatamente a causa del Covid ho dovuto abbandonare questo piano.
Sebbene non sia strettamente pianificato, ho adorato il processo di apprendimento delle lingue e lo trovo meravigliosamente d’aiuto, sia per esibirmi che per interagire con il mio pubblico.
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Mi piacerebbe che tu ci dicessi qualcosa consideri il tuo più grande traguardo come cantante fino ad ora e poi qualcosa che non vedi l’ora di realizzare.
Il mio più grande successo come cantante l’ho vissuto quando il mio Album Wanderlust, che ho anche prodotto, è stato nominato per diverse categorie degli AWIT Awards, vincendo in tre di queste. Questi premi sono l’equivalente filippino dei Grammy Awards. Ho avuto la fortuna di aver lavorato all’album con il famoso pianista jazz internazionale Moreno Donadel, che è stato mio collaboratore, con Moy Ortiz, che è stato il mio produttore di album, e anche con i migliori arrangiatori e musicisti delle Filippine. È una conferma di tutto il duro lavoro e lo sforzo che ho messo nell’album.
Considero un successo anche l’opportunità di esibirsi costantemente come cantante professionista in molte catene internazionali di hotel di lusso, cosa che faccio da molti anni.
Non vedo l’ora di pubblicare il mio secondo album, che era stato sospeso a causa di diverse circostanze, inclusa la pandemia dell’anno scorso. Spero di poterlo fare non appena i tempi saranno molto migliori. Per poi pubblicarne un terzo!

Hai in programma qualcosa di interessante nei prossimi mesi?
Ho iniziato a lavorare su un altro progetto, producendo e registrando un album acustico. Tutti i brani saranno in diverse lingue straniere compreso l’italiano. Le tracce di backup sono già state registrate e presto registrerò le mie tracce vocali.
E infine: vuoi dire qualcosa ai nostri lettori italiani?
Amo l’Italia e mi è piaciuto viverci per diversi periodi di tempo. Spero di tornarci quest’anno.
Vi invitiamo a seguire Tria sia su Instagram (dove gestisce personalmente il suo account) sia su YouTube. Potete anche visitare il suo sito ufficiale e scaricare le tracce di Wanderlust su Spotify, Amazon, iTunes e CD Baby.
Intervista a cura di Giada Giamborino e Chiara Tomasella





