Only grr reactions e altre stories >_<

Che oscure verità si nasconde dietro ai meccanismi perversi delle storie di Instagram? Esiste veramente qualcuno che usa il “💯”? Sei esperti mondiali ci spiegano il male della messaggistica istantanea: le reactions.

Attorno a un tavolo di preziosissimo marmo di Carrara siedono sei dei maggiori esperti mondiali di comunicazione social. A dirigere il discorso è il celeberrimo professor T. Harris-Post, conosciuto per le sue teorie innovative sulla messaggistica istantanea e per aver coniato termini tecnici come ghosting (recentemente tradotto con “è scumpars”) e sottone/a (sulla Treccani “colui/colei che risponde tra i 30-50 secondi dopo, dopo che l’altro/a lo ha fatto attendere sette ore. Sinonimi: illuso, zerbino. Indicazioni: ripijate”), ammirato dall’intera comunità scientifica per aver teorizzato in un pamphlet l’inizio del declino sociale nelle stories su Facebook e WhatsApp. 

Sono tanti, tuttavia, i nomi brillanti presenti: il rispettabilissimo professor S. Krinshot, un accademico plurilaureato che per primo comprese il pericoloso potenziale dei social media, inserendo tra le tre cause più comuni di degrado psicofisico i test “che ortaggio sei?”, i TikTok e le foto dei gattini.

Molto rinomato è poi il nome di B. Locked, studiosa che da circa 30 anni versa fiumi di inchiostro per cercare di capire per quale stracaz di motivo quali siano le ragioni che conducono due disagiati cronici rispettabili individui ad aprire un profilo condiviso.

Di minore esperienza ma di altrettanta fama è il giovane N. O’Boomer, irlandese conosciuto nel panorama scientifico per aver proposto il referendum “Abolizione dell’utilizzo di Facebook ai 50+”, che forse avrebbe avuto anche successo, se non fosse che Harris-Post lo ha sedato sul nascere, volendo ancora postare i messaggini del buongiorno nel gruppo del bridge.

«Bene, signori, siamo qui per discutere i risultati delle nostre ultime ricerche. Finalmente l’universo accademico avrà una risposta alla domanda che da troppo tempo rimane irrisolta: cosa vogliono dire le reazioni delle stories di Instagram? Qual è l’occulto messaggio che si nasconde all’interno di quelle otto emoticon? Lo sappiamo bene, per alcune di esse è stato veramente arduo. Ci avevano detto che eravamo dei folli, ma siamo ancora qua. Nulla ci è più segreto. Dottoressa Locked, vorrebbe riassumere per noi i risultati di questi ultimi due anni di estenuante ricerca?»

Foto di Steve Johnson su Unsplash

«Con piacere. Per iniziare, partiamo dalle cose semplici.

  • 😍: c’è veramente bisogno di spiegare la reazione innamorata? :3

*coro di aaaaaawwww di sottofondo* *”Ma lei è una romanticona!”* *blink blink*

  • 😂: per questa, ci sono due possibili interpretazioni. O siete maledettamente simpatici (anche se un recente studio neozelandese dimostra che chi scrive AHAHAHAHA il 99,7% delle volte non sta ridendo) oppure qualcuno vuole iniziare un discorso con voi, ma senza uscire dalla comfort zone.
  • 🎉: pareri contrastanti, c’è chi la considera più prêt-à-porter di un tubino nero, c’è chi non la userebbe neanche sotto tortura. Una cosa è certa: solamente lo 0,0001% dei candidati sa cosa rispondere dopo che qualcuno manda questa reazione a una delle sue stories.
  • 😮: pensavamo rappresentasse sorpresa, ma siamo convinti sia una definizione riduttiva. Sta iniziando a girare nel panorama scientifico un termine più appropriato all’entità del fenomeno: “sono scioccobasito”.
  • 🔥: questa indica chiare intenzioni, tra cui @*#[&=£ e %)&=#[@ (censura del redattore per possibile presenza di minori).

Ma ecco ciò che davvero ci ha fatto spremere le meningi.

  • 😥: di per sé innocua, ma la vera domanda è: supponendo che la suddetta emoticon voglia trasmettere empatia e solidarietà nei confronti di qualcosa di triste, come si pensa di poter risultare premurosi con una fottutissima semplice emoticon?L’anacronistico dilemma che per ora, signori miei, rimane ai posteri.
  • 👏: dopo mesi e mesi di riflessioni siamo giunti alla conclusione che questa è brutta e basta. Comunque, vuol dire che sei bravo/a.
  •  💯: questa ci ha veramente distrutti, ma siamo arrivati a una risposta. Questo obbrobrio numero ci dà due fondamentali notizie su chi lo usa: ha almeno 30 anni, è cringe.»

Tutti applaudono le mani (👏 👏 👏) nella sala. Interviene il professorone: «Sono davvero soddisfatto. Penso che il mondo ci sia debitore! Nonostante l’enigma all’apparenza irrisolvibile, siamo giunti alla soluzione. Ora non esiste più nulla di Instagram che ci sia rimasto inspiegato. Propongo un brind…»

Improvvisamente entra una Segretaria nella sala, col mascara sbavato e i capelli arruffati.
«Priscilla, che modi! Si può sapere che succede?», sbraita Harris-Post.
« CAPO, SIAMO ROVINATI. TUTTO QUESTO LAVORO PER NULLA… OH, COME MI DISPIACE. È LA FINE, QUESTA VOLTA NON C’È DAVVERO UNA RISPOSTA!»

Foto di Francesco Dondi su Unsplash

Il professore siede solo nella sua stanza. In quarant’anni di ricerca mai gli era capitato un simile senso di impotenza. «Tutto si può spiegare. A tutto c’è una spiegazione, ci deve essere!» Ma il professore sa che queste parole sono illusione. Questa volta la comunità accademica si deve inginocchiare di fronte a qualcosa di superiore. In fin dei conti come può l’uomo, quel semplice essere che si barcamena tra le battaglie dell’esistenza, come può spiegarsi certi fenomeni? Come può pensare di comprendere il like alle stories di Instagram?

(Immagine di copertina: Andre Hunter, Unsplash)

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Dinamica ed insaziabile, sempre in ricerca. Solamente un puntino di fronte alla vastità del tutto, perdutamente innamorata delle infinite possibilità e delle contraddizioni in quest'assurda commedia dell'esistere.

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