The Matrix come metafora buddhista
La pellicola cult delle sorelle Wachowski ha presentato al pubblico internazionale alcuni aspetti della filosofia buddhista.
Uscito nel 1999 a un passo dal nuovo millennio, The Matrix è diventato presto un film cult tra gli appassionati di cinema e non solo; primo capitolo di una trilogia che si estenderà presto con una quarta pellicola (le riprese sono già iniziate e l’uscita è al momento prevista per il 2022). Elogiato per la trama profonda e rivelatrice ma comunque appetibile, per gli effetti speciali invecchiati molto bene nonostante il ventennio che ci separa dalla sua uscita, chiunque lo abbia visto ne ha sicuramente consigliato la visione. A influenzare la sceneggiatura elementi tecnologici vanno di pari passo con citazioni letterarie (“quanto è profonda la tana del Bianconiglio”), religiose e filosofiche. Sintetizzando la trama, senza spoiler, il protagonista Neo è l’eroe salvatore guidato da un maestro, Morpheus e l’Oracolo, e deve comprendere come la realtà esterna non è altro che una creazione della mente, controllata da una sorta di tecnologici mostri alieni che dominano un mondo post-apocalittico.

Da occidentali, l’immediato collegamento filosofico che possiamo associare all’idea della realtà come illusione è il mito della caverna, da cui il greco Platone ci invita a uscire. Il concetto di illusorietà sarà poi ripreso da altri filosofi ma in una diversa cultura, quella orientale e più nello specifico indiana, è un concetto già anticipato dal Buddha storico Siddhartha Gautama e dai vari maestri e discipline che nacquero in seno al Buddhismo. Lo sviluppo dell’intera pellicola attorno a un concetto chiave orientale è un esempio di come sia forte l’interesse occidentale verso il Buddhismo ma, come vedremo, anche di come l’occidente non sia in grado di mandar giù fino in fondo questo pensiero filosofico. In Matrix dietro alla realtà illusoria troviamo l’intervento di altre creature contro cui lottare, riducendosi nei successivi (e criticati) capitoli in una lotta del bene contro il male, dove Neo diventa un eroe cristiano in una battaglia reale che nulla ha più a che fare con l’illusorietà.

Per il Buddhismo non vi sono alcune creature altre, non ci troviamo di fronte al problema di staccarci da una macchina che ci fa vedere ciò che altri vogliono farci vedere. Non esiste alcun “mondo vero” e non sarà il nostro maestro a portarci alla “vera realtà”. Per il Buddhismo dobbiamo comprendere da soli che siamo noi a creare la nostra illusione e non ci troviamo contro nessun nemico, se non contro noi stessi. È questo il concetto che The Matrix non è stato in grado di mantenere: non c’è nessun “altro”, nessuna “vera realtà”. La pellicola non ha mantenuto l’idea che dopo la liberazione dall’illusione ci sia il vuoto. L’idea di superare l’illusorietà per diventare nulla è stata diffusa soprattutto dalla corrente buddhista Mahayana, sviluppatasi poi in Madhyamaka e Yogacara, secondo cui la realizzazione del vuoto è la vera salvezza, presente già dentro di noi ma che non siamo in grado di vedere. Una volta aperti gli occhi comprenderemo l’illusione divenendone indifferenti e liberi, a tal punto da vivere pienamente la vita.
So che mi state ascoltando. So che avete paura di cambiare.
Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi
come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà.
Farò vedere a tutta questa gente quello che non volete
che vedano. Mostrerò loro un mondo senza frontiere e confini. Un mondo in cui tutto è possibile.
Quello che accadrà dopo, dipenderà da voi e da loro.
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Immagini tratte dal film The Matrix.





