Ma Rainey’s Black Bottom – L’ultimo canto di Chadwick Boseman
Viola Davis e Chadwick Boseman splendono in un film musicale e drammatico sulla storia del Blues e dei ruggenti anni Venti
Cogito et Volo dedica anche quest’anno una particolare attenzione alla corsa agli Oscar 2021, con approfondimenti sul sito e contenuti extra su Instagram e Facebook. Daremo un’occhiata da vicino a tutte le otto pellicole candidate per il miglior film, con recensioni e curiosità, e commenteremo i risultati finali all’indomani della notte degli Oscar, che si terrà il 25 aprile. Qui trovate tutti gli articoli già pubblicati.
Vista la difficile reperibilità degli otto campioni che concorrono quest’anno all’Oscar per il miglior film, abbiamo deciso di fare un paio di eccezioni: parliamo oggi di un film candidato in cinque categorie, tra cui miglior attore e miglior attrice protagonista. Si chiama Ma Rainey’s Black Bottom ed è disponibile su Netflix dal 18 dicembre 2020.
Ma Rainey’s Black Bottom è l’adattamento cinematografico a cura di Ruben Santiago-Husdon di una pièce teatrale del drammaturgo americano August Wilson, che ha debuttato a New Heaven nel 1984. La storia è ambientata nella calda Chicago degli anni Venti. Ispirato alla vita di Ma Rainey, la celebre regina del blues passata alla storia per pezzi come Ma Rainey’s Black Bottom, che dà il titolo al dramma, o Jelly Bean Blue, il film racconta gli avvenimenti avvenuti in uno studio di registrazione.
La trama
Ma Rainey, interpretata da una Viola Davis dalla presenza imponente, deve registrare dei pezzi per uno dei suoi primi vinili, ma il continuo battibecco con i produttori e il suo comportamento da diva producono nello studio attriti imbarazzanti. Lei avanza pretese bizzarre o fuori luogo: decide di non cantare senza le sue bottiglie di Coca Cola e pretende che suo nipote balbuziente annunci i titoli delle canzoni tra un pezzo e l’altro, ad esempio. I produttori, entrambi bianchi, sono sempre pronti a tirare sui prezzi e cercano di girare le situazioni a loro favore.
I veri protagonisti del film sono però i musicisti della band di Ma Rainey, tutti afroamericani. Levee, interpretato da Chadwick Boseman alla sua ultima e straordinaria interpretazione, è il trombettista, il più giovane dei quattro componenti. Levee è esuberante, è intraprendente e osa con la musica, cercando sempre nuovi ritmi e melodie. Il suo sogno è formare una sua band e registrare le sue canzoni. Non è in buoni rapporti con i suoi compagni: Toledo (Glynn Turman), Cutler (Colman Domingo), Slow Drag (Michael Potts) sono più anziani, sono tutti musicisti navigati ma ormai abituati ai ritmi ruggenti del blues. Hanno già dato tutto alla loro carriera.
I quattro mentre provano in attesa della cantante litigano e bisticciano: i tre più anziani ci prendono gusto a provocare Levee, che è sempre molto passionale e smodato nelle reazioni. Ma Levee è una persona molto più complessa e profonda di quanto appare a prima vista, con le scarpe sempre lucide e il sorriso malizioso sempre pronto a nuove conquiste amorose. Tra ritmici botta e risposta, emergono da parte di tutti e quattro storie di soprusi e violenze subiti da loro o da familiari per mano di gente bianca.

Tra musica, storia e speculazione
Ecco quindi che quello che sembrava essere un film sulla storia del blues e di una delle sue più grandi protagoniste, si rivela in realtà un dramma perché affronta la tematica dello sfruttamento economico e artistico di cantanti e musicisti neri da parte di produttori e operatori bianchi, all’epoca dei ruggenti anni venti. Queste le intenzioni generali dell’opera. Ma è vero solo a metà.
La band è sempre rispettosa di fronte ai produttori, Mel Sturdyvant e Irvin, fin troppo: nemmeno Leeve, il provocatore, osa rispondere a tono, o pretendere che alcune loro semplici richieste vengano esaudite. Neanche quando Mel dice a Leeve di volere comprare le sue canzoni ma non vuole farle cantare a lui, ci sono forti reazioni. O meglio, ci sono, ma non contro i diretti interessati.
Ma Rainey invece è troppo diva, ha pretese assurde, è troppo irruenta e non lascia parlare nessuno. Irvin, il suo menager, non sembra in grado di tenerle testa e appare spesso sottomesso alla sua arroganza. Quando Irvin e Mel le fanno qualche sgarro, sembrano davvero al limite della sopportazione. Anche lo spettatore è esausto di questo comportamento gradasso. Ma Rainey non era certamente un caratterino facile.
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Chadwick Boseman è la vera stella del film
Ma Rainey’s Black Bottom è chiaramente un pezzo scritto per il teatro: i dialoghi sono fitti, veloci, carichi. Tutti i personaggi parlano nel cosiddetto Black english, con un tono squillante, la cadenza ritmata, parole molto marcate. Spesso sottolineate dalle note del blues, ogni battuta sembra parte di un brano musicale che percorre tutto il film. Il risultato è un battibecco ritmato e ruggente, che rende la messa in scena rapida e vivace.
Ma Rainey’s Black Bottom è candidato a cinque premi Oscar: miglior trucco, migliori costumi, scenografia, miglior attrice e miglior attore protagonista. Solo questi ultimi due meritano davvero il nostro interesse. Viola Davis è un portento nei panni di Ma Rainey. Trucco smodato e vestiti appariscenti, la Davis conquista facilmente il centro della scena, cantando i pezzi di Ma Rainey con voce vera e appassionata.
Tuttavia è Chadwick Boseman il vero protagonista del film. Trombettista, cantante, ballerino infonde a tutto il film quella marcia in più di cui altrimenti si sentirebbe la mancanza. Con le sue storie e la sua passione tiene insieme con forza tutto il film, che altrimenti risulterebbe molto statico e monotono. Profondo e commovente in certi punti, gagliardo e frizzante in altri, Boseman regala in quest’opera la sua ultima e miglior performance. Il mondo del cinema ha perso una grande stella con la sua morte prematura, lo scorso agosto.





