Roseline

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A Milano la prima esperienza italiana di teatro immersivo con Roseline, liberamente ispirato all’Amleto di Shakespeare

In giro per la città di Milano è comparso uno strano simbolo: un occhio attraversato da tre graffi. E un invito: find Roseline. La ricerca di Roseline ci porta di fronte a Palazzo Calchi Taeggi, un edificio di 3000 metri quadrati trasformato nello scenario della prima esperienza di teatro immersivo messa in scena in Italia. Uno spettacolo senza spettatori: così il produttore Paolo Sacerdoti definisce Roseline. Non esistono poltrone né palcoscenici, i visitatori sono liberi di esplorare i quattro piani dell’edificio, muovendosi in completa autonomia e scegliendo quali personaggi seguire. Nessun personaggio esce di scena in Roseline e la finzione teatrale diventa, per due ore, una realtà tangibile.

Una donna, un luogo, un libro o uno spettacolo? Roseline è tutte queste cose insieme e nessuna di loro. Roseline è un flusso di eventi, è partecipazione totale, una forza che invade gli spazi della tua città per trasformarli completamente.

Difficile definire uno spettacolo come Roseline. Queste sono le parole con cui il sito del progetto si racconta al pubblico, avvolgendo questa piéce teatrale in un alone di mistero. Per vedere questo spettacolo bisogna fare un salto nel buio, evitare di informarsi troppo per non perdere le sorprese che quest’esperienza regala. Inflessibile la policy degli organizzatori sull’utilizzo di telefoni: ciò che succede a Roseline rimane a Roseline. Prima che inizi lo spettacolo si partecipa alla cerimonia della vestizione, in cui vengono distribuite ai partecipanti delle mantelline blu con cappuccio. Poi si aprono le porte dell’edificio e si è liberi di esplorare i tre piani e i sotterranei e di interagire con gli oggetti di scena. Ogni stanza dell’edificio è opportunamente progettata e finalizzata alla creazione di un ambiente onirico e fatiscente. Tra salotti con divani sgualciti e camere da letto con materassi sporchi si trovano stanze piene di libri e bagni consunti, dall’atmosfera gotica. Gli spazi abitativi lasciano il posto a stanze ricoperte di terra, in cui una vegetazione secca si impone con prepotenza.

Roseline doveva essere in origine una clinica, trasformata dal suo fondatore in un luogo di protezione per un gruppo di disadattati che avevano perso la propria strada nella società. Un luogo governato da leggi proprie, che seppelliva i propri morti nelle sue pareti di cemento. Ma il Capitano che l’ha fondata è morto e Ada, la vedova, cerca di preservare ciò che suo marito ha creato. Per mantenere l’ordine sposa Ivan, il fratello del Capitano, ma la sua scelta sarà l’inizio della fine. Amos, suo figlio, nel tentativo di cercare giustizia per il padre diventa pazzo al punto da non riconoscere più neanche l’amore di Mia, con cui ha da tempo una relazione. Così il male si insinua tra le crepe di Roseline e invade tutto, in un susseguirsi di lotte di potere che si tingono di sangue.

La trama si ispira al dramma di Amleto: Roseline è infatti l’anagramma di Elsinore, il nome del castello in cui si svolge l’opera di Shakespeare. Nei personaggi si colgono chiaramente i riferimenti alla tragedia e il copione, elaborato da Michele Giuriola e Neil Smith, interamente in lingua inglese, contiene numerose citazioni. Per il produttore Paolo Sacerdoti, l’Amleto rappresenta il testo teatrale per antonomasia ma l’intento rimane comunque quello di creare uno spettacolo in cui l’esperienza empatica prevalga rispetto a quella intellettuale. Sulle tracce di dramagate come Sleep No More, che ha esordito a New York nel 2011 ispirandosi a Macbeth, Roseline diventa un nuovo esempio di esperienza teatrale, che va oltre la semplice visione dello spettacolo, e che gioca con gli stati percettivi dello spettatore. Alcune scene si svolgono in contemporanea in varie parti dell’edificio ed è a discrezione dello spettatore scegliere quale personaggio seguire e da che prospettiva vedere la scena. Altri momenti sono corali, rappresentano le scene cruciali per la comprensione della narrazione. I fili narrativi si intrecciano e inconsapevolmente ci si ritrova tutti nello stesso luogo. Il teatro immersivo è un’esperienza da provare per sapere che cosa significa lasciarsi guidare dalla narrazione.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.