Venti del G8
I venti del G8 del 2021 soffiano ancora sulla pelle del popolo. Fu quella la fine o l’inizio di una progressiva perdita di libertà?
Vent’anni fa, il G8 di Genova.
Gli otto uomini piu potenti del mondo, capi di governo delle più forti economie globali (Italia, Usa, Germania, Francia, Regno Unito, Giappone, Russia, Europa), si riuniscono nel capoluogo ligure. Tema della riunione straordinaria è il nuovo modello economico mondiale. Sono i Paesi piu industrializzati del mondo a decidere le sorti di sette miliardi di persone. Qualcuno però non è d’accordo con quegli uomini e fa sentire forte il proprio dissenso. Il modello di sviluppo economico occidentale emanato dagli “otto” prenderà il nome di globalizzazione e viene fortemente contestato da una ondata di manifestanti gia dal 1999.
Centinaia di migliaia di persone si riversano per le strade di Genova: sono i no-global, un’orda di protesta largamente pacifica, bandiere politiche di tutti i colori unite per un unico obiettivo: fermare il processo di globalizzazione.

Schiavismo sotto mentite spoglie, sfruttamento del territorio e delle popolazioni più povere del pianeta. Insomma, per i no-global quel modello non porterà a nulla di positivo per il mondo. Anzi, aumenterà la forbice tra ricchi e poveri, avvantaggiando i pochi a discapito dei molti. La globalizzazione è il modello da combattere e, se necessario da abbattere.
A Genova si scatena ben presto una guerriglia urbana. Saranno 250.000 le persone costrette ad abbandonare la città per il timore di rappresaglie.
Sospensione della Costituzione italiana
I fatti del G8 di Genova sono noti a tutti: alcuni degli episodi più violenti e importanti della storia italiana recente, quelli di piazza Alimonda, della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto. La morte di Carlo Giuliani. I pestaggi violentissimi della polizia ai danni dei militanti del Genoa Social Forum. Non basterebbero pagine a raccontare, smontare e rimontare ogni elemento sollevato per ciascuno degli episodi di sangue e violenza perpetrati in quei giorni. Sono arrivate condanne allo Stato italiano; giustizia è stata fatta per alcuni mentre per altri un po’ meno. Per tanti, la giustizia rimane un miraggio. In sostanza, la “partita” tra Stato italiano e liberi manifestanti sembra non essere stata ancora pareggiata, tantomeno chiusa.
Senza dubbio, gli strascichi del G8 di Genoa hanno scosso le fondamenta dello Stato italiano come mai dagli anni di piombo. Non saremmo in grado ora di ripercorrere tutto nel dettaglio; i racconti, le testimonianze, le tesi e le sentenze sono state sviscerate da più parti in vent’anni di storia e molto è stato scritto nei libri. Possiamo però ritenere quei giorni come di temporanea sospensione della Costituzione e della Democrazia italiana. Un’immagine forte, compromettente e pericolosa, totale, che pone l’osservatore in una situazione di “suspense del pensiero”: che cosa significa sospensione della costituzione, della democrazia?

Un castello di carta
Le immagini di Genova del 2001 hanno lasciato in eredità la consapevolezza, in ogni singolo cittadino, che tutto l’impianto sociale, giuridico, costituzionale su cui si basa l’intera esistenza civica di una popolazione, di uno Stato, dello Stato italiano in questo caso, possa essere sospeso in qualsiasi momento. Anni di conquiste di diritti civili, di sforzi per tenere in piedi un’ impalcatura sociale fondata sul diritto possono essere cancellati anche se solo temporaneamente.
Significa che dopo Genova 2001, un’ innocua manifestazione studentesca può portarsi dietro una scia di sangue; che un arresto può tramutarsi in un omicidio; che un abuso può scomparire nel nulla. Può accadere che un apparato statale possa godere di privilegi giurisprudenziali ingiustificati. Dopo le manifestazioni del G8 una qualsiasi caserma di Polizia può diventare un ecosistema a se stante con proprie regole e verità.
Genova come inizio
Niente è finito con Genova 2001. E’ possibile inanellare le storie di Giuseppe Uva, di Stefano Cucchi, la lotta gender in un continuum strettamente legato al G8 del 2001? Se il tema è l’abuso del potere contro i diritti civili, allora non sarà difficile ripercorrere la storia al contrario e trovarne coerenza.
Sia chiaro che nulla è più lontano da questo testo che colpevolizzare le forze dell’ordine. Non sarebbe corretto parlare di una intera categoria per descrivere poche mele marce; gli agenti sono uomini prima che agenti. E sono gli uomini gli esseri imperfetti.
Il colpevole della storia è e rimane lo Stato. Lo Stato contro i suoi cittadini. È lo Stato che viene meno al mandato di protezione che gli stessi cittadini conferiscono ad esso. Gli episodi di abuso si collocano nella crepa tra Stato e popolazione, rivendicata su scala mondiale proprio da quei manifestanti a Genova in quell’estate del 2001. Prima che essi potessero cadere nello stesso cratere insieme agli agenti, il movimento no-global chiedeva agli Stati mondiali un riavvicinamento alle questioni civili di interesse sociale, economico, ambientale.

Quale bilancio abbiamo oggi? Possiamo realmente dire che quella spaccatura sia stata risanata?
A distanza di anni, “ i venti” del G8 soffiano ancora sulla gente. Al netto dei benefici, le conseguenze catastrofiche di un Mondo globale sono oggi nei principali dossier di quegli stessi Stati che li hanno generati. Oggi possiamo osservare la lungimiranza di quelle manifestazioni, ma rimane, come allora, un urgente bisogno di alternative; di solidi piani, realistici e strutturati. Soprattutto, c’è bisogno di risanare quella crepa tra la gente e gli uomini cheè importante tornino ad essere “di governo” e non di potere. Non abbiamo più bisogno di potere: Genova ci ha insegnato che il potere logora non solo chi non ce l’ha. Il potere logora tutti.
Ciò che l’uomo perde col contratto sociale è la sua libertà naturale; il dirittoillimitato su tutto ciò di cui tenta e riesce a impadronirsi; ciò che guadagna è la libertà civile e la proprietà di tutto ciò che possiede
Jean-Jacques Rousseau – Il contratto sociale





